Climate Strike tra i banchi di scuola: Marilena, l’insegnante che ha organizzato lo sciopero virtuale

Una giovane insegnante, una singola persona che ha deciso di aiutare i suoi alunni a capire cosa sta accadendo al mondo intorno a loro. Marilena Russo ha fondato la pagina Facebook School 4 Climate Strike per diffondere l’idea di uno sciopero virtuale a cui parteciperanno tutti coloro che non potranno scendere in piazza il 15 marzo.
Sara Del Dot 13 marzo 2019

La scuola è, per definizione, il luogo in cui si imparano le cose. E non solo quelle che si trovano tra le pagine dei libri di testo. Infatti, oltre alla matematica, la grammatica e l’inglese, durante le ore di lezione è possibile anche acquisire le conoscenze per guardare il mondo con un atteggiamento nuovo, più critico, più consapevole. Basta avere gli insegnanti giusti. Quelli che, all’educazione come motore del cambiamento, ci credono davvero. Marilena Russo è una di questi. 32 anni, una laurea in architettura e la voglia di trasmettere la propria passione per il disegno e l’ambiente ai cittadini di domani. Docente precaria, Marilena cambia scuola ogni anno. E questo è uno dei motivi che rendono la sua storia ancora più particolare. Perché quest’anno, nella scuola media di Vimodrone in cui insegna, ha messo in piedi una piccola rivoluzione: non potendo portare i suoi giovani studenti in piazza il 15 marzo, ha deciso di portare il Climate Strike tra le mura dell’istituto, scatenando un’inaspettata reazione a catena. Ennesimo segnale del fatto che, di questo, le persone avevano bisogno. Ma ripercorriamo questa storia dall’inizio.

Da dove nasce questa passione per l’ambiente e la voglia di coinvolgere anche i tuoi studenti?

Io provengo da una famiglia di contadini, quindi per anni sono stata a contatto con la terra e la natura, e forse è per questo che i temi ambientali mi coinvolgono così tanto. Alla scuola media di Vimodrone insegno disegno tecnico. Le mia lezioni sono suddivise in una parte pratica, in cui si disegna, e in una più teorica in cui devo trasmettere dei contenuti, dei concetti che negli ultimi anni sono arrivati a includere anche i temi della sostenibilità, dell’efficienza energetica, della mobilità sostenibile. Ho quindi dovuto studiare un modo efficace per portare in classe argomenti complessi per essere trasmessi a ragazzini di 11, 12, e 13 anni, come la lotta all’inquinamento e la salvaguardia della biodiversità. Provandoci ho capito che mi riusciva bene, sicuramente perché fanno parte dei miei interessi personali. In più, i ragazzi non hanno molte altre occasioni per parlare di tematiche come queste perché, giustamente, a casa mentre sono a cena con tutta la famiglia non parlano di cambiamento climatico, e il resto del tempo lo trascorrono praticando sport o davanti ai videogiochi.

In che modo riesci a coinvolgere dei ragazzi così giovani in argomenti così complessi?

Il modo più efficace per trasmettere concetti di questo genere è utilizzare le immagini. Quindi mostro ai ragazzi video e foto, faccio molti confronti tra il prima e il dopo, porto loro la mia esperienza, racconto cosa ho visto cambiare da quando io avevo la loro età, come ho visto modificarsi il mondo intorno a me. Naturalmente supporto il mio racconto sempre con dati reali alla mano, e quando mostro ai ragazzi i numeri reali del problema, da parte loro c’è sempre un piccolo shock. Ad esempio, quando racconto che dietro anche solo l’invio di una mail c’è un server alimentato da energia elettrica che deve gestire la trasmissione dati e che in qualche modo contribuisce all’emissione di Co2 nell’ambiente, una volta svelato quante email vengono inviate ogni giorno nel mondo, facciamo un rapido calcolo e i numeri sono talmente spropositati che a quel punto catalizzo l’attenzione. E loro si appassionano.

Inoltre, quando ho mostrato loro i video delle manifestazioni di Greta Thunberg o il documentario di Leonardo Di Caprio, ho notato che iniziavano a manifestare un po’ di coscienza in più riguardo il mondo che hanno attorno. Ovviamente fanno fatica a capire com’era il mondo prima perché sono giovani, sono nati quando il cambiamento climatico era già in corso e non hanno a disposizione un metro di confronto, quindi li aiuto io mostrando loro filmati e fotografie di com’era prima. Ora riusciamo a parlare addirittura di combustibili fossili e acidificazione degli oceani.

Com’è nata l’idea di aprire una pagina Facebook dedicata allo sciopero per il clima nelle scuole?

L’iniziativa è venuta proprio dai ragazzi. Infatti, quando ho mostrato loro i video degli scioperi del clima e il discorso di Greta Thunberg alla Cop24, mi hanno chiesto “perché anche noi non facciamo qualcosa?”. Così li ho portati sulla pagina Facebook del movimento australiano che ha lanciato il primo School Strike, e da lì è iniziato tutto. Loro hanno iniziato a dire che tanto noi non avremmo mai fatto nulla del genere, così ho accolto la provocazione e ho detto “sapete che c’è? Io ve lo faccio fare.” Così ho aperto a mio nome la pagina School Strike 4 Climate e ho detto ai ragazzi di darmi dei contenuti da caricarci sopra. Sicuramente l’ho fatto anche un po’ per me, perché finalmente ora posso fare qualcosa di concreto.

E com’è andata?

All’inizio pubblicavo i contenuti delle mie lezioni, ovviamente senza mostrare i volti dei ragazzi. A volte erano semplicemente immagini o link dei temi che quel giorno avevamo trattato in classe. Solo con questi pochi contenuti iniziali la gente ha cominciato a commentare, condividere e contattarmi. A un certo punto ho chiesto ai ragazzi se volessero aderire allo sciopero mondiale del 15 marzo. E lì è partita la galvanizzazione compulsiva di tutte le classi.

Quindi parteciperete allo sciopero del 15 marzo?

La nostra scuola ha 360 alunni e non possiamo portarli tutti in piazza, perché sono minorenni e ci vogliono le autorizzazioni. Per scendere in strada liberamente, l’iniziativa dovrebbe partire dal dirigente scolastico. Quindi ho pensato che sarebbe stato utile organizzare comunque uno sciopero, ma tra le mura scolastiche. E non solo nella nostra scuola. Perché tante altre strutture in tutta Italia sicuramente vorrebbero aderire allo sciopero ma non possono andare in piazza. Così, ho diffuso l’idea di uno sciopero virtuale.

Quel giorno andremo a scuola, ma non faremo attività didattica, bensì dedicheremo l’intera giornata al cambiamento climatico, declinandolo in varie attività. All’inizio pensavo che avrebbero aderito solo poche classi, mentre alla fine si sono aggregate tutte e 17. In pratica, l’intera scuola venerdì parteciperà a questo sciopero indoor. E non solo, perché sempre più scuole mi stanno scrivendo che vorrebbero organizzare uno School Strike. L’idea di fondo quindi è molto semplice: chi non può andare in piazza può scioperare simbolicamente e poi condividere online le attività di quel giorno per testimoniare la propria partecipazione al Climate Strike. Basta ingegnarsi un po’, infatti ci sono mille modi creativi per far fare uno sciopero a dei ragazzini così giovani.

E i genitori come hanno reagito?

Il comitato genitori è entusiasta dell’iniziativa. Mi dicono tutti che era ora che qualcuno facesse qualcosa su un argomento che interessa tutti. C’è un entusiasmo generale fortissimo, tant’è che si sono messi a disposizione per aiutarci. Un papà ha sistemato un video che hanno girato i ragazzi, altri ci forniscono materiali utili per quel giorno, sono davvero coinvolti. E anche i genitori che non fanno parte del comitato, mi incontrano fuori da scuola e mi ringraziano, vogliono tutti aiutarmi. Io spero che aderiscano anche loro alla protesta, perché la partecipazione è importante.

Qual è il ruolo della scuola nella consapevolezza ambientale dei ragazzi?

Il problema fondamentale del cambiamento climatico è che perché sia davvero compreso c’è bisogno di un minimo di preparazione. Perché se tu non sai cos’è la Co2, o il metano, non puoi capire cosa sono il riscaldamento globale e l’inquinamento. Capire le premesse, quindi, è importante, perché il cambiamento climatico non è altro che il risultato di tutta una serie di errori che l’uomo ha commesso nel corso della sua storia, e se non conosci quali sono questi errori non potrai mai capire veramente la portata del problema.

Nella vita di questi ragazzi, la scuola rappresenta l’unica finestra della loro giornata che può trasmettere un tema del genere e aiutarli a riflettere su queste cose, su questi problemi. Perché a casa non ne parlano e il resto del tempo stanno davanti ai videogiochi o al cellulare, nel weekend vedono gli amici o si dedicano alle loro attività extrascolastiche e giustamente non si mettono a parlare del climate change. La scuola quindi può essere quel momento in cui anche loro possono essere informati di cosa sta succedendo al mondo in cui vivono. Perché loro pagheranno gli effetti di questa situazione in futuro, ma è adesso che devono essere preparati per affrontarli. E sì, sono molto giovani, ma se le cose le spieghi in modo semplice e accattivante anche un bambino piccolo può capire cosa significa “inquinare”.

In questo momento ci troviamo in una piena crisi ambientale e non abbiamo a disposizione né un Pianeta B né le risorse sufficienti per un mondo pulito. E sono in nostri figli, i nostri alunni che alla fine ne pagheranno le conseguenze. Ma c’è ancora tanto, troppo negazionismo. L’unico modo per far agire i leader mondiali è quindi alzare la voce dalle piazze, come è accaduto in passato per tante grandi rivoluzioni iniziate dal basso. Questa non è diversa. I politici del futuro dovranno ascoltare e accogliere queste grida di protesta, dovranno realizzare programmi che tengano in conto la tutela ambientale e una più equa redistribuzione delle risorse. Non si tratta di un’azione politica, perché la Terra non è di destra né di sinistra, la Terra è di tutti.