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22 Settembre 2022
13:00

C’è un vortice di plastica nell’oceano Pacifico e la principale responsabile è la pesca

Uno studio ha analizzato 573 chili di detriti raccolti nell'arco di sei mesi, cercando di risalire alla loro origine.

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C’è un vortice di plastica nell’oceano Pacifico e la principale responsabile è la pesca
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Il vortice subtropicale del Nord del Pacifico, una gigantesca corrente oceanica a forma di vortice che copre un'area di oltre 30 milioni di chilometri quadrati, è diventato negli ultimi decenni una gigantesca isola di plastica.

Decine di migliaia di tonnellate di rifiuti plastici sono dispersi su un'area grande milioni di chilometri, nota come Great pacific garbage patch, la grande isola di rifiuti, grande a seconda delle stime quanto la Penisola iberica o addirittura quanto gli Stati Uniti d'America.

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Da dove arriva, tutta questa plastica che sta devastando l'oceano, creando danni incredibili all'ecosistema marino e costiero? In buona parte dalla pesca. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports e coordinata dall'organizzazione no-profit The Ocean Cleanup, ha analizzato 573 chili di detriti (derivanti da oltre 6mila frammenti superiori ai cinque centimetri di dimensioni) raccolti tra il giugno e il novembre 2019 nell'enorme isola di plastica.

I rifiuti sono stati catalogati, contati, pesati e analizzati per cercare di capire l'origine e l'età. I risultati, uniti con delle simulazioni numeriche e i dati di altre missioni oceanografiche, hanno mostrato come la maggior parte del materiale deriva dalla pesca.

In particolare, il 26% dei frammenti è costituito da attrezzatura da pesca (trappole, confezioni per il pesce). Salvagenti e boe rappresentano invece solo il 3 per cento degli oggetti presenti, ma costituiscono il 21% della massa totale.

In generale, secondo i ricercatori la probabilità che un rifiuto derivi da attività di pesca è dieci volte superiore a quella che arrivi da attività fatte in terraferma. Per 232 detriti è stato possibile risalire al paese d'origine: il 34% arrivava dal Giappone, il 32% dalla Cina, il 10% dalla Corea del Sud, il 6% dagli Stati Uniti.

Sono nato a Venezia, un posto magico, che tuttavia potrebbe diventare un simbolo dei danni della crisi climatica in cui viviamo. Da giornalista, ma anche da ottimista, voglio raccontare come possiamo combatterla, attraverso l’impegno della scienza e della gente. Ho collaborato con diverse testate, parlando di tutto, cercando di usare le parole come specchio per mostrare gli avvenimenti nel mondo, e non come sguardo personale da imporre. Mi piacerebbe andare ovunque, ma vorrei trovare un mezzo di trasporto sostenibile al cento per cento.