Dalla Germania arriva la plastica da riciclo che si decompone in meno di un anno

Un gruppo di ricercatori dell’Istituto Fraunhofer IPK di Berlino, in collaborazione con diversi partner industriali e scientifici, ha messo a punto un nuovo materiale plastico con caratteristiche simili al polipropilene ma più ecosostenibile, in quanto si tratta di un prodotto riciclato e biodegradabile. Un’invenzione che potrebbe rappresentare una svolta nella lotta contro l’inquinamento da plastica.
Federico Turrisi 5 Ottobre 2020

Ha un nome impronunciabile – poliidrossibutirrato (PHB) -, ma è la molecola base per un processo che potrebbe rivoluzionare il settore delle materie plastiche e aiutare a ridurre l'impatto sull'ambiente dell'usa e getta. Un team di ricercatori del Fraunhofer-Institut für Produktionsanlagen und Konstruktionstechnik (IPK, ossia il centro per i sistemi di produzione e le tecnologie di costruzione del Fraunhofer a Berlino), sta infatti lavorando su un materiale innovativo in plastica riciclata che ha la proprietà di biodegradarsi in tempi molto più rapidi rispetto ad altri polimeri. Il progetto di ricerca è realizzato in collaborazione con il Dipartimento di tecnologia dei bioprocessi dell’Università tecnica di Berlino e con vari partner industriali e scientifici provenienti da Germania, Malesia, Colombia e Stati Uniti, e rientra nell'iniziativa "Bioökonomie International" lanciata dal Ministero dell'istruzione e della ricerca tedesco.

Qual è la novità? Il segreto sta nell'azione di alcuni microrganismi, dei batteri geneticamente modificati utilizzati come catalizzatori, che, attraverso speciali processi di fermentazione, sono in grado di trasformare gli scarti plastici in poliidrossibutirrato, immagazzinandolo nelle loro cellule. Miscelando il materiale con degli additivi chimici si ottiene una plastica riciclata con proprietà paragonabili a quelle del polipropilene (PP). A differenza di quest’ultimo, però, può biodegradarsi completamente in un periodo compreso tra i sei e i dodici mesi.

Il nuovo processo – spiegano i ricercatori del Fraunhofer Institut – non solo rimuove i componenti sintetici derivanti dalla lavorazione del petrolio, ma permette anche una degradazione rispettosa dell'ambiente. Le plastiche sviluppate in questo modo possono essere metabolizzate da microrganismi presenti in natura e non sarebbe necessario per loro essere soggette alle condizioni speciali che servono a decomporre la materia negli impianti di compostaggio industriale.

Sfruttando questa tecnologia, si potrebbero realizzare imballaggi e altri prodotti, anche monouso, in maniera più ecologica, risolvendo in larga parte il problema dello smaltimento. Perché l'obiettivo è sempre lo stesso: non vogliamo più vedere i nostri fiumi, i nostri mari e le nostre spiagge piene di rifiuti di plastica abbandonati.