Disastro ambientale in Kamchatka: è ancora mistero sulle cause

Greenpeace Russia ha pubblicato i primi risultati di un’indagine condotta sui campioni d’acqua e di animali morti prelevati in Kamchatka. Sono state rilevate tracce di sostanze tossiche, tra cui composti petroliferi e diversi metalli, ma non in una quantità tale da spiegare una strage di animali marini di così grande portata.
Federico Turrisi 15 ottobre 2020

Quello che sta accadendo in Kamchatka è sotto gli occhi di tutti: il mare ha un colore insolito, i surfisti si lamentano di bruciori agli occhi e alla pelle, migliaia di carcasse di animali marini si depositano sulle spiagge della regione. Ma ciò che non è ancora chiaro è l'origine di un tale disastro. Le autorità russe hanno condotto delle prime rilevazioni e registrato la presenza di idrocarburi e fenolo in concentrazioni superiori ai limiti massimi consentiti.

Anche Greenpeace Russia si è mobilitata e ha portato dei campioni d'acqua di mare e di fiume, oltre che di organismi marini ritrovati morti sulle spiagge della Kamchatka, all'istituto di analisi dell'Università di tecnologia chimica “Mendeleev” di Mosca. I risultati aiutano ad avere un quadro più preciso, ma non ci dicono ancora tutto. Gli esperti hanno individuato nei campioni tracce di composti petroliferi, di acidi grassi, di eteri e di vari metalli, tra cui mercurio, boro, vanadio, selenio. Nei campioni d'acqua sono stati inoltre trovati alti livelli di disolfuro di allile, sostanza usata per produrre biopesticidi che a dosi elevate risulta tossica. Non sono stati invece rilevati cianuri o pesticidi organoclorurati. Le analisi sui campioni raccolti continueranno per verificare la presenza di propellenti e di altri composti chimici.

Il punto è che nessuna delle sostanze rinvenute nei campioni analizzati dalle autorità russe o da Greenpeace Russia potrebbe portare a conseguenze così devastanti come quelle a cui si assiste ultimamente in Kamchatka. Questo vuol dire che è necessario proseguire nelle ricerche per identificare le cause della catastrofe ambientale in corso. Tra le ipotesi attualmente sul tavolo, scartata quella di una perdita da una nave cisterna, c'è la contaminazione di tipo militare: nell'area è infatti presente il poligono missilistico di Radygino, dove viene stoccato il carburante per i razzi. Un altro possibile indiziato è un deposito di pesticidi e di altre sostanze chimiche pericolose di epoca sovietica situato vicino a un affluente del fiume Nalycheva, indicato dalle immagini satellitari come presumibile fonte dell'inquinamento nella regione.

Greenpeace Russia, che ha consegnato i dati raccolti al Ministero delle Risorse Naturali e alle altre autorità competenti russe, chiede un'indagine indipendente per fare luce sulle cause di questo evento catastrofico per il già fragile ecosistema marino del Kamchatka e per individuare i responsabili. Non è ammesso continuare ancora a inquinare l'ambiente impunemente.