Chi sono i 4 italiani morti in Bosnia e perché è caduto l’elicottero

A cura di Redazione
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Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci: chi erano i quattro italiani morti in Bosnia e cosa sappiamo sullo schianto.

Simone Ruggia e Claudio Marchesi prestavano servizio nell'Aviazione dell'Esercito, presso il Primo reggimento «Antares» di Viterbo. Entrambi erano impegnati nelle attività di volo e addestramento.

Simone Ruggia, originario di Salerno, viveva e lavorava a Viterbo da diversi anni. Secondo le informazioni riportate da RaiNews, era in servizio nella città laziale da almeno otto anni. Era appassionato di sport, in particolare di corsa e immersioni subacquee. Lascia i genitori, una sorella e la fidanzata.

Claudio Marchesi aveva 35 anni ed era originario di Orvieto, in provincia di Terni. Si era trasferito a Viterbo da circa tre anni. Tra le sue passioni c'erano lo sci e il calcio. Lascia i genitori, un fratello e una sorella.

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«Ho avuto un ictus davanti a mio figlio di 4 anni. Mi chiedeva: “Se ti do un bacino, ti alzi?”. Mi ha salvato.»

I due militari appartenevano a un reparto specializzato nelle attività dell'Aviazione dell'Esercito. Secondo le prime ricostruzioni, tra le vittime figuravano un pilota e uno specialista dell'elicottero.

Chi era Franco Adriano Zecchillo, il tenente della Croce Rossa

Franco Adriano Zecchillo apparteneva al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana, con il grado di tenente.

Originario della Lombardia, lavorava all'ospedale di Legnano come tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare, una professione sanitaria specializzata nell'assistenza alle procedure cardiocircolatorie.

Aveva una lunga esperienza nel volontariato e nelle attività di soccorso. Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo l'incidente, era ufficiale della Croce Rossa dal 1990.

Nel corso della sua carriera aveva partecipato anche ad attività formative e scientifiche, collaborando con il mondo universitario e sanitario.

Zecchillo si trovava a bordo dell'elicottero insieme agli altri componenti della missione. La presenza di personale sanitario era legata alle capacità di assistenza ed evacuazione medica previste nell'ambito delle attività operative.

Chi era Laura Procacci, la sergente di 24 anni alla prima missione internazionale

Laura Procacci aveva 24 anni ed era originaria di Andria, in Puglia. Era cresciuta nella frazione di Montegrosso e si era successivamente trasferita a Roma per studiare Medicina.

Aveva affiancato al percorso universitario l'impegno nella Croce Rossa, fino a entrare nel Corpo Militare Volontario.

Nel marzo 2026 aveva prestato giuramento come sergente. Secondo quanto riportato dalla stampa, era stata la prima donna a raggiungere il grado di sottufficiale nel Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.

Quella in Bosnia-Erzegovina era la sua prima missione internazionale.

La sua morte ha suscitato particolare commozione anche nella comunità di origine, dove era conosciuta per l'impegno nel volontariato e per il percorso di studi intrapreso.

Dove è precipitato l'elicottero italiano in Bosnia e cosa è successo

L'incidente è avvenuto nel pomeriggio di giovedì 29 ottobre 2026, nella regione di Brčko, nel nord-est della Bosnia-Erzegovina, non lontano dal confine con la Serbia.

Il velivolo coinvolto era un CH-47 Chinook, un elicottero militare da trasporto utilizzato per spostare personale, materiali ed equipaggiamenti.

A bordo si trovavano complessivamente 15 persone.

Secondo le prime informazioni, l'elicottero era arrivato in Bosnia dopo essere partito da Viterbo e aver effettuato uno scalo all'aeroporto militare di Pratica di Mare.

Il mezzo stava partecipando ad attività legate alla missione EUFOR Althea quando è precipitato.

Le prime ricostruzioni collocano l'incidente durante una fase di decollo o poco dopo, ma la sequenza esatta degli eventi deve ancora essere chiarita dagli investigatori.

Il bilancio è di quattro morti e undici feriti.

I sopravvissuti sono stati ricoverati negli ospedali di Brčko e Tuzla. Secondo le informazioni diffuse dal ministero della Difesa nelle ore successive all'incidente, nessuno degli undici feriti risultava in pericolo di vita.

Perché è precipitato l'elicottero CH-47 in Bosnia?

Al 30 ottobre 2026 non è stata comunicata una causa ufficiale dello schianto.

Il comando della missione EUFOR ha annunciato l'apertura di un'inchiesta per ricostruire la dinamica dell'incidente.

Tra gli elementi da accertare ci sono le condizioni in cui si stava svolgendo l'operazione e quanto accaduto nei momenti precedenti alla caduta del velivolo.

Non ci sono, allo stato delle informazioni disponibili, elementi sufficienti per attribuire l'incidente a un guasto meccanico, a un errore umano o alle condizioni meteorologiche.

Qualsiasi ricostruzione che indichi già una causa precisa rischierebbe quindi di anticipare le conclusioni dell'indagine.

L'ambasciatrice italiana in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani, ha riferito nelle prime ore che l'incidente sarebbe avvenuto in fase di decollo, precisando che la dinamica non era ancora chiara.

Le autorità dovranno stabilire che cosa abbia provocato la perdita del velivolo e ricostruire la sequenza degli eventi.

Che cos'è la missione EUFOR Althea in Bosnia

L'elicottero italiano operava nell'ambito di EUFOR Althea, la missione militare dell'Unione europea in Bosnia-Erzegovina.

Avviata nel 2004, la missione ha raccolto il testimone delle precedenti operazioni internazionali guidate dalla NATO nel Paese.

Il suo obiettivo è contribuire al mantenimento di un ambiente sicuro e stabile in Bosnia-Erzegovina, sostenendo le autorità locali e collaborando alle attività di addestramento.

L'Italia partecipa alla missione con personale e mezzi militari.

Nel 2026 il comando della forza multinazionale è affidato al generale italiano Maurizio Fronda, con sede a Camp Butmir, a Sarajevo.

Il CH-47 coinvolto nell'incidente era impegnato in un'attività operativa e addestrativa nell'ambito di questo dispositivo internazionale.

Il cordoglio del ministro Crosetto e il sostegno agli undici feriti

Dopo la conferma delle identità delle vittime, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha espresso il cordoglio delle istituzioni per la morte dei quattro italiani.

Il ministro ha spiegato che la comunicazione dei nomi era stata rinviata per permettere di avvisare prima le famiglie.

Crosetto ha inoltre annunciato l'invio di personale medico militare italiano negli ospedali dove erano ricoverati i feriti e la decisione di recarsi in Bosnia con il Capo di Stato Maggiore della Difesa.

La tragedia ha avuto conseguenze anche sulle iniziative previste per la Festa delle Forze Armate del 4 novembre.

L'inaugurazione del Villaggio Difesa è stata annullata e lo spazio è stato destinato a un momento di raccoglimento e vicinanza alle famiglie delle vittime.

La Croce Rossa Italiana ha espresso il proprio dolore per la perdita di Zecchillo e Procacci, ricordando l'impegno dei due appartenenti al Corpo Militare Volontario.

Mentre proseguono le indagini per accertare le cause dello schianto, l'attenzione rimane rivolta agli undici feriti e alle famiglie di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci.