«Ho avuto un ictus davanti a mio figlio di 4 anni. Mi chiedeva: “Se ti do un bacino, ti alzi?”. Mi ha salvato.»

A cura di Redazione
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Alessandro, 38 anni, racconta l’ictus avuto in albergo a Udine davanti al figlio Edoardo di 4 anni: come il bambino è riuscito a chiedere aiuto.

Era partito per trascorrere un fine settimana speciale con suo figlio di quattro anni, tra musica e natura. Pochi giorni dopo, si è ritrovato paralizzato sul pavimento di una camera d'albergo, incapace di parlare e con un unico pensiero: riuscire a chiedere aiuto prima che fosse troppo tardi.

È la storia di Alessandro, 38 anni, colpito da un ictus ischemico nel luglio 2025 mentre si trovava a Udine insieme al figlio Edoardo. Il bambino, nonostante la paura, è riuscito a comprendere i gesti del padre e ad accompagnarlo fino alla reception dell'albergo, dove sono stati chiamati i soccorsi.

A distanza di oltre un anno, Alessandro ha raccontato quei momenti in un'intervista a Vanity Fair Italia, pubblicata il 29 ottobre 2026, in occasione della Giornata mondiale dell'ictus.

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Tra i ricordi più dolorosi c'è una domanda che il piccolo gli rivolse mentre lo vedeva immobile a terra: «Papà, se ti do un bacino ti rialzi?».

L'ictus durante il viaggio con il figlio: «Non riuscivo più a parlare»

Alessandro vive in Toscana e lavora a Roma come manager. Nell'estate del 2025 aveva deciso di dedicare un fine settimana al figlio maggiore, Edoardo, di quattro anni.

L'occasione era un concerto di Ben Harper al Lago di Fusine, in Friuli-Venezia Giulia. Con loro erano partiti anche alcuni amici, mentre la moglie di Alessandro, medico, era rimasta a casa con la figlia più piccola.

Dopo il concerto, padre e figlio avevano scelto di fermarsi a Udine per visitare la città. Avevano trascorso la notte in un hotel-residence e, la mattina seguente, si stavano preparando a ripartire.

È stato in quel momento che Alessandro ha iniziato ad avvertire qualcosa di insolito.

Mentre sistemava i bagagli, dopo uno sforzo, ha sentito girare la testa e si è sdraiato sul letto. In breve tempo ha capito che non si trattava di un semplice malessere.

Qualche mese prima si era informato sui sintomi dell'ictus, dopo un episodio capitato a un'altra persona. Ricordava alcuni segnali di allarme e ha provato a verificare se riuscisse ad alzare entrambe le braccia e a pronunciare una frase.

Uno dei due arti non rispondeva più correttamente e le parole uscivano confuse.

Alessandro ha compreso che la situazione era grave. Ma, come ha spiegato nell'intervista, la sua preoccupazione immediata non era soltanto per sé: temeva che Edoardo potesse rimanere da solo nella stanza senza sapere come chiedere aiuto.

«Se ti do un bacino, ti alzi?»: la domanda di Edoardo mentre il padre era a terra

Alessandro ha cercato di alzarsi per raggiungere la porta, ma non riusciva più a controllare bene i movimenti.

È caduto sul pavimento, urtando contro il muro e procurandosi anche un ematoma vicino a un occhio.

Inizialmente Edoardo ha pensato che il padre stesse scherzando. Poi, vedendo del sangue provenire da una precedente ferita alla gamba che si era riaperta durante la caduta, ha capito che qualcosa non andava.

A quel punto, Alessandro non era più in grado di parlare normalmente.

Padre e figlio hanno iniziato a comunicare attraverso piccoli movimenti della testa e delle dita. Il bambino faceva domande e Alessandro cercava di rispondere come poteva.

Dopo un primo tentativo di chiedere aiuto bussando alla camera di fronte, dove però non c'era nessuno, Edoardo è tornato accanto al padre.

È in quel momento che gli ha rivolto la domanda rimasta impressa nella sua memoria: «Papà, se ti do un bacino ti rialzi?».

Il piccolo era spaventato, cercava la mamma e non comprendeva fino in fondo ciò che stava accadendo. Eppure, secondo il racconto del padre, ha continuato a seguire le sue indicazioni.

Come Edoardo, a soli 4 anni, è riuscito a chiedere aiuto

Alessandro era riuscito ad aprire la porta della camera usando il braccio che ancora riusciva a muovere.

L'obiettivo era raggiungere qualcuno che potesse chiamare i soccorsi.

Quando il tentativo di bussare alla stanza vicina non ha funzionato, ha cercato di far capire a Edoardo che dovevano arrivare all'ascensore.

Il bambino sapeva utilizzare i pulsanti perché, nei mesi precedenti, aveva giocato con il padre nell'ascensore di casa.

Alessandro, trascinandosi con grande difficoltà, è riuscito a raggiungere l'ascensore e a entrarvi. Ha quindi indicato al figlio di premere il pulsante dello zero per scendere al piano terra.

Arrivati alla reception, Edoardo ha compreso che doveva avvertire la titolare della struttura.

La donna ha chiamato i soccorsi e si è attivata per contattare le persone vicine alla famiglia.

Secondo quanto raccontato da Alessandro, dall'inizio del malore all'arrivo dell'assistenza erano trascorse circa due ore, anche se a lui era sembrato molto meno.

Il personale sanitario ha trasportato in ambulanza anche Edoardo, che non poteva essere lasciato da solo. In seguito il bambino è stato affidato a un amico di famiglia, in attesa dell'arrivo della madre dalla Toscana.

La diagnosi dopo il ricovero a Udine

In ospedale i medici hanno diagnosticato ad Alessandro un ictus ischemico, cioè un'interruzione dell'afflusso di sangue a una parte del cervello.

Il trentottenne è stato sottoposto a un trattamento farmacologico per sciogliere il coagulo responsabile dell'ostruzione.

La terapia ha avuto un esito favorevole e Alessandro ha iniziato un percorso di recupero.

Gli accertamenti successivi hanno individuato un forame ovale pervio, una comunicazione tra i due atri del cuore che, secondo quanto gli è stato spiegato dai medici, era coinvolta nell'origine dell'evento ischemico.

Il forame ovale pervio è una condizione relativamente comune e, nella maggior parte delle persone che ne sono portatrici, non provoca problemi. La sua eventuale relazione con un ictus deve essere valutata caso per caso da specialisti.

Alessandro è rimasto a Udine per dieci giorni di riabilitazione, lavorando soprattutto sul recupero delle funzioni della parte sinistra del corpo.

Una volta tornato a casa, ha continuato la fisioterapia per migliorare equilibrio e mobilità.

Successivamente è stato sottoposto anche a un intervento di chiusura del forame ovale pervio.

«Mio figlio è stato un eroe»: come sta Alessandro oggi

A più di un anno dall'ictus, Alessandro racconta di aver recuperato molto bene.

Ha ripreso a camminare, parlare e svolgere attività fisica. Nell'intervista spiega di fare oggi persino più sport rispetto al periodo precedente all'episodio.

Il suo pensiero, però, torna spesso a quella mattina trascorsa con Edoardo.

Alessandro ritiene che la presenza del figlio sia stata decisiva non soltanto per raggiungere i soccorsi, ma anche per trovare la forza di continuare a muoversi quando il suo corpo non rispondeva più.

Il bambino, seguendo indicazioni non verbali e affrontando una situazione spaventosa, ha permesso di avvisare un adulto che ha poi chiamato l'ambulanza.

Oggi Alessandro collabora con A.L.I.Ce. Italia Odv, l'associazione impegnata nella sensibilizzazione sull'ictus cerebrale, e porta la propria testimonianza nelle scuole per aiutare bambini e ragazzi a riconoscere le situazioni di emergenza.

L'esperienza ha cambiato profondamente il suo modo di guardare alla vita e al rapporto con il figlio.

Per lui, Edoardo rimarrà sempre il bambino che, a soli quattro anni, ha saputo aiutarlo nel momento più difficile.

Quali sono i sintomi dell'ictus e perché bisogna chiamare subito i soccorsi

La storia di Alessandro richiama l'attenzione sull'importanza di riconoscere rapidamente i segnali di un possibile ictus.

Tra i sintomi che possono comparire improvvisamente ci sono:

Difficoltà a parlare o a comprendere le parole.

Debolezza o perdita di forza a un braccio o a una gamba, soprattutto da un solo lato del corpo.

Asimmetria del volto, con un lato della bocca che appare abbassato.

Disturbi improvvisi della vista.

Perdita improvvisa dell'equilibrio o della coordinazione.

Uno degli strumenti utilizzati nelle campagne di sensibilizzazione è l'acronimo FAST, che richiama il volto (Face), le braccia (Arms), il linguaggio (Speech) e il tempo (Time).

Se si sospetta un ictus, bisogna chiamare immediatamente il 112, senza aspettare che i sintomi passino e senza mettersi alla guida per raggiungere l'ospedale.

Anche quando i disturbi si risolvono rapidamente è necessaria una valutazione urgente, perché potrebbe trattarsi di un attacco ischemico transitorio.

La possibilità di accedere alle cure dipende anche dalla rapidità dell'intervento, ma non esiste una soglia di due ore valida per tutti: la scelta dei trattamenti e le relative finestre temporali dipendono dalle condizioni cliniche e dagli accertamenti effettuati in ospedale.

Nel caso di Alessandro, l'intervento dei sanitari e il percorso di cura hanno consentito un recupero importante.

Ma il ricordo più forte resta quello di Edoardo, che davanti al padre immobile sul pavimento non ha smesso di cercare un modo per aiutarlo.