Davide Acito, di APA: “Non c’è solo il festival di Yulin: il 90% del commercio illegale dei cani viene dalle zone rurali”

Indigna il festival di yulin che si tiene ogni anno in Cina in occasione del solstizio d’estate. Eppure, il commercio illegale di cani e gatti avviene sotto gli occhi di tutti il resto dell’anno., in particolar modo nelle zone rurali. Abbiamo intervistato Davide Acito di Action Project Animal, impegnato anche quest’anno, in un amissione volta a salvare alcuni di questi cani.
Gaia Cortese 21 Giugno 2021

Oggi, in occasione del solstizio d'estate, in una città nel Sud della Cina popolata da 10 milioni di abitanti, ha inizio un crudele massacro di animali che prende il nome di Festival di Yulin. Sono ormai dieci anni che in questa occasione cani e gatti vengono messi brutalmente in vendita per le strade di un quartiere della città, ammassati in gabbie di metallo, in attesa di morire per soffocamento o di essere bolliti e macellati vivi.

Abbiamo intervistato Davide Acito, membro e fondatore di Action Project Animal, da anni impegnato nel cercare di contrastare questa mattanza con missioni organizzate direttamente sul posto.

Nonostante la pandemia in corso, quest'anno come nel 2020, il festival di Yulin non si ferma…

Esatto, anche l’anno scorso, nonostante la pandemia in corso, in occasione del solstizio d’estate, il festival è stato organizzato. L'unico aspetto positivo è che c’è un declino del fenomeno: il prezzo dei cani, infatti, è salito perché ce ne sono di meno, ma questo non ci fa cantare vittoria perché il problema sussiste ancora.

Qual è la situazione in Cina?

L’attenzione va sempre tenuta alta, non solo in occasione del festival: la popolazione cinese mangia carne di cane anche il resto dell’anno, anzi, nei dieci giorni del festival, per la pressione che c’è, tutto è in qualche modo ridotto: i cani non vengono macellati per strada, ci sono meno gabbie in giro, aumentano i controlli proprio per evitare che giornalisti e turisti presenti raccolgano immagini e video da usare contro la Cina stessa. La situazione cambia quando, in tutti gli altri giorni dell’anno, si smette di parlare del festival di Yulin, e i camion che trasportano cani e gatti circolano liberamente.

Esistono leggi che regolamentano questo tipo di commercio?

Esiste una legge che prevede che non si possano portare animali in giro senza avere un certificato di buona salute o un documento che confermi i vaccini effettuati. In verità, da quello che sappiamo e dalle immagini che abbiamo raccolto, è vero tutto il contrario. Insomma, su quell’aspetto non è cambiato nulla, ma è anche vero che il Governo sta prendendo sempre più parte ai diritti degli animali. La Cina, infatti, è diventata una potenza economica e di conseguenza vuole globalizzarsi ed essere all’altezza degli altri Paesi: è come se volesse prendere una posizione, senza voler fermare veramente il fenomeno.

Per esempio, l’anno scorso una legge toglieva cani e gatti, e altre specie selvatiche, dal Registro delle risorse degli animali da macello. Un’iniziativa del Governo che veniva appoggiata anche dall’esito di un referendum in cui la maggior parte della popolazione si dichiarava favorevole a tale decisione. Purtroppo poi c’è stato un dietrofront, o meglio, era tutto un grande bluff: cani e gatti, infatti, non hanno mai partecipato a questo registro, e se non sono ci sono mai stati, in pratica non puoi neppure toglierli. L’aspetto buono della vicenda è che per lo meno adesso c’è qualcosa di scritto, nero su bianco, anche se non è cambiato nulla.

Il commercio di cani gatti è stato però vietato prima a Shenzen e poi a Zhuhai: è un passo avanti?

Con un decreto del 2020 le città di Shenzen e Zhuhai hanno vietato il commercio di cani e e gatti, con multe che possono arrivare a 20 o 30 volte il valore di mercato di questi animali. È un altro passo importante perché per la prima volta il Ministero dell’Agricoltura del Paese dichiara che i cani sono animali da affezione e non sono più considerati come bestiame.

Il problema rimane il mercato nero, quello diffuso nelle zone rurali dove non ci sono ristoranti con tanto di listino, ma solo posti di fortuna, come garage o banchetti di street food che non sono minimamente controllati. Il 90 per cento del commercio illegale di cani e gatti è portato avanti dai piccoli ristoratori, che alla fin fine non sono neppure citati in ciò che è contemplato dal testo della legge. Pertanto, davvero si può parlare più di strategia da parte del Governo cinese, più che di una vera e propria posizione presa in difesa di questi animali.

Attivisti e volontari fanno ancora qualcosa per ostacolare il festival di Yulin?

Sì, fino all’anno ci sono stati, ma siamo davvero in pochi e a soffrirne è l’interazione che deve esserci tra attivisti e locali. Quest’ultimi, infatti, devono essere supportati anche da un punto di vista economico, solo in questo modo si può mettere in piedi una cooperazione efficace che metta fine al massacro degli animali.

Negli ultimi due anni poi è stato tutto davvero molto difficile. L’anno scorso abbiamo salvato 25 cani, ma il problema è sempre riuscire a portarli in Europa, con tutte le restrizioni Covid che tuttora pesano parecchio sugli spostamenti.

Questo non ci impedisce di organizzare un’altra missione di Action Project Animal. Abbiamo persone sul posto in Cina che ci avvisano sui vari  sviluppi, soprattutto se si verificano delle incongruenze per quanto riguarda gli emendamenti, se vengono per esempio rispettate le norme di trasporto e così via. Insomma, sappiamo già dove intervenire.

Nonostante la diffusione del virus i wet market continuare però ad esserci…

I wet market sono stati chiusi solo per due mesi, si vendono ancora le stesse specie animali, incluse quelle a rischio per la pandemia, come i pipistrelli. Non è cambiato nulla, c’è stato un fermo e basta, ma la situazione è tornata ad essere quella prima della pandemia. Allo stesso tempo però la Cina si è organizzata benissimo in tempi di Covid: basta che ci sia una sola persona infetta nel raggio di una città grande come Roma che loro chiudono tutto. Forse per quello in Cina il Covid non c’è più, le discoteche sono aperte, non si indossano più le mascherine, e anche il festival di Yulin si farà lo stesso con la presenza di almeno 10 milioni di persone concentrate in un quartiere della città.

Cosa si può fare per evitare il massacro di Yulin?

Sembrerà riduttivo, ma possiamo solo aspettare e continuare a combattere, a fare pressioni sul governo che (ci si augura) prenderà sempre più posizione su questa tematiche e forse un giorno ricorderemo il solstizio d’estate di Yulin solo come un brutto giorno.