Cop24: ecco cosa è successo durante la conferenza Onu sul clima che si è appena conclusa in Polonia

Tredici giorni, quasi 200 Paesi, 12 anni rimasti per salvare il clima mondiale, un regolamento che rende operativo l’accordo di Parigi del 2015. Ecco che cosa è successo durante la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si è tenuta a Katowice dal 3 al 16 dicembre.
Sara Del Dot 17 Dicembre 2018

I rappresentanti di 196 Paesi del mondo si sono riuniti per ben tredici giorni a Katowice, in Polonia, in occasione della conferenza Onu sul clima Cop24, per capire insieme come risolvere la crisi climatica che in soli 12 anni potrebbe danneggiare il nostro Pianeta in modo irreparabile. E come? Iniziando a capire come seguire nel modo migliore le disposizioni contenute nell’accordo di Parigi sul clima firmato nel 2015. Dopo quasi due settimane di negoziazioni e compromessi, oltre a qualche giorno di stallo dovuto ad alcuni contrasti da parte di Paesi produttori di petrolio come Russia e Arabia Saudita, è stato redatto un regolamento finale di 100 pagine che rende ufficialmente operativo l’accordo di Parigi, spiegando passo per passo in che modo raggiungere gli obiettivi previsti. Questo significa che non è più possibile aspettare: il cambiamento deve cominciare adesso, e anzi, siamo già in ritardo.

Cop24

Ma che cos’è esattamente Cop24? Se non ne hai mai sentito parlare forse è perché sui media tradizionali non viene dato molto spazio a tematiche di questo genere. Si tratta della conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, cui partecipano i rappresentanti di centinaia di Paesi del mondo. Quest’anno ha avuto luogo a Katowice, in Polonia, dal 3 al 16 dicembre. Tredici giorni di discussioni e negoziazioni tra i rappresentati dei vari Stati partecipanti, che alla fine sono riusciti a raggiungere un accordo unanime su come muoversi per contrastare il cambiamento climatico, nonostante alcuni rallentamenti. Infatti, la conferenza si è conclusa quasi 24 ore dopo il previsto, a causa di alcuni attriti da parte dei principali Paesi produttori di petrolio che hanno obbligato l’intera conferenza a scendere a compromessi per poter raggiungere un risultato che mettesse tutti d’accordo. A Katowice erano presenti i rappresentanti di 196 Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti che, ricordiamo, si sono sfilati dall’accordo di Parigi nel 2017 grazie a una decisione del Presidente Donald Trump (anche se ci vogliono circa 4 anni per concludere le procedure di uscita dal trattato).

Ha fatto un intervento anche Greta Thunberg, la giovane svedese di 15 anni diventata una star del mondo ambientalista grazie allo sciopero che esercita ogni venerdì, saltando la scuola e recandosi davanti al Riksdag, il Parlamento svedese, con il cartello “sciopero scolastico per il clima”.

 

Di cosa si è discusso

Nel corso delle quasi due settimane di dibattito e negoziazioni, sono state stabilite le regole per mettere in pratica entro il 2020 le disposizioni stabilite dall’accordo risultato dalla conferenza di Parigi sul clima del 2015 (Cop21), il trattato sul clima più importante degli ultimi anni a livello mondiale, firmato allora da 195 Stati. L’accordo di Parigi ha come obiettivo quello di creare un percorso comune a tutti i Paesi per diminuire le emissioni di gas serra, stanziare fondi per 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi in via di sviluppo a contrastare i cambiamenti climatici, tenere monitorata costantemente la situazione ambientale di ciascun Paese, e soprattutto cercare di mantenere l’aumento di temperatura sotto i 2 gradi, sforzandosi però di rimanere sotto 1,5 gradi.

Nello specifico, durante gli incontri della Cop24 sono stati stabiliti i criteri per misurare le emissioni di Co2, si è discusso su come mettere in pratica misure adeguate e specifiche per ogni Stato per gestire i cambiamenti climatici, e si è deciso come gli Stati più ricchi possano fornire aiuti adeguati ai Paesi invia di sviluppo. Raggiungere un accordo che andasse bene a tutti è stato un po’ complicato, soprattutto a causa dei contrasti da parte di Russia, Kuwait, Arabia Saudita, Brasile e Stati Uniti (tutti produttori di petrolio), che si sono rifiutati di riconoscere i risultati dell’ultimo rapporto IPCC, di cui parleremo nel paragrafo seguente.

Dal punto di vista economico, alcuni Paesi europei hanno promesso lo stanziamento di 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020 per far fronte alle minacce climatiche, e la Banca Mondiale ha messo a disposizione 200 miliardi di dollari per il periodo 2021-2025.

Alla fine, il risultato della conferenza è stata la sottoscrizione da parte di tutti i partecipanti, di un Rulebook, una sorta di regolamento di circa 100 pagine che rende ufficialmente operativo l’accordo di Parigi, e in cui sono descritte le modalità di adozione delle norme per perseguirne gli obiettivi e contrastare il cambiamento climatico. A questo, però, va affiancata la volontà di raggiungerli, questi obiettivi.

L'ultimo rapporto IPCC

L’ultimo preoccupante rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), il più importante organismo scientifico che si occupa di analizzare l’andamento dei cambiamenti climatici, è stato uno dei punti più controversi della discussione, dal momento che Russia, Kuwait, Arabia Saudita, Brasile e Stati Uniti hanno impedito che l’intera conferenza Cop24 ne adottasse le conclusioni, creando uno stallo durato alcuni giorni. Alla fine, infatti, la conferenza ha unanimemente riconosciuto l’importanza dello studio ma non i suoi risultati. Ma cosa diceva questo rapporto di tanto controverso? I risultati dell’analisi rivelano che sarà inevitabile raggiungere un aumento di 1,5 gradi di temperatura terrestre. Inoltre, se si proseguisse con l'attuale ritmo di emissione dei gas serra, entro il 2030 questo limite di 1,5 gradi verrebbe ampiamente superato. Se poi si raggiungessero i 2 gradi, le conseguenze ambientali sarebbero catastrofiche per il Pianeta e i suoi abitanti. Ma invertire la tendenza è tutt’altro che facile. Infatti, sempre il rapporto evidenzia che per non superare l’aumento della temperatura di 1,5 gradi, sarebbe necessario ridurre le emissioni di Co2 del 45% entro il 2020. Praticamente impossibile.

Non ancora abbastanza

Nonostante alla fine una conclusione sia stata raggiunta, per le associazioni ambientaliste, prima fra tutte Greenpeace, i risultati della Cop24 sono assolutamente insoddisfacenti. Infatti, l’associazione ha sottolineato come siano state dette tante parole e fatte tante promesse, ma all’orizzonte sembrano non esserci ancora soluzioni concrete per combattere un problema oggi più che mai urgente. La critica principale riguarda il fatto che non sembra esserci consapevolezza da parte dei Governi mondiali del reale pericolo in cui il Pianeta incorre, nonostante il rapporto IPCC lo abbia evidenziato molto bene. L’invito di Greenpeace, ma anche di Slow Food, Wwf e tanti altri, è quello di mostrare una volontà reale e concreta di seguire le regole sottoscritte nel Rulebook e dimostrare ai cittadini che il cambiamento climatico è un problema che va affrontato tempestivamente e con azioni concrete, senza ulteriori attese.