Cencio Molle, l’orto sinergico che aiuta le persone con disabilità psichiatriche

Un modo di coltivare che non ha nulla a che fare con pesticidi e diserbanti. Un orto sinergico di cui ragazzi con disabilità psichiatriche possono facilmente prendersi cura, traendone tutti i benefici e le soddisfazioni possibili. Cencio Molle è una società agricola in provincia di Mantova che fa parte della rete di Agricoltura Sociale Lombardia, realtà che unisce tutti i progetti di recupero e reinserimento attraverso la cura della natura.
Sara Del Dot 12 giugno 2019

Un orto che nasce, cresce e si regola da solo senza bisogno di un intervento pervasivo da parte dell’uomo. Un gruppo di ragazzi affetti da disabilità psichiatriche che, di questo orto, si prendono cura una volta a settimana, collaborando con la natura per il mantenimento di un equilibrio perfetto che fa bene a tutti. A chi ci lavora, alle piante che lo vivono, alle persone che permettono tutto questo.

Cencio Molle è una società agricola di Mantova che, ormai da sei anni, si occupa del reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati. Situata nella stessa corte di una comunità psichiatrica, ha deciso di unire natura e disabilità per favorire il benessere di questi ragazzi e, allo stesso tempo, promuovere un tipo di agricoltura completamente naturale.

A parlarcene è Serena Speranzini, referente di Cencio Molle, che racconta come Mantova si sia imposta, grazie al centro La Bigattera, una scuola sociale agraria per ragazzi con disabilità, come capofila della rete Agricoltura Sociale Lombardia, un progetto che prevede la promozione di attività e iniziative finalizzate a unire il recupero e il benessere di soggetti deboli attraverso la cura della natura e a cui a oggi hanno aderito oltre 139 realtà della Regione.

Come è nata l’esperienza di Cencio Molle?

Tutto è iniziato con l’intenzione di diventare un’azienda agricola sociale. Abbiamo preso in affitto un terreno all’interno di una corte agricola in cui era anche presente una comunità psichiatrica gestita da una cooperativa. Così, con la nostra azienda ci siamo trovati a contatto diretto con questi ragazzi affetti da disabilità psichiche. Contemporaneamente però ci siamo concentrati anche sulle nostre coltivazioni, dal momento che l’obiettivo era applicarvi i principi di un’agricoltura completamente naturale. Abbiamo quindi realizzato un orto sinergico di cui i ragazzi avrebbero potuto occuparsi.

Di cosa si tratta?

L’orto sinergico consiste in un orto in cui la natura è in equilibrio perfetto, proprio come un piccolo bosco in cui non è necessario l’intervento dell’uomo. Ortaggi, fiori e piante aromatiche possono convivere nella stessa aiuola, nello stesso spazio, in modo tale da aiutarsi a vicenda e preservare la biodiversità dello spazio senza l’aggiunta di diserbanti o agenti chimici. Questo aiuto reciproco che si innesca tra le piante riguarda sia gli insetti utili, sia gli impollinatori e i predatori dei parassiti, ma coinvolge anche il terreno, dal momento che questo tipo di orto si mantiene da solo. Non è infatti necessario zappare né vangare, ma una volta che è stato costruito bisogna soltanto piantare, raccogliere e rinnovare una pacciamatura naturale di paglia che consente anche un risparmio idrico. Insomma, un’agricoltura completamente naturale.

Qual è il valore di un orto di questo tipo affiancato a disabilità psichiatriche?

Avendo una disabilità, non è detto che i ragazzi riescano a svolgere i classici lavori che si fanno in campo, perché possono essere molto faticosi. In questo tipo di orto non occorre zappare, è in una posizione un po’ rialzata così non è necessario piegare la schiena e in più è anche bello esteticamente. Qui, i ragazzi si trovano a trascorrere del tempo in un ambiente in grado di restituire loro un senso di responsabilità, prendendosi cura di qualcosa che possono osservare dalla sua nascita fino alla raccolta senza essere sottoposti a ritmi che possano metterli sotto pressione o a disagio, ma sapendo anche che il loro apporto è fondamentale per ottenere dei risultati concreti.

In che modo i ragazzi intervengono sull’orto?

Loro intervengono sul rinnovo e sulla stesura della pacciamatura di paglia, che è fondamentale per impedire che crescano erbe infestanti. Poi piantano e trapiantano sia erbe aromatiche che fiori e ortaggi, controllano le erbe infestanti e infine si occupano della raccolta. Ad esempio, una volta abbiamo raccolto le erbe aromatiche, le abbiamo essiccate e abbiamo confezionato tisane e sali aromatici che sono stati poi venduti dall’azienda.

Avete mai avuto difficoltà a relazionarvi con i ragazzi durante le attività?

Difficoltà vere e proprie non ne abbiamo mai incontrate. Certo, può capitare un momento “no” in cui qualcuno è un po’ fiacco o meno motivato, ma capita solo a volte. L’aspetto fondamentale è la costanza nella presenza nell’orto, una volta a settimana. A causa della disabilità loro si perdono facilmente, quindi è importante che riescano a mantenere l’abitudine. Vedere che sono sempre venuti agli incontri, che hanno voglia di partecipare, è un grande traguardo per noi.

Quali sono i benefici che questi ragazzi ricevono da queste attività?

Sicuramente un aspetto che abbiamo notato in loro è la soddisfazione nel riconoscere che ciò che fanno è fondamentale, importante. Poi c’è l’appagamento del vedere che il lavoro che svolgono è un’attività concreta, che ha dei risultati sia dal punto di vista del raccolto sia per quanto riguarda la vendita del prodotto di cui si sono presi tanta cura. Un altro aspetto positivo è il fatto che hanno l’opportunità di avere un contatto anche con persone che non sono solo operatori ed educatori. Infine, è bello anche vedere che arrivano a tenere talmente tanto a questo luogo che sono quasi preoccupati nel rendersi conto che la stagione delle piogge può rallentare i lavori, capiscono che in agricoltura possono esserci degli imprevisti, dei problemi, acquisiscono consapevolezza del mondo naturale, di ciò che si può ripercuotere sull’orto che stanno curando.

E a voi, invece, questo progetto cosa dà?

Noi siamo una realtà agricola che non ha quei ritmi frenetici che caratterizzano l’agricoltura intensiva. Stare a contatto con questi ragazzi è diventata anche per noi un'attività carica di soddisfazioni, un momento per stare insieme, per stringere relazioni e che ci gratifica molto. Perché stare in mezzo alla natura può fare bene a noi che ci lavoriamo ma anche per chiunque possa averne bisogno. Questi incontri ci rendono sereni.  Ci piacerebbe molto assumere uno dei nostri ospiti, dargli un lavoro vero e proprio. È il nostro obiettivo, e speriamo di arrivarci presto.