Cosa sono i fertilizzanti e perché sono un problema per l’ambiente e per la tua salute

Ogni anno nel mondo 138 milioni di tonnellate di prodotti chimici vengono riversati nei campi. La produttività del terreno aumenta in modo esponenziale, ma anche l’inquinamento di suolo, acqua e aria. La vera domanda però è: possiamo farne a meno?
Giulia Dallagiovanna 13 Dicembre 2018

I fertilizzanti sono gli integratori delle piante. Forniscono alle colture le sostanze nutritive che il terreno ha perso con l'usura e le proteggono dagli attacchi degli agenti esterni. Quasi tutti gli agricoltori li utilizzano, ma sono pochi quelli che hanno scelto prodotti biologici. Sono 138 milioni di tonnellate le sostanze che ogni anno vengono riversate sui campi di tutto il mondo, secondo i numeri dell'Icei (Istituto di cooperazione economica internazionale).

La produttività di ogni ettaro aumenta in modo esponenziale e ciascun lembo di terra è sfruttato al massimo. Ma a che prezzo per la salute? E quale impatto ambientale hanno? Ma soprattutto: ci sono alternative?

Cosa sono i fertilizzanti

Sono prodotti che servono a migliorare le performance del terreno, rendendolo pronto ad accogliere e far crescere le piante. Possono essere ottenuti da prodotti chimici o materie prime naturali, anche se i più diffusi sono i primi.

Concimi, correttivi e pesticidi fanno tutti parte di questa famiglia. Come già saprai, i concimi servono ad arricchire la terra con le sostanze nutritive che ha perso a causa del continuo utilizzo dello stesso campo. Mentre i pesticidi servono a eliminare parassiti e altri esseri viventi che potrebbero danneggiare la pianta. I correttivi invece si occupano di ristabilire il pH del suolo, quando è troppo alcalino o eccessivamente acido e non permette la sopravvivenza delle colture.

In Italia si utilizzano i fertilizzanti soprattutto a partire dal dopoguerra, quando si sono diffuse le monoculture intensive e si è reso necessario ottenere il massimo della produttività da ogni campo e per ogni raccolto. Ma la loro storia, in realtà, è più antica, se pensi che il primo è stato brevettato addirittura a metà Ottocento dallo scienziato inglese John Bennet Lawes.

Ma quelli che possono essere considerati i padri di questi agenti chimici sono probabilmente Fritz Haber e Carl Bosh, che nel 1909 hanno sintetizzato l'ammoniaca. E proprio questo procedimento ha permesso di ottenere i fertilizzanti a base di azoto, che oggi sono i più diffusi.

Come sono fatti i fertilizzanti

In breve, sono ottenuti tramite processi chimici di estrazione e sono composti da elementi che si classificano come primari, secondari o minori a seconda della percentuale di presenza nel prodotto finito. I concimi, in particolare, contengono soprattutto azoto, fosforo e potassio che, esattamente come le fonti fossili, rappresentano una risorsa destinata un giorno a finire.

Come ti dicevo prima, l'azoto è la base di almeno tre quarti dei fertilizzanti che si trovano in commercio. Sono concimi azotati ad esempio il Cloruro di ammonio e il Nitrato di ammonio. Questo elemento chimico funziona da vero e proprio doping per le piante e aumenta in maniera enorme la produttività del suolo.

Quando inquinano i fertilizzanti?

Partiamo dai qualche numero: ogni anno nel mondo si utilizza una media di 140 chili di fertilizzanti per ettaro di terreno. Secondo i dati della Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura, dal 2014 al 2018 l'impiego di queste sostanze chimiche è cresciuto in media dell'1,8% ogni 12 mesi.  La Cina è il Paese al mondo che ne consuma di più, mentre il continente africano è in coda alla classifica.

Il 35% delle polveri sottili nell'aria di Milano è prodotto dall'agricoltura

Questi milioni di tonnellate che quotidianamente vengono riversate nei campi producono il 95% delle particelle di ammoniaca presenti nell'aria che respiri. Ed entrano nei tuoi polmoni anche se vivi molto lontano dalla campagna. Nella primavera del 2014, Parigi dovette far fronte a picchi di inquinamento molto elevati: secondo i dati della Commissione europea per l'Ambiente, il 62% delle particelle presenti nell'aria era di ammoniaca. Allo stesso modo, un rapporto del 2017 redatto dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, ha reso noto che il 35% delle polveri sottili che invadono Milano è colpa dei fertilizzanti e dei rifiuti degli allevamenti.

E questo, una volta che sono già stati utilizzati. Ma cosa avviene prima? Devono essere prodotti, confezionati e trasportati in tutto il mondo. Circa il 20% dell'emissione di anidride carbonica nell'atmosfera è causata dall'agricoltura e un terzo di questa è colpa dei fertilizzanti. Si crea CO2 ogni volta che si estraggono i minerali che fanno da elementi basi del composto, quando si raggiunge una temperatura di 500 gradi per sintetizzare l'ammoniaca e, molto semplicemente, quando si distribuiscono i prodotti finiti alle aziende agricole del globo.

Quello che resta

I fertilizzanti vengono utilizzati per nutrire il terreno, d'accordo, ma quanta parte di questi sono effettivamente assorbiti dalle piante. Poca. Anzi, nel caso dei prodotti a base di fosforo è solo il 20%. Il resto è un rifiuto che rimane nel suolo, finisce nelle acque reflue oppure defluisce nei canali idrici. Non solo mari e fiumi vengono inquinanti dai rifiuti agricoli, ma anche le falde acquifere che si trovano sottoterra.

E quando un fertilizzante arriva nei corsi d'acqua, fa quello che è stato creato per fare: fertilizza. Si crea così un fenomeno dal nome complesso, eutrofizzazione, ma in realtà dal procedimento abbastanza intuitivo: l'habitat in cui finisce il prodotto viene improvvisamente arricchito di sostanze nutritive che portano alla proliferazione delle alghe e quindi alla perdita d'ossigeno per gli altri esseri viventi. Troppa vita, in sostanza.

Possiamo fare a meno dei fertilizzanti?

La risposta è chiara: no. Almeno non fino a quando la popolazione globale continuerà a crescere con questi ritmi. Secondo Assofertilizzanti, concimando la terra con prodotti chimici si eviterebbe di dover ricorrere a nuovi spazi per coltivare e quindi al disboscamento e alla distruzione di habitat naturali. Ma come abbiamo visto, i danni per l'ambiente sono comunque significativi e non possono essere ignorati.

Come si fa allora? Come spesso accade quando si parla di inquinamento, parte della soluzione sei proprio tu. Scegliere prodotti biologici, di stagione e a chilometro zero riduce la necessità di ricorrere a fertilizzanti. Inoltre, evitare lo spreco di cibo fa in modo che la domanda non cresca in modo esponenziale.