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8 Ottobre 2020
14:00

Clima, cattive notizie: il buco dell’ozono sopra al Polo Sud ha raggiunto la sua massima estensione

A rilevarlo è il Copernicus Climate Change Service, il servizio gestito per conto della Commissione Europea dal Centro Europeo di Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF). A causa di un forte vortice polare, le concentrazioni di ozono nella stratosfera sono arrivate a valori vicini allo zero sopra il continente antartico.

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Clima, cattive notizie: il buco dell’ozono sopra al Polo Sud ha raggiunto la sua massima estensione
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Non lo vediamo (se non attraverso sofisticate strumentazioni tecnologiche), ma i suoi effetti si fanno sentire. Stiamo parlando del buco dell'ozono, quella grande macchia posta sopra l'Antartide che si vede in alcune immagini satellitari. Come saprai, lo strato di ozono stratosferico rappresenta il filtro fondamentale che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni ultraviolette del Sole. Se questo strato si riduce, aumenta la quantità di radiazioni che raggiunge la superficie terrestre con effetti negativi per la salute umana e soprattutto per l'ambiente. La riduzione dell’ozonosfera raggiunge i livelli massimi al Polo sud.

Ebbene, quest'anno il buco dell'ozono posto proprio sopra il continente antartico ha toccato la sua massima estensione in ampiezza e profondità. È quanto riferisce in un comunicato il Copernicus climate change service (C3S), il servizio finanziato dalla Commissione Europea e gestito dal Centro Europeo di Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), che ha sede a Reading, nel Regno Unito. Il motivo di questo fenomeno è da ricondurre a un forte vortice polare che, attraverso una serie di reazioni chimiche, ha portato a far crollare le concentrazioni di ozono nella stratosfera (intorno ai 20-25 chilometri di altitudine) sopra l'Antartide a valori vicini allo zero.

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Credits photo: Copernicus Atmosphere Monitoring Service, ECMWF

"C'è molta variabilità nel modo in cui gli eventi relativi al buco dell'ozono si sviluppano ogni anno", spiega Vincent-Henri Peuch, Direttore del Servizio di monitoraggio dell'atmosfera di Copernicus presso l'ECMWF. “Dopo il buco dell'ozono insolitamente piccolo e di breve durata nel 2019, che è stato causato da condizioni meteorologiche speciali, ne stiamo registrando un altro piuttosto grande quest'anno, che conferma la necessità di continuare ad applicare il protocollo di Montreal".

Per chi non lo conoscesse, il Protocollo di Montreal è lo strumento operativo dell'UNEP, il Programma Ambientale delle Nazioni Unite, per l'attuazione della Convenzione di Vienna siglata nel 1985 a favore della protezione dell'ozono stratosferico. Allora 196 stati, più l'Unione Europea, si sedettero intorno a un tavolo per trovare un accordo volto a limitare la produzione e l'utilizzo di quei composti chimici che minacciano lo strato di ozono, in particolari dei clorofluorocarburi. Fu quello un caso luminoso di cooperazione internazionale. Già, perché la lotta contro i cambiamenti climatici riguarda tutti, nessuno escluso; senza un effettivo impegno comune il futuro del pianeta e dei suoi abitanti non può che preannunciarsi a tinte fosche.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.