Dentro l’ospedale per ricci, dove Massimo e i suoi volontari curano e rimettono in libertà gli animali feriti

Accogliere, ospitare, curare e rimettere in libertà. È ciò che accade ogni giorno al Centro di recupero ricci La Ninna, nelle Langhe, dove Massimo e le sue volontarie e volontari si occupano di tutelare questi piccoli animali selvatici e fare sensibilizzazione su come comportarsi in loro presenza.

15 Giugno 2021
10:00
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Dentro l’ospedale per ricci, dove Massimo e i suoi volontari curano e rimettono in libertà gli animali feriti
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C’è chi è stato investito, chi mutilato da un decespugliatore, chi schiacciato per sbaglio e chi è rimasto ustionato per aver fatto il nido in un cumulo di sterpaglie. I ricci, o almeno quelli che abitano nei pressi dei centri abitati, non hanno certo vita semplice. Li avrai visti anche tu qualche volta appallottolati sul bordo della strada, confusi a girovagare alla luce del sole, feriti e immobili per la paura. I pericoli in cui possono incorrere, infatti, sono tantissimi: dalle auto che sfrecciano a tutta velocità fino alla plastica dispersa nell’ambiente che possono ingerire o in cui restano incastrati fino a soffocare o ferirsi profondamente con tanto di gravi infezioni.

Per fortuna, a volte qualcuno sceglie di fermarsi e prestare soccorso anche quando tutto sembra perduto. E, per fortuna, esiste un posto in cui questi piccoli animali selvatici possono essere portati per ricevere tutte le cure necessarie. Si chiama La Ninna ed è un centro di recupero ricci situato a Novello, un piccolo paese incastonato tra le colline delle Langhe, in Piemonte. A fondarlo, sette anni fa, è stato Massimo Vacchetta, un veterinario che ha rivoluzionato la propria vita quando, nell’ambulatorio di un amico, ha conosciuto la Ninna, una piccola riccia appena nata a cui con fatica e impegno è riuscito a salvare la vita. È stato allora che ha potuto rendersi conto di quanto fosse necessaria una struttura che si dedicasse alla tutela di questi animali sempre un po’ invisibili.

Oggi nel centro La Ninna i ricci sono centinaia e ne arrivano di nuovi quasi quotidianamente. Quelli più fragili sono ospiti in una stanza che è anche ambulatorio, sempre sottoposti al monitoraggio di Massimo, dei volontari e delle volontarie. Altri si trovano in degenza in gabbiette apposite dotate di doppi spazi e altri ancora in piccoli box da cui possono entrare e uscire. Quelli quasi pronti per la liberazione, infine, si trovano in giardino, in spazi esterni dove pian piano possono riprendere confidenza con la natura.

Un’organizzazione precisa, quella della Ninna, soprattutto perché finalizzata alla liberazione  che, ovviamente, non avviene in modo casuale. Una volta pronti a tornare in natura, infatti, i ricci vengono portati in luoghi, possibilmente quelli di provenienza, in cui possano vivere in sicurezza e in cui qualcuno, magari abitanti del posto, si renda disponibile a lasciare loro cibo e acqua. Non per tutti però funziona in questo modo. Alcuni pazienti, infatti, resteranno ospiti per sempre a causa di gravi disabilità che non è possibile ignorare.

Il centro però non è “soltanto” un ospedale. Lo scopo della struttura è infatti anche promuovere attività di consapevolezza e sensibilizzazione che consentano a chi magari ha un riccio in giardino di conviverci al meglio eliminando quanto più possibile i pericoli e a chi ne trova uno ferito di sapere come comportarsi per non aggravare la situazione.

Cosa fare se ho un riccio in giardino?

Ciò che Massimo e i suoi volontari consigliano, nel caso in cui si trovi un riccio in giardino le cose fondamentali da fare sono:

  1. Tenere il giardino nel modo più naturale possibile, lasciando crescere piante e fiori in alcuni punti così da attrarre gli insetti che sono la principale fonte di cibo per questi animali.
  2. Se possibile creare un piccolo stagno, perché “l’acqua attira sempre la vita”.
  3. Lasciare possibili rifugi in cui i ricci possano nascondersi e sentirsi protetti come cespugli, arbusti, siepi, alberelli.
  4. Lasciare regolarmente cibo e acqua: vanno benissimo dei semplici sottovasi con acqua fresca posizionati qua e là e crocchette per gattini di buona qualità.
  5. Tenerli d’occhio: il riccio è un animale notturno, quindi se va in giro di giorno significa che non sta bene e va soccorso immediatamente.
  6. Se si desidera aiutarlo, poi, è bene non portarlo a casa ma in un centro per la tutela della fauna selvatica o un centro per ricci dove figure esperte saranno in grado di accudirlo nel modo migliore.
Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.