Clima, tra i gas serra c’è un altro temibile nemico oltre alla CO2: il protossido di azoto

Si tratta di un gas climalterante 300 volte più potente rispetto all’anidride carbonica e il suo impiego sempre più massiccio minaccia gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi. Un nuovo studio, che ha coinvolto ricercatori di varie nazionalità, ha fatto un bilancio delle emissioni globali di protossido di azoto: la principale fonte è l’agricoltura.
Federico Turrisi 16 ottobre 2020

Quando senti parlare di gas a effetto serra, probabilmente il tuo primo pensiero va all'anidride carbonica, la famigerata CO2. Certo, tra tutti è quello che si ritrova in maniera preponderante nell'atmosfera. Ma ci sono altri gas climalteranti, anche più potenti della CO2, che contribuiscono ad aggravare il problema del riscaldamento globale. Tra questi potresti aver sentito parlare del metano (CH4), le cui emissioni sono legate principalmente all'industria zootecnica e allo smaltimento dei rifiuti.

Ma c'è un altro gas da non sottovalutare affatto e che si sente nominare meno di frequente rispetto ai due appena citati. Stiamo parlando del protossido di azoto (noto anche come ossido di diazoto: la sua formula chimica è N2O), da non confondere con il biossido di azoto (NO2), che è prodotto soprattutto dai veicoli stradali. Il crescente utilizzo di fertilizzanti azotati da parte dell'agricoltura intensiva sta facendo aumentare le concentrazioni in atmosfera di questo gas serra 300 volte più dannoso dell'anidride carbonica. E lo sta facendo a un ritmo preoccupante.

È quanto emerge da un vasto studio condotto dai ricercatori della Auburn University (negli Stati Uniti), a cui hanno collaborato scienziati di altri 14 centri di ricerca nel mondo e istituzioni come il Global Carbon Project e l'International Nitrogen Initiative. In particolare, si evidenzia un incremento delle concentrazioni di protossido di azoto in atmosfera del 20% rispetto ai livelli pre-industriali: se nel 175o eravamo a 270 parti per miliardo (ppb), nel 2018 siamo arrivati a 331 ppb con una brusca accelerazione negli ultimi 50 anni a causa delle emissioni derivanti dalle attività umane.

I ricercatori hanno inoltre delineato una sorta di mappa globale delle emissioni di protossido di azoto. Le maggiori emissioni in termini assoluti hanno origine in Asia orientale e meridionale, in Africa e in Sud America. Quelle dovute ai fertilizzanti sintetici sono particolarmente consistenti in Cina, India e Stati Uniti, mentre quelle legate all’uso del letame sono più alte in Africa e Sud America. I tassi di crescita più elevati si registrano nelle economie emergenti, in particolare in Brasile, Cina e India, dove gli spazi destinati alle colture e il numero dei capi di bestiame sono in costante aumento.

"Il fattore dominante dell'aumento del protossido di azoto atmosferico è l'agricoltura, e la crescita della domanda di cibo e mangimi aumenterà ulteriormente le emissioni globali", spiega Hanqin Tian docente all'Auburn University e ​​direttore del Center For Climate Change Research (CCCR), nonché primo firmatario dello studio. "C'è quindi un conflitto tra la necessità di sfamare la popolazione mondiale e quella di stabilizzare il clima".

Il punto è  proprio questo. Il protossido di azoto contribuisce in maniera rilevante alla riduzione dello strato di ozono stratosfrico e al cambiamento climatico. Di questo passo sarà impossibile contenere il riscaldamento del pianeta sotto i due gradi centigradi rispetto all'era pre-industriale, come prevede l'Accordo di Parigi del 2015. Chiudiamo però con una nota positiva: l'Europa è l'unico continente che è riuscito a diminuire le emissioni di questo gas serra grazie a una serie di fattori, in primis la rimozione del protossido di azoto dai gas di combustione nell'industria del nylon e la progressiva riduzione del suo utilizzo nel settore agricolo. Adottare pratiche più sostenibili su larga scala per la produzione di cibo è l'unica strada percorribile.

Fonte | "A comprehensive quantification of global nitrous oxide sources and sinks" pubblicato su Nature il 7 ottobre 2020.