Dall’alimentazione al biocarburante: il ruolo dei fichi d’India nella lotta al cambiamento climatico

Resiste bene al caldo, non ha bisogno di molta acqua e non è tutto, perché pare essere una fonte ideale per i nuovi biocarburanti. Queste sono solo alcune delle virtù del fico d’india, che secondo uno studio recente potrebbe diventare la carta vincente contro i cambiamenti climatici che si faranno sempre più pressanti.
Valentina Rorato • 14 Settembre 2021

I fichi d’India sono noti per essere un frutto molto particolare, resistente al calore e che non necessita di molta acqua, sopportando bene i periodi di grande siccità. Queste caratteristiche sono state studiate dai ricercatori dell'Università del Nevada, che hanno scoperto che questo frutto potrebbe diventare una coltura importante come la soia e il mais nel prossimo futuro e contribuire a fornire una fonte di biocarburante, oltre che di cibo.

I modelli del cambiamento climatico globale prevedono che grandi ondate di siccità a lungo termine aumenteranno in durata e intensità, determinando sia temperature più elevate sia livelli disponibili più bassi di acqua. Molte colture, come riso, mais e soia, non sopportano il calore eccessivo, e altre colture tradizionali, come l'erba medica, richiedono più acqua di quella che potrebbe essere disponibile in futuro.

"Le aree aride diventeranno più secche a causa dei cambiamenti climatici", ha affermato il professore di biochimica e biologia molecolare John Cushman, del College of Agriculture, Biotechnology & Natural Resources dell'Università. "E vedremo sempre più problemi di siccità che colpiscono colture come mais e soia".

La ricerca è stata finanziata dalla Nevada Agricultural Experiment Station dell'UNR e dal National Institute of Food and Agriculture del Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti. Lo studio, durato 5 anni, è stato il primo sul campo ad esaminare l'Opuntia (il cactus che produce i fichi d'india) come materia prima bioenergetica negli Stati Uniti. Il dottor Cushman e il suo team hanno scoperto che il fico d'India ha una varietà di caratteristiche che potrebbero renderla una coltura commerciale.

“È altamente produttivo. Utilizza una quantità d'acqua molto inferiore e potrà essere utilizzata per il cibo, il foraggio per gli animali e il bestiame, e infine come coltura bioenergetica”, ha affermato Cushman. Pare infatti quando non viene raccolto per il biocarburante, funziona come un pozzo di carbonio a terra, rimuovendo l'anidride carbonica dall'atmosfera e immagazzinandola in modo sostenibile. “Circa il 42% della superficie terrestre in tutto il mondo è classificata come semi-arida o arida", ha spiegato l’esperto. “C'è un enorme potenziale per piantare alberi di cactus per rimuovere il carbonio. Possiamo iniziare a coltivare colture di fico d'india in aree abbandonate che sono marginali e potrebbero non essere adatte ad altre colture, ampliando così l'area utilizzata per la produzione di bioenergia”.

E non è tutto, perché il team di ricerca spera anche di utilizzare i geni del fico d'india per migliorare l'efficienza nell'uso dell'acqua di altre colture. Uno dei modi in cui il fico d'India trattiene l'acqua è chiudendo i suoi pori durante il caldo di giorno per prevenire l'evaporazione e aprendoli di notte per respirare. L’idea è quella di prendere i geni del fico d'India che gli consentono di compiere questa interessante operazione e aggiungerli al corredo genetico di altre piante per aumentare la loro tolleranza alla siccità.

La ricerca sui cactus proseguirà con una valutazione dell'economia della produzione. I ricercatori effettueranno un'analisi del ciclo di vita per ottenere una migliore comprensione della produttività.

Fonte | Studio “Five-year field trial of the biomass productivity and water input response of cactus pear (Opuntia spp.) as a bioenergy feedstock for arid lands”pubblicato a gennaio 2021