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20 Agosto 2020
12:00

Da vino Doc a gel disinfettante: la triste fine delle bottiglie invendute trasformate in flaconi

La crisi nata dal lockdown che ha tenuto serrati bar e ristoranti ha provocato un calo delle vendite di vino di circa il 50%. Così i produttori si sono trovati costretti a “rottamare” la propria produzione derivata dalla vendemmia 2019 mandandola in distilleria per diventare gel disinfettante.

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Da vino Doc a gel disinfettante: la triste fine delle bottiglie invendute trasformate in flaconi
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Se un tempo il concetto di felicità veniva riassunto in un panino con un bicchiere di vino, oggi potremmo tranquillamente affermare che pane e vino sono stati sostituiti da mascherine e liquido igienizzante. E non soltanto per modo di dire, dal momento che sono 70 milioni le bottiglie di vino da tavola invendute che stanno per essere trasformate in gel disinfettante.

Stiamo parlando di 500mila ettolitri di vino della vendemmia 2019, che a causa della chiusura di bar e ristoranti sono rimasti invenduti e hanno trovato un nuovo, insolito utilizzo. Infatti, tutti questi litri stanno per essere distillati per diventare il liquido più ricercato degli ultimi mesi. Certo non è stata una decisione facile né felice, bensì una manovra obbligata per i produttori dal momento che si è reso necessario fare posto ai frutti della vendemmia 2020, 45 milioni di ettolitri. Una vera e propria rottamazione quindi, che prevede il trasporto di 500mila ettolitri di vino nelle distillerie italiane in questi giorni, dove sarà sottoposto a un processo di trasformazione in cui 100 litri diventeranno 10 litri di alcol tra 92 e 96 gradi, suddivisi poi in 120 flaconi da 100 ml.

Una scelta triste, finale inglorioso per uno dei prodotti made in Italy più pregiati e apprezzati, resa tuttavia necessaria e possibile grazie all’aiuto da parte del governo, che ha stanziato diversi milioni per aiutare i produttori ad affrontare questa crisi.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.