Cos’è il glifosato e perché è così contestato

Introdotto sul mercato negli anni Settanta, il glifosato è l’erbicida più usato al mondo. Da quando è stato classificato come “probabilmente cancerogeno” dallo Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, il suo utilizzo ha sollevato numerose polemiche e alcuni paesi europei vorrebbero bandirlo.
Federico Turrisi 25 novembre 2019

Tra gli argomenti che hanno creato più polemiche negli ultimi anni c'è quello legato al glifosato. È nocivo per la salute oppure no? Quali danni arreca all'ambiente? Perché alcuni paesi lo vogliono bandire? È proprio indispensabile il suo utilizzo? Si tratta di un tema molto complesso. Per avere un quadro più chiaro e comprendere le ragioni per cui la questione è così controversa, è necessario conoscere il contenuto dei pareri che hanno formulato le principali agenzie internazionali sulla sostanza chimica. Ma procediamo per gradi e partiamo dalla prima domanda: che cos'è il glifosato?

Cos'è il glifosato

Il glifosato, o più correttamente glifosate, è l'erbicida più potente e utilizzato al mondo. Questo composto chimico (la sua formula è C3H8NO5P) viene sintetizzato per la prima volta nel 1950 dal chimico Henri Martin, che lavorava per l'azienda farmaceutica svizzera Cilag. Attraverso una complessa serie di passaggi societari, il glifosato entra nei laboratori della multinazionale statunitense dell'agrochimico Monsanto, che a partire dal 1974 comincia a commercializzare l'erbicida RoundUp. Tra i prodotti a base di glifosato è il più famoso e utilizzato, ma non è l'unico. Nel 2001 infatti è scaduto il brevetto della Monsanto e da quella data il glifosato viene usato da molte aziende nella formulazione dei loro diserbanti.

Come agisce

Ma come agisce il glifosato? Dal punto di vista molecolare presenta una struttura simile a un amminoacido, la glicina. Viene assorbito attraverso la superficie delle foglie e tramite il flusso linfatico viene trasportato verso ogni parte della pianta. Il glifosato interrompe la sintesi di tre amminoacidi (triptofano, tirosina e fenilalanina), bloccando un enzima chiamato 5-enolpiruvilshikimato 3-fosfato sintetasi.

Il successo del glifosato tra gli agricoltori è dovuto proprio alla sua efficacia: si è rivelato un valido strumento nella lotta alle piante infestanti, consentendo di ridurre l'uso di pratiche di lavorazione del terreno che causano la degradazione della sua sostanza organica e l’erosione del suolo. Tuttavia il suo massiccio utilizzo sta portando alcune specie vegetali a sviluppare una forma di resistenza al composto chimico – senza contare che esistono anche varietà di piante geneticamente modificate al fine di resistere al glifosato -, un problema che però non riguarda solo il glifosato, ma anche altri pesticidi.

I rischi per la salute

Ma il punto più spinoso riguarda i suoi possibili effetti nocivi per la salute umana. Da quando lo Iarc ha classificato il glifosato come sostanza "probabilmente cancerogena" il dibattito pubblico si è infiammato. Le cause intentate, soprattutto negli Stati Uniti, contro la Monsanto (che nel 2018 è stata acquisita dalla casa farmaceutica tedesca Bayer) si sono moltiplicate, in molti paesi sono nati movimenti e associazioni che si battono per vietarne l'uso.

Nel 2017 gli stati membri dell'Unione Europea hanno deciso di rinnovare la licenza per il glifosato fino al 2022. Tuttavia vari paesi europei hanno preso o hanno intenzione di prendere misure restrittive riguardo l'utilizzo del discusso erbicida all'interno dei loro confini nazionali. Lo scorso luglio il parlamento austriaco ha votato a favore per il bando totale del glifosato; "un successo storico" lo ha definito Greenpeace, dal momento che l'Austria è il primo paese europeo che ha scelto di imporre il divieto di utilizzo del composto chimico. La Germania potrebbe seguire il suo esempio: il Governo di Berlino ha infatti approvato un programma per bandire i prodotti a base di glifosato entro la fine del 2023. Resta da capire se si tratta di casi isolati o se la nuova Commissione Europea si orienterà verso un'agricoltura priva di glifosato. A questo proposito rimangono decisivi comunque i pareri che gli enti regolatori comunitari (come l'Efsa e l'Echa) sono chiamati a formulare su un'eventuale pericolosità del glifosato.

C'è da aggiungere che il mercato europeo per i diserbanti chimici a base di glifosato è molto piccolo se confrontato a quello statunitense o sudamericano. Ma oltre al danno di immagine per aziende come Bayer-Monsanto, un eventuale bando del glifosato contribuirebbe in maniera significativa a ridefinire gli standard di sicurezza dei prodotti alimentari in commercio in Europa, e dunque anche in Italia.

I pareri delle agenzie

Ecco cosa dicono le agenzie internazionali e italiane sul glifosato:

Cosa dice lo Iarc

Lo Iarc è l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro e fa parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Per comprendere il significato della decisione presa dall'agenzia c'è bisogno di una breve digressione. Lo Iarc si avvale di un gruppo di esperti e di ricercatori che analizza i dati sia degli studi epidemiologici sia di quelli condotti sugli animali da laboratorio; dispone inoltre di un indice per classificare il livello di pericolosità di sostanze, composti chimici e agenti espositivi, in questo caso parliamo della loro potenzialità di provocare tumori negli esseri umani. L'indice è formato da cinque categorie:

  • Gruppo 1: cancerogeno (sufficiente evidenza di cancerogenicità nell’uomo);
  • Gruppo 2a: probabilmente cancerogeno (limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo e sufficiente evidenza negli animali);
  • Gruppo 2b: possibilmente cancerogeno (limitata evidenza di cancerogenicità nell’uomo e insufficiente evidenza negli animali);
  • Gruppo 3: cancerogenicità non classificabile (evidenza di cancerogenicità inadeguata nell’uomo e inadeguata o limitata negli animali);
  • Gruppo 4: probabilmente non cancerogeno (evidenza di assenza di cancerogenicità sia nell’uomo sia negli animali).

Tutto chiaro? Bene, nel marzo 2015 lo Iarc ha deciso di inserire il glifosato nel gruppo 2A, ossia "probabilmente cancerogeno per gli esseri umani". Come le carni rosse e le sostanze prodotte durante la frittura ad alte temperature. È stata proprio questa decisione la miccia che ha fatto scoppiare il caso glifosato. Una notizia che ha fatto molto scalpore: il diserbante più usato sul pianeta è nocivo per la salute dell'uomo, addirittura potrebbe causare tumori. In particolare, gli studi epidemiologici hanno segnalato un possibile aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori esposti per lavoro alla sostanza, mentre gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza può provocare stress ossidativo e genotossicità, ossia danni a livello genetico: in sostanza l'esposizione al glifosato può alterare il dna delle cellule, provocando mutazioni e quindi anche, potenzialmente, la formazione di tumori.

Cosa dice l'Efsa

Se abiti a Parma sicuramente ne avrai sentito parlare, visto che la sua sede centrale è proprio nella città emiliana. L'Efsa è l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Anche questo ente è stato chiamato ad esprimere un giudizio sul glifosato. Ed è stato un giudizio di assoluzione. In sostanza, l'Efsa, nello stesso anno in cui è uscita la monografia dello Iarc sul glifosato, ha ribaltato la sentenza, ritenendo improbabile che il glifosato sia genotossico e cancerogeno. Come si legge nel report, "tutti gli esperti degli Stati membri, con un’unica eccezione, hanno convenuto che né i dati epidemiologici (cioè sull'uomo) né le prove da studi su animali abbiano dimostrato nessi causali tra esposizione al glifosato e insorgenza di cancro nell’uomo" .

Diversi organi di stampa europei hanno messo in dubbio l’integrità della valutazione del glifosato da parte dell'Unione Europea, in particolare il contenuto della relazione di valutazione presentata all'EFSA dall'Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR). Secondo testate come La Stampa e The Guardian, circa un centinaio di pagine del rapporto Efsa riprendevano testualmente i dossier presentati dalla Monsanto agli enti regolatori. L'Efsa ha difeso la fondatezza della valutazione dell'UE e sottolineato che le accuse si basavano su un fraintendimento legato al processo di revisione tra pari. Non ha però negato il peso che hanno gli studi effettuati dall’industria – studi quindi che hanno un altissimo rischio di essere influenzati dalle grandi aziende – nella valutazione della sicurezza dei prodotti introdotti nel mercato europeo.

Cosa dicono Oms e Fao

Sebbene lo Iarc, come abbiamo detto nel paragrafo precedente, faccia parte dell'Oms, gli esperti di quest'ultima in un tavolo di lavoro congiunto con la Fao, l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura – stiamo parlando, per essere più precisi, del Jpmr (Joint Meeting on Pesticide Residues) ossia del comitato congiunto di Oms e Fao che si riunisce ogni anno per condurre valutazioni di rischio e armonizzare gli standard di sicurezza relativi ai residui di pesticidi nel cibo – , nel maggio 2016 hanno ritenuto improbabile che l’assunzione di glifosato attraverso la dieta rappresenti un rischio cancerogeno per l’uomo. Fai molta attenzione però: se i residui di glifosato sono stati giudicati innocui negli alimenti che mangiamo, il quadro è decisamente meno chiaro per quanto riguarda l'esposizione professionale, quella cioè a cui sono sottoposti gli agricoltori o anche coloro che vivono nelle vicinanze di campi dove si fa ampio uso dell'erbicida.

Cosa dice l'Echa

Nel marzo 2017 è arrivato il parere anche del comitato per la valutazione dei rischi dell'Echa (l'Agenzia europea delle sostanze chimiche), che è in linea con quello dell'Efsa: le prove scientifiche attualmente disponibili non soddisfano i criteri per classificare il glifosato come cancerogeno, mutageno o tossico per la riproduzione. Il glifosato è stato giudicato tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata e in grado di provocare gravi lesioni oculari. Due elementi che, stando alla legislazione comunitaria, devono essere obbligatoriamente riportati su tutti i prodotti a base di glifosato in commercio.

Cosa dice l'Ispra

Partiamo dal presupposto che in Italia i prodotti contenenti glifosato non sono vietati, al contrario trovano un ampio utilizzo in agricoltura. Un decreto ministeriale datato 9 agosto 2016 del ministero della Salute ha posto soltanto alcune restrizioni per il loro impiego. Per la precisione, il divieto riguarda:

  • l'utilizzo nelle aree frequentate dalla popolazione o dai gruppi vulnerabili, come parchi, giardini, campi sportivi, aree gioco per bambini e aree adiacenti alle strutture sanitarie;
  • l'utilizzo in fase di pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura;
  • l’uso non agricolo su suoli contenenti una percentuale di sabbia superiore all’80%, ai fini della protezione delle acque sotterranee.

L'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel Rapporto nazionale pesticidi nelle acque ha valutato l'impatto sull'ambiente anche del glifosato. Gli esperti hanno registrato in 371 punti di monitoraggio delle acque superficiali (pari al 23,9% del campione totale) e in 260 punti di monitoraggio delle acque sotterranee (8,3% del totale) concentrazioni di pesticidi superiori ai limiti ambientali. Tra le sostanze che maggiormente hanno determinato il superamento della soglia c'è proprio il glifosato. La regione con i livelli di contaminazione più elevati è la Lombardia, seguita dal Veneto e dalla Provincia autonoma di Bolzano.