Erosione delle coste: quando le spiagge si ritirano e la sabbia scompare

Enzo Pranzini, ricercatore e docente di Dinamica e difesa del litorale presso l’Università di Firenze, ci parla del fenomeno dell’erosione delle coste, delle sue cause e di ciò che andrebbe fatto per agire prima che sia troppo tardi.
Sara Del Dot 5 giugno 2020

Le vediamo sempre lì, immobili, accarezzate dal mare, pronte ad accoglierci ogni estate. La certezza di un luogo assicurato in cui piantare il nostro ombrellone e gettarci tra le onde del mare. Eppure le spiagge, le coste, immobili non lo sono affatto. Anzi. Dove possono, si stanno spostando, arretrando, per adattarsi ai cambiamenti che le vedono coinvolte. Nei luoghi in cui la loro ritirata è impedita dalla presenza di strutture come abitazioni o strade, invece, si rimpiccioliscono.

E questo è un problema, soprattutto se si sceglie di non intervenire a lungo termine ma soltanto di arginare la questione stagione estiva dopo stagione estiva.

Naturalmente al centro di un fenomeno che potrebbe entro pochi decenni compromettere irrimediabilmente le spiagge come le conosciamo, c’è la materia prima. La sabbia. Sì, la stessa sabbia che migliaia di persone ogni anno decidono di portarsi a casa riempiendo bottigliette di plastica da mettere in valigia. Ecco, quella sabbia in realtà rappresenta una risorsa preziosissima che a quanto pare sta progressivamente venendo meno.

“Le spiagge sono costituite quasi esclusivamente da sedimenti prodotti dall’erosione dell’entroterra” spiega Enzo Pranzini, ricercatore e docente di Dinamica e difesa del litorale presso l’Università di Firenze, che ci ha raccontato cosa sta accadendo. “E quindi se si abbandona l’agricoltura, ricresce il bosco, si creano dighe, si prende la sabbia dagli alvei fluviali è evidente che i fiumi non portano più sabbia e quindi le spiagge vicine alle foci fluviali entrano in erosione.”

Una questione di sabbia, quindi, ma anche di riscaldamento globale. Perché anche il progressivo innalzamento del livello del mare sta lentamente (ma non poi così lentamente) sommergendo le coste, riducendo lo spazio a nostra disposizione. Spazio che le spiagge si riprenderebbero se potessero arretrare verso l’entroterra.

"Se noi lasciamo il sistema evolversi naturalmente la spiaggia rimane, arretra soltanto. È evidente che se dietro la spiaggia c’è un albergo, un’autostrada o una ferrovia il sistema non si può evolvere ma naturalmente non è che la spiaggia si perde. Una spiaggia arretra se ne ha la possibilità. Quindi se c’è un sistema resiliente il sistema si mantiene."

Così vengono introdotte soluzioni alternative, come la costruzione di opere di difesa del litorale o il dragaggio di sabbia dal mare per ampliare le spiagge. Ma ciò che servirebbe davvero è un progetto strutturale che consenta di non arrivare al punto in cui sarà troppo tardi per intervenire.