“Chiudete i wet market di tutto il mondo”: la petizione rivolta all’Onu raggiunge quasi 600 mila firme

L’organizzazione no-profit Animal Equality ha consegnato oltre mezzo milione di firme ai massimi esponenti delle Nazioni Unite per chiedere la chiusura immediata dei mercati dove si vendono animali vivi. L’obiettivo non è solo risparmiare crudeltà agli animali stessi, ma anche e soprattutto tutelare la salute pubblica, riducendo il rischio di nuove zoonosi.
Federico Turrisi 21 Giugno 2021

Non sappiamo ancora precisamente quale sia l'origine del coronavirus SARS-CoV-2 che ha scatenato la più grave pandemia degli ultimi decenni. Ma come saprai, per molto tempo i riflettori delle autorità sanitarie sono rimasti puntati sul wet market della città cinese di Wuhan. Luoghi dove le condizioni igenico-sanitarie sono precarie e dove animali selvatici e non stipati in gabbie minuscole e detenuti (quasi sempre in maniera irregolare) a stretto contatto con gli esseri umani, aumentando il rischio di spillover, il fatidico salto di specie di un agente patogeno dall'animale all'uomo.

Ecco, la pandemia rappresenta una durissima lezione in questo senso: i wet market vanno chiusi in tutto il mondo, e subito. L'organizzazione animalista Animal Equality ha lanciato una petizione proprio per chiedere questo, raccogliendo oltre mezzo milione di firme. Firme che sono state consegnate lo scorso 17 giugno ad António Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite e ad altri esponenti di primo piano della più importante organizzazione intergovernativa del pianeta.

"I wet market rappresentano una minaccia per la salute globale. Sono il terreno fertile per la diffusione di malattie, che possono passare anche all'uomo", ha ribadito Sharon Núñez, presidente di Animal Equality. Nonostante la lotta contro il Covid-19, in diversi Paesi del mondo i wet market hanno proseguito le loro attività. Durante questi mesi le crudeltà nei confronti degli animali non si sono fermate, e la stessa Animal Equality ha condotto investigazioni e inchieste proprio per mostrare l'orrore che si perpetrava nei mercati tradizionali.

Proprio lo scorso aprile, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’Organizzazione Mondiale per la Salute Animale (OIE) e il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) hanno chiesto congiuntamente la sospensione a livello mondiale della vendita di mammiferi selvatici vivi nei wet market a causa dell’alto rischio che comportano per la trasmissione di malattie zoonotiche.