Dal traffico illecito di rifiuti al bracconaggio: i tentacoli dell’ecomafia in Lombardia

L’aumento dei roghi di rifiuti in Lombardia ha messo sotto gli occhi di tutti il problema della criminalità ambientale. Se quello legato al ciclo illegale dei rifiuti industriali rimane il business più redditizio per la criminalità organizzata (43% dei reati ambientali accertati), non vanno trascurati i reati contro gli animali e la fauna selvatica (23%).
Federico Turrisi 10 dicembre 2019

C'è un settore in cui la criminalità organizzata sta mettendo le mani in maniera sempre più pervasiva: quello ambientale. Fino al 1997 il termine "ecomafia" neanche esisteva. È stato coniato per la prima volta da Legambiente 22 anni fa, quando l'associazione pubblicò la prima edizione del rapporto che indaga sulle attività illecite condotte dalle organizzazioni criminali a danno dell'ambiente. Si calcola che il fatturato derivante da queste attività illegali oggi raggiunga la cifra impressionante di oltre 16 miliardi di euro. Una delle regioni in cui il fenomeno è più radicato è la Lombardia.

In particolare, negli ultimi 2-3 anni l'incremento dei roghi di rifiuti, che fossero nei capannoni, nei depositi autorizzati e non, nei siti di stoccaggio o nelle discariche, ha portato al centro dell'attenzione dei media (oltre che dei magistrati) il problema dell'illegalità ambientale. Tanto che la Lombardia si è guadagnata il poco lusinghiero appellativo di "terra dei fuochi del Nord". L'ipotesi è che dietro agli incendi ci sia anche la criminalità organizzata di stampo mafioso. Insomma, qualcosa chiamata camorra o ‘ndrangheta.

Il 26% dei reati ambientali accertati nel Nord Italia nel 2018 si registra proprio in Lombardia. Il 43% di questi illeciti fanno parte del ciclo illegale dei rifiuti. Seguono i reati a danno degli animali e della fauna che raggiungono il 23% del totale e, subito dopo, gli illeciti penali nel ciclo illegale del cemento (22%). Sono questi alcuni dei dati messi in evidenza dal dossier "Criminalità ambientale in Lombardia 2019" presentato oggi a Milano da Legambiente.

Smaltimento illegale di rifiuti

Non è azzardato definire la Lombardia la Terra dei Fuochi del Nord, e ciò è testimoniato anche da due documenti istituzionali: l’indagine conoscitiva redatta dalla Commissione speciale antimafia, anticorruzione, trasparenza e legalità del Consiglio Regionale della Lombardia e la relazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. In quest’ultima si sottolinea che il 44% degli incendi, intesi come strumento di smaltimento illegale di rifiuti, si è verificata nelle regioni del Nord Italia. E così i riscontri investigativi della Dda (Direzione distrettuale antimafia, ndr) milanese ci dicono che la situazione è allarmante ”.

A parlare è Sergio Cannavò, responsabile del Centro Azione Giuridica di Legambiente Lombardia. Il motivo per cui si è assistito a un tale incremento è probabilmente da ricercarsi nel blocco delle importazioni di alcune tipologie di rifiuti (tra cui materia plastiche e derivati, residui tessili e carta da macero) stabilito dalla Cina ed entrato in vigore dal gennaio 2018. Questa azione ha messo in crisi la gestione dei rifiuti non solo in Italia, ma in tutti i paesi occidentali.

Se una parte della spazzatura è stata dirottata verso altri paesi asiatici, come la Thailandia, una parte consistente è rimasta da noi, provocando un sovraccarico nella filiera dei rifiuti e quindi un generale innalzamento dei costi di mercato nel trattamento dei rifiuti. C'è poi da considerare che in Italia non ci sono abbastanza impianti di trattamento e soprattutto questi sono collocati in maniera disomogenea sul territorio: la maggior parte sono al Nord, mentre il resto del Paese si trova in una situazione di forte carenza.

"La legislazione italiana prevede che ogni rifiuto proveniente da una produzione industriale sia accompagnato lungo tutta la filiera da un documento identificativo cartaceo dal momento in cui viene prodotto fino a quando non è completato il ciclo di smaltimento o di riutilizzo." – prosegue Cannavò – "Un metodo diffusissimo nel mondo criminale del traffico dei rifiuti è il cosiddetto giro-bolla, ossia la falsificazione di questa certificazione, che permette di ridurre i costi per lo smaltimento e trarre così profitti illeciti. Per esempio, posso dire di trasportare 5 tonnellate di rifiuti invece ne trasporto il doppio, posso dire di trasportare carta e invece c’è anche del materiale plastico".

La domanda a questo punto sorge spontanea: chi controlla? La materia è molto complessa. Semplificare all'estremo non è possibile, ma è quanto mai opportuno migliorare un meccanismo che ha non poche falle. "L’eccessiva burocrazia di certo non ostacola le attività della criminalità organizzata, anzi. Chi vuole commettere degli atti illeciti ne approfitta alla grande. Negli scorsi anni in Italia si è cercato di mettere in atto una tipologia di controllo un po’ più evoluta, il cosiddetto Sistri, ossia un sistema di tracciamento dei rifiuti a livello più informatico che cartaceo con una sorta di scatola nera che conservava il percorso del rifiuto. Il Sistri ha completamente fallito ed è stato eliminato all'inizio di quest'anno". Di fatto il Sistri non è mai entrato in funzione ed è costato più di 140 milioni di euro allo Stato e alle aziende coinvolte. Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa lo ha definito "uno dei più grandi sprechi nella gestione dei rifiuti speciali".

Reati contro gli animali

La Lombardia, per i reati contro la fauna “sulla terraferma”, si posiziona nella classifica regionale quarta con 278 reati accertati nel 2018. Fanno peggio Lazio, Sardegna e Campania. L'Italia può vantare una delle maggiori biodiversità in Europa. Questa grande ricchezza, però, viene spesso messa in pericolo da diversi comportamenti illeciti che, a seconda della regione, si concentrano su determinate specie. Nel caso della Lombardia gli animali più colpiti sono i passeriformi.

Le attività criminali legate agli animali generano volumi di affari particolarmente elevati, "anche se non sono paragonabili a quelli garantiti dal settore dei rifiuti", precisa Cannavò; non c'è solo il bracconaggio, ma stiamo parlando anche del traffico illecito di animali vivi (cuccioli destinati alla vendita, oppure esemplari destinati alle corse o ancora ai combattimenti).

Un capitolo a parte merita, infine, la questione legata agli illeciti nella filiera agroalimentare, in particolare per quanto riguarda gli allevamenti intensivi. La Pianura Padana, come sai, ha la concentrazione più alta. In questo caso gli illeciti penali possono essere commessi all’interno degli allevamenti, nel trasporto degli animali fino al macello, e vanno dalla contraffazione della documentazione al mancato rispetto delle norme che tutelano il benessere degli animali.