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17 Settembre 2026
12:21

«Dolori atroci per le mestruazioni, per i medici era ansia»: dopo oltre 20 anni la diagnosi di endometriosi

Jessica Wings racconta di aver sofferto fin dai 14 anni di fortissimi dolori durante le mestruazioni. Dopo oltre 20 anni è arrivata la diagnosi di endometriosi al terzo stadio.

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«Dolori atroci per le mestruazioni, per i medici era ansia»: dopo oltre 20 anni la diagnosi di endometriosi
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Dolori lancinanti durante le mestruazioni, svenimenti e una sofferenza capace di condizionare il lavoro e la vita sociale. Per Jessica Wings tutto sarebbe iniziato quando aveva appena 14 anni. Per ottenere delle risposte, racconta, ha dovuto aspettare più di vent'anni.

Per molto tempo i problemi che descriveva sarebbero stati ricondotti all'ansia o a una presunta bassa soglia del dolore. Poi, a 35 anni, la svolta: Jessica ha raccontato di aver ricevuto una diagnosi di endometriosi al terzo stadio, oltre ad altri problemi emersi durante gli accertamenti.

Un momento vissuto dalla donna quasi come una liberazione, perché finalmente la sofferenza che aveva accompagnato buona parte della sua vita aveva ricevuto una spiegazione.

I primi dolori quando aveva 14 anni

Jessica racconta che i problemi sono iniziati durante l'adolescenza.

Le mestruazioni erano accompagnate da dolori che descrive come estremamente intensi. In alcuni momenti arrivava persino a perdere i sensi.

La sofferenza partiva dalla zona del bacino e si estendeva alla schiena e alle cosce. Con il passare degli anni la situazione avrebbe iniziato a condizionare molti aspetti della sua quotidianità.

Eppure, nonostante le numerose visite, per molto tempo Jessica racconta di non essere riuscita a ottenere una risposta che spiegasse quello che stava vivendo.

«Dicevano che avevo una bassa soglia del dolore»

Secondo la sua testimonianza, alcuni medici le avrebbero consigliato di assumere ibuprofene, attribuendo i sintomi anche a una scarsa tolleranza al dolore.

Gli accertamenti eseguiti in precedenza non avevano evidenziato l'endometriosi e le ecografie erano risultate nella norma.

Jessica racconta di essersi sentita a lungo poco ascoltata. La situazione era diventata ancora più difficile perché i sintomi non si limitavano ai giorni trascorsi in casa, ma avevano conseguenze anche sulla sua vita professionale e sociale.

La paura di svenire quando usciva

Con il tempo Jessica aveva iniziato a temere di sentirsi male anche fuori casa.

La paura di perdere i sensi davanti ad altre persone avrebbe contribuito, secondo il suo racconto, allo sviluppo di agorafobia. Uscire e trovarsi in luoghi affollati era diventato sempre più difficile.

Anche il lavoro ne aveva risentito. Jessica racconta di essere stata licenziata perché, durante le mestruazioni, non riusciva a lavorare in presenza.

Una condizione che ha quindi avuto conseguenze ben oltre il dolore fisico.

La svolta dopo oltre vent'anni

Arrivata a 35 anni e ormai sfiduciata, Jessica ha deciso di rivolgersi a un centro specializzato, il Pacific Endometriosis and Pelvic Surgery di Gig Harbor, nello Stato di Washington.

È qui che, secondo il suo racconto, il percorso ha preso una direzione diversa.

Durante una valutazione specialistica, un'ecografia transvaginale dinamica avrebbe mostrato un utero ingrossato e caratteristiche considerate compatibili con l'adenomiosi.

Per Jessica è stato un momento decisivo.

Il fibroma che non era stato individuato

Gli accertamenti avrebbero evidenziato anche la presenza di un fibroma uterino, che Jessica ha descritto come grande quanto un kiwi.

La notizia l'ha sorpresa profondamente.

Dopo anni di visite e controlli, la donna non riusciva a capire come un problema di quelle dimensioni non fosse stato individuato in precedenza.

Per la prima volta, però, sentiva che qualcuno stava prendendo sul serio quello che aveva raccontato per così tanto tempo.

«Devi aver sofferto parecchio»

Uno dei momenti che Jessica ricorda maggiormente riguarda le parole della dottoressa che aveva iniziato a indagare sulla possibile origine dei suoi disturbi.

La specialista le disse che doveva aver sopportato molto dolore.

Una frase apparentemente semplice, ma particolarmente significativa per una donna che per oltre vent'anni aveva avuto la sensazione che la propria sofferenza venisse ridimensionata.

Jessica racconta di aver provato persino euforia quando finalmente arrivò una spiegazione.

La decisione dell'intervento a 36 anni

Un anno dopo, a 36 anni, Jessica si è sottoposta a un'isterectomia, con l'asportazione dell'utero.

Secondo quanto raccontato nella sua testimonianza, proprio in seguito all'intervento sarebbe stata confermata anche la presenza dell'endometriosi al terzo stadio.

Per Jessica quel momento ha rappresentato la conclusione di un percorso iniziato quando era ancora adolescente.

A nove settimane dall'operazione, raccontava di non avvertire più il dolore che l'aveva accompagnata per tanti anni.

Una vita condizionata dal dolore

La parte più forte della storia di Jessica non riguarda soltanto gli ultimi accertamenti, ma soprattutto ciò che è accaduto negli oltre vent'anni precedenti.

La sofferenza aveva avuto conseguenze sul lavoro, sulle relazioni sociali e persino sulla sua capacità di uscire serenamente di casa.

Per anni aveva cercato una spiegazione, mentre gli esami a cui si era sottoposta non avevano fornito le risposte che cercava.

Il racconto di Jessica dopo l'operazione

Dopo l'intervento, Jessica ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza.

La donna ha spiegato che per anni aveva finito per mettere in dubbio persino la propria percezione del dolore. Ricevere una diagnosi ha quindi avuto per lei un significato che andava oltre il nome dato alla condizione.

A 36 anni, dopo un percorso durato più di due decenni, Jessica ha riassunto così il cambiamento vissuto dopo l'operazione: «L'intervento mi ha restituito la vita».

La sua rimane una testimonianza personale, legata a una storia clinica specifica e alle decisioni prese insieme agli specialisti che l'hanno seguita.