Blue Lakes, un progetto per fare luce (e dare risposte) sul problema delle microplastiche nei laghi

Il progetto LIFE Blue Lakes, partito lo scorso ottobre, concentra le sue azioni su tre laghi italiani (Garda, Trasimeno e Bracciano) e due tedeschi (Costanza e Chiemsee) e, partendo da attività di prelievo e analisi di campioni d’acqua nelle aree pilota, si propone di sviluppare protocolli standardizzati e di diffondere buone pratiche per contrastare il fenomeno.
Federico Turrisi 2 agosto 2020

Le microplastiche sono ovunque e rappresentano l'impronta invisibile delle attività umane sul pianeta. Si tratta di microparticelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri che si insinuano nei tessuti degli organismi viventi, entrando nella catena alimentare fino ad arrivare all'uomo. Non conosciamo ancora quali siano gli effetti sulla salute umana: gli studi su questo argomento si sono moltiplicati negli ultimi anni, ma non abbiamo ancora evidenze scientifiche. Di certo, le microplastiche rappresentano una minaccia perché innanzitutto alterano gli equilibri degli ecosistemi, con ripercussioni per tutti i loro abitanti.

Siamo abituati a pensare che l'inquinamento da microplastiche riguardi soprattutto il mare. È vero, quest'ultimo è da considerare come una sorta di collettore finale delle microplastiche, ma in qualche modo in mare dovranno pur arrivare. I principali vettori sono i fiumi, che molto spesso sono immissari ed emissari di bacini lacustri. Ecco allora che non si salvano nemmeno i laghi dalle microplastiche. C'era da aspettarselo, ma non è questo il punto.

Stiamo parlando di un fenomeno piuttosto articolato. Attraverso quali metodologie si tiene sotto controllo? E come si elaborano strategie per contrastarlo? A queste domande prova a dare una risposta il progetto LIFE Blue Lakes, che è stato attivato lo scorso 1 ottobre e terminerà il 30 settembre 2023. Il progetto è condotto da Legambiente, cofinanziato da PlasticsEurope, e vede la partecipazione di diversi partner tra cui Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), Arpa Umbria, Autorità di Bacino dell’Italia Centrale, Global Nature Fund, Lake Constance Foundation e Università Politecnica delle Marche.

Il progetto LIFE Blue Lakes si propone di ridurre e prevenire la presenza di microplastiche in cinque aree pilota (tre laghi italiani, cioè Garda, Trasimeno e Bracciano, e due laghi tedeschi, ossia Costanza e Chiemsee), di sviluppare protocolli condivisi di campionamento e metodi di analisi e di promuovere la diffusione di buone pratiche da estendere a istituzioni, enti e autorità locali, aziende e cittadini. Ma prima di parlare nel dettaglio delle linee di intervento del progetto, è necessaria una piccola digressione storica.

Come nasce il progetto

Ovviamente non è la prima volta che si prelevano campioni d'acqua dai laghi italiani per farli analizzare in laboratorio. Da anni la Goletta dei Laghi di Legambiente gira il Paese effettuando indagini sulla qualità delle acque dei principali laghi da un punto di vista microbiologico. In pratica, il progetto LIFE Blue Lakes nasce anche sulla scia della collaborazione tra Enea e Legambiente, attiva dal 2016.

"Sulle microplastiche ci sono diversi studi internazionali, riguardanti per lo più gli ambienti marini. Noi invece abbiamo deciso di concentrarci sulle acque interne, che almeno nell’ambito della ricerca in Italia rappresentano un terreno abbastanza inesplorato", aggiunge Maria Sighicelli, biologa e ricercatrice del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea. "Abbiamo iniziato nel 2016, per l'appunto, con Legambiente i campionamenti nei principali laghi del Nord e poi ci siamo spostati a quelli laziali. Da questa collaborazione negli anni con Legambiente e sulla base dei risultati ottenuti, siamo passati al campionamento anche nei fiumi, arrivando poi a presentare il progetto che è stato accettato all'interno del programma LIFE dell'Unione Europea".

Un progetto che, potremmo dire, ha due anime: una scientifica, che consiste nel prelievo e nell'analisi dei campioni d'acqua lacustre ("in modo da quantificare le microparticelle in termini di concentrazione e caratterizzarle chimicamente per verificare che siano polimeri") per lo studio del fenomeno e la messa a punto di un protocollo, e un'altra, altrettanto importante, di formazione e informazione sul problema delle microplastiche nei laghi rivolta alla cittadinanza e agli stakeholder locali.

Alcuni dati

In realtà, i dati completi del progetto non sono ancora disponibili dal momento che è partito meno di un anno fa e si concluderà tra più di tre anni. Ma, come abbiamo detto poco fa, il monitoraggio condotto da Legambiente e da Enea in diversi laghi italiani è partito già nel 2016. Per questo, per cominciare a indagare la questione dell'inquinamento da microplastiche nei tre bacini lacustri pilota del nostro Paese, è possibile prendere come riferimento il triennio 2017-2019.

I numeri non sono proprio confortanti. Secondo i dati raccolti da Enea e dalla Goletta dei Laghi, nel lago di Garda la concentrazione media di microparticelle di plastica per chilometro quadrato è passata dalle 9.900 del 2017 alle 131.619 del 2019, nel lago Trasimeno da quasi 8 mila a più di 25mila, mentre nel lago di Bracciano da 117.288 a 392.401.

Il materiale plastico maggiormente presente negli ambienti acquatici è il polietilene, tra i polimeri sintetici più diffusi

In tutti i laghi, la forma predominante è quella dei frammenti provenienti dalla disgregazione dei rifiuti plastici abbandonati. "Si tratta cioè di microplastiche di origine secondaria, ossia del prodotto della frammentazione delle macro e delle mesoplastiche disperse nell’ambiente e riconducibili a una cattiva gestione dei rifiuti", spiega Sighicelli. "Attraverso le acque meteoriche di dilavamento finiscono nei fiumi, e poi nei laghi e in mare. E poi c’è anche da considerare l’effetto del vento, che trasporta le microfibre nell’atmosfera".

E per quanto riguarda la caratterizzazione delle microparticelle presenti in questi laghi? Attraverso la tecnica della spettroscopia infrarossa è stato possibile definire la tipologia di polimero: le microplastiche più diffuse sono i residui di polietilene, di polipropilene e di polistirene. "Sono questi i polimeri che si trovano più di frequente negli ambienti acquatici".

Le conseguenze sugli ecosistemi dei laghi

Come dicevamo nell'introduzione, chiaramente la presenza di microplastiche crea degli squilibri all'interno dell'ecosistema lacustre ed è certo che abbiano effetti sugli organismi viventi fino ad arrivare all’uomo, che è al vertice della catena alimentare. Senza dimenticare gli effetti indiretti sull'uomo legati all'uso che si fa della risorsa idrica. Pensiamo dunque al prelievo per uso potabile o per uso irriguo.

"C’è un ulteriore problema riguardo alle microplastiche, e cioè che diventano vettori di altre sostanze tossiche (come gli ftalati e i metalli pesanti) che sono in grado di resistere per molto tempo negli ambienti acquatici. Magari non sono letali in concentrazioni così basse, ma col tempo possono incidere sui cicli riproduttivi o danneggiare tessuti e organi dei pesci e degli invertebrati che abitano in un determinato ambiente". Alcune di queste sostanze, come il nonilfenolo, l’ottilfenolo e gli idrocarburi policiclici aromatici, compaiono nell’elenco delle sostanze prioritarie in materia di acque nell'allegato II della direttiva europea 2008/105/CE relativa a standard di qualità ambientale nel settore della politica delle acque.

Gli obiettivi

"L'obiettivo finale del progetto non è tanto dimostrare che il trend dell’inquinamento da microplastiche sia in crescita ma arrivare allo sviluppo di un protocollo standardizzato per permettere agli enti preposti, come l’Arpa, di monitorare in maniera più efficace le microplastiche nei corpi idrici", sottolinea Sighicelli. Già, perché esiste la direttiva quadro sulle acque, che è stata recepita dall'Italia e a cui si attengono le varie agenzie regionali per l'ambiente, ma manca ancora una standardizzazione dei metodi di monitoraggio delle microplastiche nelle acque interne. Cosa che avviene invece per le fasce costiere con la direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino.

Un'altra azione del progetto LIFE Blue Lakes, di cui si occuperà in particolare l'Università Politecnica delle Marche, sarà per esempio quella di mettere a punto un protocollo per le microplastiche nei depuratori: quante microparticelle escono dopo il trattamento delle acque reflue e quante microfibre rilasciate dai tessuti sintetici (ossia tutto quello che arriva dagli scarichi delle lavatrici) vengono trattenute?

Con questo progetto si vuole dunque arrivare alla stesura di una Carta del Lago da mettere a disposizione delle autorità locali e delle comunità. Uno strumento che indicherà limiti di scarico, programmi di monitoraggio, miglioramento dei processi di trattamento delle acque reflue, disposizioni per la riduzione dell’impatto derivante dalle aziende e dalle famiglie e fornirà suggerimenti su iniziative di sensibilizzazione per i cittadini.

Insomma, si parte dai dati, che ci danno l’evidenza di una forte presenza di microplastiche nei nostri laghi, e si unisce l'aspetto scientifico del problema con quello gestionale. "Arrivare a un protocollo uguale per tutti per condurre programmi di monitoraggio nei laghi, non solo italiani ma anche europei, servirà in futuro per elaborare strategie di contrasto al fenomeno a livello locale, regionale e nazionale". conclude Sighicelli. Conoscere dettagliatamente il problema è il primo passo per cercare di risolverlo.