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24 Gennaio 2021
16:00

Dove si butta la ceramica? Ecco come puoi smaltire tazze, vasi, tegole e piatti rotti

Piatti, tegole, tazze, vasi, soprammobili e tutti gli altri oggetti di ceramica, porcellana o argilla dove vanno buttati? In questo articolo cercheremo di fare chiarezza.

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Dove si butta la ceramica? Ecco come puoi smaltire tazze, vasi, tegole e piatti rotti
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Quei vecchi piatti tutti ormai sbeccati e crepati, il vaso caduto a terra mentre lo portavi in balcone che si è rotto in mille pezzi, quel souvenir da appendere al muro che un giorno si è staccato spaccandosi in due… Generalmente la ceramica non è un rifiuto che produciamo ogni giorno, ma quando accade di doversene occupare i dubbi non tardano ad arrivare. Che vada nel bidone del vetro? Oppure posso buttarla direttamente in blocco nell’indifferenziato? La risposta è quest’ultima e ora ti spiego perché.

Dove buttare la ceramica

La ceramica si butta del bidone del secco indifferenziato. O, nel caso si trattasse di un rifiuto grande come un sanitario (un lavandino, un wc), va portata all’isola ecologica più vicina. Non va conferita in nessun caso, come potrebbe venirti in mente, assieme al vetro che a differenza della ceramica per essere fuso ha bisogno di una temperatura molto più bassa, quindi se venissero esposti alla stessa temperatura di fusione il vetro si scioglierebbe mentre la ceramica resterebbe allo stato solido. La ceramica è infatti annoverata tra i materiali non riciclabili, quindi non differenziabili.

E con lei, naturalmente, anche i suoi materiali “fratelli”, caratterizzati da composizione simile ma differente lavorazione, quali:

  • Porcellana, solitamente usata per piatti, stoviglie e sanitari
  • Gres, usato per mattonelle e piastrelle
  • Argilla
  • Terracotta, molto usata nelle costruzioni edilizie
  • Maiolica
  • Cotto

Tutti questi materiali, a causa della loro composizione, devono essere smaltiti nel termovalorizzatore o in discarica, a meno che non si provi a recuperarli con metodi di riciclo creativo.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.