Cos’è Life Ursus, il progetto che ha reintrodotto l’orso bruno in Trentino e sulle Alpi centrali

Iniziato nel 1996 e finanziato dall’Unione europea, il progetto puntava alla reintroduzione di una comunità di orsi bruni sull’intero arco alpino centrale.
Sara Del Dot 7 Luglio 2020

Oggi è JJ4, prima era M49, prima ancora KJ2, prima ancora Daniza. La questione degli orsi in Trentino si ripropone ciclicamente ogni volta che si verifica un episodio spiacevole. È colpa loro o colpa nostra? Si tratta di esemplari problematici o semplicemente di madri che difendono i loro cuccioli? Sono loro o oppure siamo noi nel posto sbagliato al momento sbagliato? Vanno abbattuti se pericolosi? E se la risposta è no, come imparare a conviverci? Probabilmente una risposta giusta, che metta tutti d’accordo, non la troveremo mai.

Forse non tutti sanno che gli orsi, in Trentino e più in generale sulle Alpi centrali, sono stati reintrodotti dall’uomo ormai più di venti anni fa attraverso il progetto Life Ursus, che aveva l’obiettivo di salvare l’ormai esigua popolazione di orsi autoctoni prossimi all’estinzione.

L’idea era nata ancora nel 1992, durante la realizzazione del Piano faunistico del Parco nazionale Adamello Brenta, ma il progetto fu avviato quattro anni dopo, nel 1996 dallo stesso Parco Adamello Brenta in collaborazione con la Provincia Autonoma di Trento e l’Istituto nazionale della Fauna Selvatica dopo uno studio di fattibilità e un sondaggio d’opinione realizzato dall’istituto DOXA di Milano che aveva coinvolto circa 1500 cittadini. Finanziato dall’Unione Europea, Life Ursus mirava a ricreare un nucleo di orsi bruni nelle zone del Trentino occidentale, Bolzano, Sondrio e Verona. Mantenendoli sempre monitorati attraverso radiocollari e analisi genetiche.

Così, tra il 1999 e il 2002, sono stati importati dalla Slovenia 10 esemplari, che avrebbero dovuto ricreare una popolazione di circa 40-50 orsi nel giro di una ventina d’anni. E così è stato, superando di gran lunga le aspettative. Infatti, pare che JJ4, l’orsa che lo scorso 22 giugno ha aggredito padre e figlio sul monte Peller, sia proprio la figlia di Jurka, uno dei primi esemplari introdotti con il progetto, che era stata poi catturata nel 2007 per poi finire nell’oasi naturalistica della Foresta Nera, in Germania. Anche Daniza, uccisa nel 2014 da un’anestesia poi risultata letale dopo aver aggredito un cercatore di funghi, era stata introdotta in Trentino nel 2000 proprio nell’ambito del progetto. E appartenente a Life Ursus era anche KJ2, l’orsa che nel 2017 aveva aggredito un uomo a spasso con il suo cane nella zona dei laghi di Lamar, poi abbattuta. Oggi in Trentino siamo a quota quasi 100 esemplari.

La questione della capacità dei territori di gestire questo progetto si ripropone ogni volta che avvengono episodi spiacevoli che coinvolgono la difficile convivenza tra uomo e orso sulle montagne, in particolare su quelle del Trentino dove sembrano avvenire con maggiore frequenza. La questione principale si riduce sempre a come agire nei confronti di esemplari considerati "problematici", le cui soluzioni possono essere l'abbattimento come previsto in alcuni casi (ma a quel punto è necessario verificare che l'orso sia realmente pericoloso, se ad esempio abbia agito per aggressività o semplice difesa), oppure il trasporto in un centro di recupero, con il conseguente rischio di condannare l'animale a una vita di reclusione lontana dalle sue necessità etologiche.