Che cos’è il trattato Ue-Mercosur, sempre più in bilico dopo gli incendi dell’Amazzonia

C’è chi dice che aumenterà la competitività delle imprese europee, c’è invece chi sostiene che è una minaccia per l’agricoltura europea e un assist a chi vuole mettere le mani sulla foresta amazzonica. In che cosa consiste veramente l’accordo di libero scambio che dovrebbe unire il Sudamerica all’Europa?
Federico Turrisi 3 settembre 2019

La foresta amazzonica brucia da settimane. Le immagini degli incendi e del fumo, visibile perfino dallo spazio, hanno lasciato il mondo sconcertato. Gli incendi sono quasi tutti dolosi. Non rappresentano una novità, ma nel 2019 c'è stato un preoccupante incremento: secondo l'Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale brasiliano, il numero degli incendi in Brasile è aumentato dell'84% rispetto allo scorso anno. Chi c'è dietro questa sciagura? Senz'altro la potentissima lobby degli agricoltori che ha permesso in Brasile l'elezione a presidente di Jair Bolsonaro. Il quale, per ricompensarla, ha dunque dato il via libera a una nuova fase di saccheggio e devastazione della foresta amazzonica.

Ma a ben vedere siamo tutti un po' responsabili. Perché? Perché molta della carne bovina che mangiamo proviene da allevamenti intensivi, che hanno bisogno di una quantità enorme di mangimi da dare agli animali. In particolare, hanno bisogno di soia. Il Brasile ne è il primo produttore mondiale e inoltre è esso stesso uno dei principali esportatori di carne macellata a livello globale. Per fare spazio alle coltivazioni di soia e ai pascoli per il bestiame, la deforestazione in Brasile è cresciuta in maniera esponenziale. Solo l'Unione Europea nel 2018 ha importato più di 120 mila tonnellate di carne e 3,5 milioni di tonnellate di soia dal paese sudamericano.

Questa lunga premessa è indispensabile per comprendere il significato del trattato di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur e il perché delle polemiche. Vediamoci un po' più chiaro.

Cos'è il Mercosur

Il Mercosur (Mercado Común del Sur) è il mercato comune dell’America meridionale. È stato istituito nel marzo 1991 con il trattato di Asunción da Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay; il Venezuela è diventato il quinto paese membro nel 2006 ma attualmente è stato sospeso a seguito della crisi politica ed economica che ha colpito il paese. In un secondo momento sono entrati a farne parte come partner economici anche Cile, Bolivia, Perù, Colombia ed Ecuador.

L'obiettivo dell'organizzazione è quello di raggiungere una maggiore integrazione economica degli stati membri non solo attraverso la liberalizzazione degli scambi commerciali ma anche tramite leggi comuni in materia di ambiente, concorrenza, trasporti e turismo. È abbastanza simile al Mec, il Mercato Comune Europeo, se non fosse che tra i paesi membri del Mercosur c'è una forte disparità. Il Brasile è di gran lunga il paese più popoloso e da solo rappresenta più del 75% del peso economico dell'intero organismo.

Cosa prevede il trattato Ue-Mercosur

Dopo anni di negoziati, agli inizi dello scorso luglio la Commissione Europea e i paesi del Mercosur hanno raggiunto l'accordo politico sulla creazione di un'area di libero scambio tra i due mercati. Il trattato commerciale però non è entrato in vigore, dal momento che deve essere ancora ratificato dal Parlamento Europeo e dai vari Parlamenti nazionali, tra cui ovviamente quello italiano. L’Unione Europea è il primo partner commerciale per il Mercosur, mentre per l’Europa il mercato sudamericano è il sesto per flussi commerciali.

Ma che cosa cambia per noi europei? In sostanza, verranno rimossi i dazi sulla maggior parte delle esportazioni dall'Unione Europea verso il Mercosur per quanto riguarda vari prodotti del settore industriale (automobili, macchinari, abbigliamento e calzature, prodotti chimici e farmaceutici) e di quello agroalimentare (formaggi, cioccolato e dolciumi, bevande analcoliche, vini e liquori). I paesi del Mercosur inoltre si impegnano a tutelare 357 prodotti alimentari, di cui 52 italiani, di alta qualità riconosciuti con il marchio Igp e Dop (come per esempio il prosciutto di Parma e il Parmigiano Reggiano). D'altro canto, l'Unione Europea si impegna ad abbattere i dazi doganali sui prodotti agricoli e sulla carne provenienti da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.

Le ragioni di chi è pro

A brindare sarebbero soprattutto l'industria automobilistica e le case farmaceutiche (che rappresentano due pilastri dell'export tedesco). Secondo le stime della Commissione Europea, l'accordo aumenterà la competitività delle imprese europee, che risparmieranno circa 4 miliardi di euro di dazi all'anno. L'esecutivo comunitario difende poi l'intesa, sostenendo che si tratterebbe di un modo per spingere il Brasile e gli altri paesi del Mercosur a rispettare gli impegni presi insieme nell'accordo di Parigi sul clima e a collaborare su altre questioni ambientali.

Ma su quest'ultimo punto, soprattutto dopo i recenti fatti avvenuti in Amazzonia, i dubbi di alcuni capi di stato europei stanno diventando sempre più forti. Il presidente francese Macron, protagonista di un aspro scontro verbale via Twitter con Bolsonaro, ha dichiarato che Parigi non voterà a favore dell'accordo di libero scambio se il Brasile non rispetterà gli impegni sull’ambiente. Sulla stessa lunghezza d'onda ci sono altri paesi europei come Irlanda e Finlandia. La Germania invece, pur esprimendo preoccupazione per la situazione in Amazzonia, è dell'idea che far naufragare il trattato Ue-Mercosur non sia la risposta giusta a quanto sta accadendo in Brasile.

Le ragioni di chi è contro

Secondo gli ambientalisti, tra cui il movimento Fridays for Future, la foresta amazzonica con questo trattato è destinata a diventare la vittima da sacrificare in nome del profitto delle grandi aziende e delle lobby, con conseguenze drammatiche per il pianeta e tanti saluti agli impegni presi nell'Accordo di Parigi. I paesi del Mercosur, infatti, sono interessati al mercato europeo soprattutto per esportare i propri prodotti agricoli e la propria carne. E questo non farebbe altro che dare impulso alla deforestazione già in atto in Amazzonia.

Sul piede di guerra ci sono poi gli agricoltori e gli allevatori di mezza Europa, che si ritroverebbero la concorrenza di molti prodotti provenienti dal Sudamerica disponibili a prezzi prevedibilmente più bassi. I principali settori su cui l'Italia ha interessi difensivi sono legati agli agrumi, al riso, al vino e al pollame. Per quanto riguarda il settore della carne, in particolare, la preoccupazione degli allevatori, organizzati in Francia e nel nostro paese per lo più in piccole strutture produttive, è quella di non essere in grado di competere con le grandi aziende sudamericane.

Contrarie anche le associazioni di consumatori, che mettono in guardia soprattutto sul tema dei pesticidi e della sicurezza alimentare. Il Brasile è, insieme agli Stati Uniti, il paese che utilizza il maggior numero di pesticidi al mondo. Di questi, più di 150 non sono consentiti dall'attuale normativa comunitaria. Il rischio è dunque quello di ritrovarsi sugli scaffali dei supermercati prodotti che non rispettano gli elevati standard europei di sicurezza alimentare. Senza contare i danni alla filiera dell'autentico made in Italy a causa del possibile arrivo dal continente americano di prodotti contraffatti, di qualità inferiore.