Come si affronta l’invasione di granchi blu nel Mediterraneo? La biologa marina: “Mangiandoli. Così si salvano le altre specie”

I granchi blu sono una specie aliena che i pescatori e i bagnanti stanno avvistando sempre più sulle coste italiane. Ma da dove provengono? Sono pericolosi per le altre specie? Secondo i biologi esiste una soluzione per limitarne la presenza nel Mar Mediterraneo: dobbiamo cominciare a mangiarli.
Francesco Castagna 5 Agosto 2022

Fare il bagno al mare è sinonimo di relax, ma a volte può capitarti sfortunatamente di essere pizzicato da una medusa o da una tracina. Quest'anno però ad aggredire i bagnanti è stato un altro animale.

Un particolare tipo di granchio dal colore bluastro, largo più del solito. Un nuovo ospite si sta introducendo nel nostro mare, essendo abituato ai predatori dell'Oceano Atlantico, potrebbe diventare a sua volta predatore delle nostre specie autoctone. Alcuni avvistamenti sono stati segnalati a Ladispoli, nel litorale laziale, ma anche in Puglia e nel delta del Po.

Ancora una volta non ci rendiamo conto del nostro impatto sull'ambiente. Questi granchi infatti sono arrivati nei nostri mari grazie all'acqua che le navi utilizzano come zavorra, ovvero quella che serve a stabilizzare lo scafo e che le imbarcazioni scaricano quando arrivano al porto.

Nel tempo sono state diverse le specie aliene marine che si sono stabilizzate nelle nostre acque. L'elenco degli animali alloctoni viene costantemente aggiornato dalla Società di biologia marina italiana.

Tante realtà, grandi e piccole, si occupano di monitorare il fenomeno dell'invasione di nuove specie nei nostri habitat. Tra queste c'è anche la biologa marini Carlotta Santolini.

"L'anno scorso, dopo la laurea, insieme a Fondazione Cetacea ho avviato un progetto che si chiama "Sailing for life". Ho navigato lungo tutta la costa italiana, adriatica e ionica e poi anche lunga tutta la Sicilia per fare diverse attività sia di divulgazione scientifica che di citizen science", racconta la biologa.

Grazie a questa esperienza ha avuto modo di intervistare i pescatori con dei questionari della LEC, la local ecologic knowledge, ovvero delle domande basate sulla conoscenza dei pescatori. I quesiti servivano per ricostruire i cambiamenti storici avvenuti nella pesca. In particolare Santolini voleva capire come i cambiamenti climatici dovuti all'impatto antropico, cioè delle attività umane sull'ambiente, abbiano cambiato questa attività.

"Mi sono resa conto effettivamente del problema delle specie aliene, in particolare del granchio blu. Da lì sono stata a Policoro, in Basilicata, a pescare i granchi blu in laguna e ho appurato come, in zone dove prima pescavano tanto, ora si peschino solo granchi blu. Questo perché non c'era nient'altro", spiega la biologa.

Come forse puoi immaginare, uno degli effetti della scarsità di altre specie è la sovrapesca. Così Santolini e altre quattro colleghe hanno creato il progetto Blueat, il cui fine è proprio quello di spostare l'attenzione dalle solite specie sfruttate che normalmente consumiamo alle specie aliene.

Insieme alle altre "mariscadoras" la biologa ha creato una vera e propria filiera sostenibile. Quando questo tipo di granchio viene preso dai pescatori il loro obiettivo è proprio quello di incentivarli a fare una pesca target, ovvero solo delle specie aliene con delle trappole.

Questo granchio viene poi pescato e trasformato in polpa, venduta da una parte alla grande distribuzione e dall'altra alla ristorazione. La biologa ci spiega che con le sue colleghe ha creato una rete di contatti, coinvolgendo alcuni chef stellati che stanno provando la polpa.

Se pensi che sia diversa dalla polpa degli altri  granchi, sappi che non è così. A promuovere tali eventi infatti ci sono enti come il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali e Coldiretti.

Il granchio blu raggiunge dimensioni elevate, possiede delle chele molto resistenti e può misurare fino a 22 centimetri. È molto vorace e se arriva lungo le coste può mettere a rischio la balneazione.

Ma perché è blu? Secondo Santolini perché "più un animale è colorato e più questa sua caratteristica gli serve per spaventare i suoi predatori".

Con il passare del tempo questi nuovi "ospiti" si stanno nutrendo di tutta la nostra fauna autoctona e minacciano la biodiversità. "Piuttosto che mangiare la solita orata o le solite specie, possiamo limitarne la presenza", sostiene la biologa.

Le zone italiane in cui questo granchio è particolarmente presente sono il Delta del Po, i laghi di Lesina e Varano e Policoro. La specie si trova prevalentemente in acqua dolce, perché ha bisogno di acqua salmastra per potersi riprodurre. Inoltre, con la situazione di siccità che stiamo vivendo, i granchi blu si stanno spostando sempre di più lungo tutte le coste italiane.