Quali sono le fonti non rinnovabili (e quando finiranno)

Nonostante negli ultimi anni siano molto cresciuti gli investimenti sull’energia rinnovabile, continuiamo a essere fortemente dipendenti dalle fonti non rinnovabili, destinate a esaurirsi e principali responsabili delle emissioni di gas serra, e quindi del cambiamento climatico.
Gianluca Cedolin 6 febbraio 2020

Sapevi che lo scorso anno, in Danimarca, il 47 per cento dell’energia consumata proveniva dal vento? Entro il 2035, vogliono arrivare al 100 per cento di energia da fonti rinnovabili. A livello mondiale, l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili ha detto che oggi queste costituiscono il 26 per cento del totale. Un dato in crescita, certo, ma questo significa che 3/4 dell’energia deriva ancora da fonti non rinnovabili (anche loro in aumento in termini assoluti), le principali responsabili del cambiamento climatico. La concentrazione di CO2 nell’aria continua ad aumentare, la temperatura globale a salire, e abbiamo bisogno di un radicale cambio di passo per invertire la tendenza, a cominciare dall’energia che impieghiamo. Ma quali sono queste fonti non rinnovabili? Sono principalmente quattro.

Le fonti non rinnovabili

Le energie non rinnovabili, come dice il nome, sono fonti di energia esauribili, che si riducono con il loro utilizzo e che, ai ritmi con cui le usiamo oggi, sono destinate a finire nel giro di 150 anni (ma alcune anche in minor tempo, come il petrolio). Si dividono sostanzialmente in due categorie: i combustibili fossili (petrolio, carbone e gas naturale) e le fonti nucleari (l’uranio e il plutonio). Derivano da risorse che si sono formate nel corso di milioni e milioni di anni, mentre noi le utilizziamo da pochi secoli.

Il petrolio

È una fonte energetica esauribile, da cui siamo ancora molto dipendenti, costituita da una miscela di idrocarburi (delle molecole composte da carbonio e idrogeno). Si trova allo stato liquido in dei giacimenti sulla crosta terrestre e deriva dalla decomposizione, in ambiente marino, di organismi naturali e vegetali.

Gli usi del petrolio sono molti, e ogni giorno entri in contatto con prodotti derivati da questa miscela, lavorata e raffinata: dalla benzina per le auto all’energia elettrica delle centrali termoelettriche, fino a prodotti fabbricati con materie plastiche, fibre sintetiche, ma anche detergenti, concimi.

Il petrolio si forma naturalmente in decine di milioni di anni, mentre l’uomo lo sfrutta in maniera rapidissima ed è per questo considerato una fonte non rinnovabile. Secondo l'ultimo rapporto dell'Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio), nel 2020 la domanda di petrolio arriverà a 110,98 milioni di barili al giorno, contro i 99,77 de 2019. A questi ritmi, potremmo esaurire le riserve di petrolio in 50 anni.

Il carbone

Una roccia sedimentaria composta da carbonio ma anche da tracce di idrocarburi e altri minerali. È il combustibile fossile meno costoso, ma anche quello con il peggior impatto sull’ambiente (durante la combustione emette tanta CO2, ma anche ossidi di zolfo). Abbiamo iniziato a usarlo molto durante la Rivoluzione industriale, e oggi è il responsabile di circa un quarto della produzione di energia mondiale. Le sue riserve, secondo le stime, non si esauriranno prima di 250 anni.

Tra gli utilizzi principali che rientrano nelle nostre vite di tutti i giorni, c’è il riscaldamento delle case. Ci sono sostanzialmente due tipi di carbone: quelli fossili, formatisi in natura, e quelli artificiali, ottenuti dall’uomo attraverso dei processi di distillazione (come il coke, utilizzato come materia prima dall’industria siderurgica).

Il gas naturale

Un gas prodotto dalla decomposizione di materiale organico, costituito da miscele diverse di idrocarburi, con il metano come principale componente. È la fonte non rinnovabile meno dannosa per l’ambiente (ma comunque molto nociva): rilascia nell’aria il 40% in meno di CO2 per energia prodotta rispetto al carbone e il 20% in meno rispetto al petrolio; ma è anche la più complicata da trasportare.

Ha moltissimi usi quotidiani: viene bruciato per produrre elettricità, alimenta le auto (a metano), lo utilizzi per cucinare, per condizionare gli ambienti. Anche il gas naturale, secondo le previsioni, rischia di esaurirsi nel giro di decenni.

L’uranio

Una fonte di energia non fossile e non rinnovabile, elemento chimico numero 92. È un metallo tossico e radioattivo, il cui isotopo 235 viene usato come combustibile nelle centrali nucleari a fissione, che generano energia attraverso la scissione dell’atomo. L’energia nucleare prodotta con l’uranio è utilizzata per la luce, il riscaldamento, per la ricarica dei dispositivi. Spesso non viene utilizzato puro, come viene trovato, ma subisce dei processi industriali di arricchimento.

È l’ultima fonte non rinnovabile entrata in commercio (negli anni ’50), ma dagli anni ’80 in poi, dopo l’incidente di Chernobyl, molti paesi ne hanno abbandonato lo sviluppo per i pericoli alla sicurezza (ma altri restano ancora molto dipendenti dal nucleare, come la Francia). Le riserve mondiali sono stimate intorno ai 5 milioni di tonnellate e dovrebbero quindi esaurirsi in circa 140 anni.