Entro il 2100 metà delle spiagge sabbiose del mondo potrebbe sparire a causa dell’erosione

Dietro al fenomeno dell’erosione delle spiagge c’è il cambiamento climatico (quindi l’uomo): l’espansione termica degli oceani e lo scioglimento dei ghiacci polari, dovuti all’aumento della temperatura terrestre, contribuiscono infatti all’innalzamento del livello del mare. Nello scenario più ottimistico la ritirata delle spiagge sarà in media di 86 metri entro la fine del secolo.
Federico Turrisi 4 marzo 2020

Sei mai stato alle Cinque Terre in Liguria? Paesaggi spettacolari che ci invidia tutto il mondo – e non a caso stiamo parlando di un sito riconosciuto dall'Unesco come patrimonio dell'umanità – con spiagge incastonate lungo la costa come se fossero dei piccoli gioielli. Nel 2100 tutto questo potrebbe non esistere più. Tra le vittime dell'eccessiva antropizzazione del territorio e del cambiamento climatico ci sono infatti le spiagge di sabbia di tutto il mondo, non solo italiane. Un recente studio, pubblicato sulla rivista Nature Climate Change e che ha coinvolto ricercatori di diversi centri di ricerca europei, lancia l'allarme: quasi la metà delle spiagge sabbiose del mondo è a rischio di grave erosione e potrebbe essere cancellata dal mare entro la fine del secolo.

Gli esperti hanno analizzato un database di immagini satellitari che mostrano i cambiamenti del litorale dal 1984 al 2015 e hanno elaborato dei modelli per prevedere le future dinamiche della costa in due diversi scenari: il primo è conosciuto con la sigla RCP4.5, in cui la curva delle emissioni di gas serra raggiunge il picco nel 2040 e poi comincia a stabilizzarsi, il secondo è il cosiddetto "business as usual", ovvero il trend rimane sempre in crescita allo stesso ritmo.

Bene, i risultati dell'analisi sono piuttosto preoccupanti. Nel primo scenario tra 30 anni l'erosione avrà portato via 36.097 chilometri di coste sabbiose, ovvero il 13,6% di quelli presenti sul pianeta. La situazione peggiorerà nella seconda metà del secolo, spazzando via altri 95.061 chilometri, cioè il 25,7% delle spiagge della Terra. In questo scenario, con lo scioglimento delle calotte polari e l'espansione termica dell'acqua degli oceani (entrambi causati dal surriscaldamento globale), l'innalzamento del livello del mare sarà di 50 centimetri entro il 2100.

Tuttavia, se continuiamo a emettere CO2 allo stesso ritmo di adesso, il livello del mare aumenterà di circa 80 centimetri, secondo le stime dell'Ipcc (il Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite). In questo caso, i chilometri di spiagge sabbiose a finire sommerse dall'acqua sarebbero 131.745, ossia il 13% della costa libera dai ghiacci del pianeta. Nello scenario RCP4.5 la linea di costa indietreggerà in media di 86,4 metri, mentre in uno scenario più catastrofico con alti livelli di concentrazione di gas serra nell'atmosfera rientrerà di 128,1 metri.

Il paese più colpito sarà l'Australia, che secondo queste previsioni perderà quasi 15 mila chilometri di costa sabbiosa. Seguono Canada (14.425 km), Cile (6.659 km), Messico (5.488 km), Cina (5.440 km) e Stati Uniti (5.530 km). Che cosa possiamo fare per scongiurare questo disastro? Sicuramente occorre prendere subito misure preventive; ma una soluzione, anche se non definitiva purtroppo, ce la indicano gli stessi esperti. Secondo lo studio infatti una riduzione delle emissioni di gas serra potrebbe limitare del 17% la ritirata prevista entro il 2050 e del 40% per il 2100. Dipende soltanto da noi.

Fonte | "Sandy coastlines under threat of erosion" pubblicato su Nature Climate Change il 2 marzo 2020.