Cosa sono i siti orfani e perché nel Pnrr ci sono fondi per la loro bonifica

Nel Pnrr sono presenti anche 500 milioni di euro utili alla bonifica dei siti orfani. Se non ne hai mai sentito parlare, ti basti sapere che sono quelle aree di territorio inquinate o contaminate, ma di cui è lo Stato a doversi fare carico del risanamento, dato che il responsabile dell’inquinamento manca, oppure non è stato mai individuato. In questo articolo ti spieghiamo cosa sono i siti orfani, dove si trovano e quali sono i criteri per avviarne un progetto di bonifica.
Michele Mastandrea 3 Maggio 2022

Hai mai sentito parlare dei siti orfani? Si tratta di parti di territorio inquinate o contaminate, e che necessitano dunque di essere sottoposte a bonifica. La loro particolarità sta nel fatto che i responsabili dell'inquinamento dell'area sono mancanti, oppure sconosciuti, oppure inadempienti rispetto ai loro doveri. Di conseguenza, volente o nolente, è lo Stato a dover intervenire per rimettere queste aree in sesto dal punto di vista ambientale.

Una necessità presa in carico dal governo, che all'interno del Pnrr ha stanziato 500 milioni di euro per gli interventi sui siti orfani. Già a fine 2020 erano però stati stanziati più di 105 milioni di euro per iniziare le bonifiche nelle aree di questo tipo. Al momento in Italia le porzioni di territorio categorizzate come ‘siti orfani' sono 271. Andiamo a vedere nel dettaglio qual è la situazione.

Cosa sono

Secondo la definizione fornita dal Ministero della Transizione Ecologica, i siti orfani sono "quei siti contaminati che non siano stati bonificati dai responsabili o dai proprietari dei terreni, perché sconosciuti o inadempienti". Si tratta soprattutto di ex discariche, ex inceneritori, fabbriche o cave minerarie dismesse, mattatoi, raffinerie petrolifere. Insomma, di luoghi nocivi per l'ambiente e per la salute.

Di varia estensione, l'importanza di riportarli alla ‘normalità‘ sta nella tutela delle popolazioni residenti in prossimità di queste aree, ma anche nell'evitare che la contaminazione possa ulteriormente allargarsi al territorio circostante.

Dove si trovano

In Italia, secondo l'elenco aggiornato, non ci sono Regioni dove non si trovino aree di questo tipo. In totale, i siti orfani sono come detto 271. Sono le Regioni del Sud che in percentuale posseggono la maggior parte delle aree di questo tipo. In particolare la Campania (che ha il numero maggiore di questo tipo di aree, 53) e la Sicilia, 36.

La quota maggiore in termini percentuali è però in Veneto, poco più del 28% in termini di estensione totale dei siti orfani nel Paese, cui segue la Sicilia con poco più del 23%. Numerosi i siti orfani anche in Lombardia e in Piemonte, zone non a caso dalla notevole industrializzazione. Le risorse stanziate dal Pnrr possono essere utilizzate per la realizzazione di interventi di messa in sicurezza d’emergenza, per la analisi di rischio, per la bonifica, per la messa in sicurezza permanente e per effettuare un ripristino ambientale.

Pnrr: i criteri per le bonifiche

Tramite lo stanziamento nel Pnrr, il governo (che ha potenziato un piano già esistente nel 2020), intende infatti "favorire, attraverso la bonifica, il riuso di suolo attualmente compromesso da fenomeni di contaminazione, favorendo il suo reinserimento nel mercato immobiliare, riducendo l'impatto ambientale e promuovendo l'economia circolare".

L'obiettivo  – scritto nero su bianco nel Pnrr stesso  – è bonificare il 70% dei siti orfani entro il 2026. I fondi sono già stati ripartiti tra le Regioni, quello che manca ora è un "Piano d'azione" per individuare quali specifici interventi finanziare, progetto che andrà reso pubblico dal Ministro della Transizione Ecologica non oltre il 31 dicembre 2022. Di sicuro c'è che, come in tutti i progetti nell'ambito del Pnrr, i fondi andranno per il 40% alle Regioni meridionali.

Ad ogni modo, secondo i criteri fissati da un decreto della ‘Direzione generale uso sostenibile del suolo e delle risorse idriche', per ottenere i finanziamenti servono progetti che prevedano la riqualificazione di almeno il 70% della superficie di suolo interessata. Questa deve essere effettuata coerentemente alla normativa nazionale e comunitaria, senza violare la normativa sugli aiuti di Stato.

Inoltre, il progetto non deve essere già oggetto di altri finanziamenti europei, rispettando allo stesso tempo il principio del “non arrecare un danno significativo” nella sua modalità di esecuzione. Infine, la conclusione degli interventi deve essere entro e non oltre il 31 marzo 2026.