Energia da biomasse: a che punto siamo in Italia?

Le biomasse coprono poco più del 5% del totale del fabbisogno energetico nazionale. In Italia sono ancora una risorsa poco sfruttata ma dal grande potenziale, sia per il settore elettrico sia per il riscaldamento: bisogna investire nella gestione sostenibile delle foreste e nell’efficienza energetica.
Federico Turrisi 27 giugno 2020

L'utilizzo di biomassa per la produzione di energia (sia elettrica sia termica) divide più che mettere d'accordo: per alcuni può essere una valida alternativa ai combustibili fossili, per altri non conviene né in termini di costi né in termini di emissioni di particolato e di altri inquinanti atmosferici. Sta di fatto che nei paesi in via di sviluppo ha assunto ormai un ruolo di primo piano nel settore delle rinnovabili , mentre nei paesi industrializzati, compresa l'Italia, rimane alquanto limitato (anche se il trend è in crescita).

Ecco, ma qual è il quadro dell'Italia in fatto di energia da biomasse? Partiamo da qualche numero, che ricaviamo dal rapporto Comuni Rinnovabili 2019, realizzato da Legambiente: nel nostro paese sono attivi 2.753 impianti a biogas e biomassa, per una produzione totale di 17.231.787 MWh, pari al 5,4% della copertura del fabbisogno nazionale (per rendere meglio l'idea, le tanto vituperate centrali a carbone coprono ancora più del doppio).

Considera però che le bioenergie, in particolare le biomasse solide (legna da ardere e pellet) utilizzate per il riscaldamento domestico, occupano il primo posto delle rinnovabili termiche con quasi 8 mega tonnellate equivalenti di petrolio. Il primato generale per quanto riguarda il riscaldamento spetta però a una fonte fossile, cioè al gas naturale.

La biomassa legnosa merita un discorso più approfondito. Nonostante la superficie forestale sia in aumento negli ultimi anni, in Italia la produzione di energia elettrica e termica da questa materia prima è ancora poco sfruttata. In un recente dossier elaborato da Rse (Ricerca sul Sistema Energetico), si sottolinea che, se la media dell'Italia raggiungesse quella europea, potremmo avere, considerando anche gli impianti di cogenerazione, una nuova potenza installabile di 1.900 megawatt e una produzione addizionale elettrica di 7,5 TWh e termica di 30 TWh. Sostituendo questa produzione al gas naturale, si stima che le emissioni si ridurrebbero di quasi 8 milioni di tonnellate di CO2 all'anno.

Non è finita qui. Il calore prodotto, prosegue il rapporto di Rse, potrebbe andare ad alimentare reti di telelriscaldamento, sostituendo in parte l'utilizzo di biomasse con piccoli apparecchi di riscaldamento domestico che hanno una minore efficienza e inquinano di più (a meno che non si tratti di quelli di ultima generazione).

Bisogna considerare un altro aspetto: per essere veramente green, il prelievo di biomassa legnosa deve essere eseguito rispettando i criteri di sostenibilità ambientale, in maniera tale da non ridurre ma anzi aumentare la capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica. In questo caso, la quantità di biomassa utilizzata a fini energetici potrebbe aumentare di oltre 3 volte, consentendo allo stesso tempo un incremento della massa vegetale presente nei boschi italiani.

Questo è un punto centrale: non pensare che il ricorso alla biomassa significhi abbattere indiscriminatamente le nostre foreste. Potremmo azzardare a dire che lo sfruttamento delle risorse forestali secondo una logica sostenibile potrebbe trasformarle in una ricchezza, come se fossero dei giacimenti di petrolio. Infine, quando si parla di biomassa includiamo diversi elementi tra cui residui agricoli, scarti dell’industria del legno, fino ad arrivare alla frazione organica della raccolta differenziata (quello che butti nel bidone dell'umido, per intenderci). Entra in gioco, insomma, anche un modello di economia circolare. Le potenzialità dell'energia da biomasse in Italia sono ancora tutte da esplorare.