Bucce d’arancia per ridare vita a una foresta: gli scienziati che usarono la natura per curare la natura

Si chiamano Daniel Janzen e Winnie Hallwachs, sono sposati, scienziati e vent’anni fa hanno avuto un’intuizione. Per provare a ripristinare la foresta pluviale Guanacaste, hanno gettato 12.000 tonnellate di bucce d’arancia su un terreno ormai sterile. E l’hanno fatto rinascere.

3 Agosto 2019
15:00
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Bucce d’arancia per ridare vita a una foresta: gli scienziati che usarono la natura per curare la natura
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“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”, cantava De André. In questa storia, però al posto del letame devi immaginare tonnellate e tonnellate di bucce d’arancia. Da cui, nel giro di pochi decenni, due scienziati sono riusciti a far rinascere un’intera foresta.

Si chiama Area de conservacìon Guanacaste e oggi è un sito protetto dall’Unesco. Ma la sua storia è lunga e tribolata. Negli anni Novanta, infatti, questo bellissimo parco è stato reso sterile e incoltivabile dalle attività antropiche che vi si svolgevano attorno, rovinando per sempre la sua natura e la sua bellezza. Per provare a restituirgli la vita, due coniugi e scienziati, Daniel Janzen e Winnie Hallwachs, hanno pensato a una soluzione totalmente a costo e impatto zero.

Hanno preso le bucce d’arancia scartate dalla ditta di succhi Del Oro, che produceva spremute gettando via gli scarti organici, e ne hanno gettati 1000 furgoni su quel terreno in apparenza irrecuperabile. Poco tempo dopo, la ditta è stata denunciata per inquinamento del territorio e l’esperimento interrotto. Ma gli effetti di questo metodo di concimazione si sono manifestati molto presto, e nel 2014 il cambiamento era ormai evidente. La riserva aveva ricominciato a vivere e respirare, grazie all’azione concimante delle bucce d’arancia gettate anni prima. Un vero e proprio esempio di come la natura può prendersi cura di se stessa, se libera di farlo.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.