Foreste sostenibili: il prodotto di una gestione del verde efficace che tiene conto di ambiente, società ed economia

In Italia e in Europa le foreste sono in costante aumento ma troppo spesso sono abbandonate, incolte, frutto di incuria. Questo perché spesso manca una politica di gestione forestale che le renda una risorsa per il Pianeta e per le persone. Che le renda, in pratica, foreste sostenibili.
Sara Del Dot 12 Gennaio 2021

Le foreste, inutile dirlo, sono fondamentali per il Pianeta e per noi. E sebbene si parli in continuazione di disboscamento, commercio illecito di legname, incendi e distruzione di suoli fertili, in Europa non fanno che crescere. E così anche in Italia. Secondo l'Unione europea, solo nel nostro continente ricoprono circa il 43% della superficie, percentuale che diversi anni fa era decisamente più bassa. Dal 1990 al 2010, infatti, la superficie ricoperta da foreste in Europa è aumentata di 11 milioni di ettari.  Anche l’Italia ha vissuto il medesimo percorso. Nel nostro Paese il 40% del territorio è ricoperto di alberi. Ma ciò non significa non ci sia nulla da fare per migliorare la situazione.

Infatti, per affrontare in maniera consapevole il tema delle foreste sostenibili è necessario essere consci del fatto che se anche le foreste sono cresciute notevolmente sul nostro territorio negli ultimi anni, ciò è accaduto anche come conseguenza dell’abbandono delle terre rurali e boschive da parte dei cittadini che, un tempo, vi si erano trasferiti per portare avanti attività economiche. Negli ultimi decenni occuparsi delle zone verdi, abitandole e lavorandoci, è diventata una prospettiva sempre meno appetibile per le famiglie, che hanno preferito avvicinarsi ai centri urbani. Così, la natura ha preso il sopravvento. Ma se lasciata incolta, in stato di abbandono, senza politiche forestali o un qualunque tipo di gestione porta meno valore sia al territorio che all’essere umano.

Ecco perché quando si parla di foreste sostenibili non ci si riferisce soltanto a semplici “zone verdi” bensì ad aree boschive che vengono assoggettate a pianificazione per apportare benefici al territorio circostante e per assicurare chi usufruirà dei loro frutti che ciò che ogni perdita, ogni frutto di sfruttamento verrà compensata e non provocherà danni al luogo.

Perché una foresta sia sostenibile non puoi tagliare più di quanto cresce

Per conoscere se una foresta sia sostenibile o no o per capire se una determinata gestione possa farla diventare tale, esistono in Italia e nel mondo degli enti certificatori appositi. In Italia, al momento soltanto il 9% delle foreste risulta certificato come sostenibile e il 15,7% è inserito in processi di pianificazione.

Ma quindi cosa rende una foresta sostenibile, come si fa a valutarlo e in che modo è possibile migliorare questo trend?

Foreste sostenibili e come riconoscerle

“Il concetto di sostenibilità che si applica alle foreste è lo stesso che si può applicare a tutti gli altri ambiti”, spiega Eleonora Mariano, agronoma dell’ufficio progetti PEFC Italia. “Si tratta di rendere possibile la coesistenza di criteri ambientali, sociali ed economici. Sostenibilità implica quindi una gestione e uno sviluppo che rispettino questi tre ambiti, anche nella gestione forestale”.

PEFC, acronimo di Programme for Endorsement of Forest Certification Schemes è un ente presente in oltre 50 Paesi del mondo che promuove lo sviluppo sostenibile delle foreste certificandole come tali e quindi riconoscendone la corretta gestione. Al momento in tutto il mondo interessa oltre 300 milioni di ettari di foreste certificate. Compito dell’ente è quello di definire, coadiuvato da altre realtà legate al tema come pubbliche amministrazioni, associazioni ambientaliste e centri di ricerca, il concetto di “foresta sostenibile”, fornendo alle sezioni nazionali i requisiti minimi di sostenibilità, criteri per ogni ambito. Poi sarà ciascun Paese a declinare in maniera differente il concetto a seconda delle proprie specificità. Inutile dire, infatti, che il Brasile avrà esigenze ben diverse rispetto all’Italia a livello di gestione forestale.

Criteri minimi di sostenibilità

Per fare tutto questo, ovvero per essere certi di gestire in modo sostenibile un bosco, vengono forniti sei criteri fondamentali, macro categorie da cui partire per poi addentrarsi nelle specificità territoriali:

  1. Mantenimento e miglioramento delle risorse forestali, oltre al loro contributo al ciclo globale del carbonio. In pratica questo criterio può essere sintetizzato nell’assunto “non puoi tagliare più di quanto cresce”. In linea di massima, per ogni albero che tagli devi assicurarti che almeno tre crescano.
  2. Mantenimento della salute e della vitalità degli ecosistemi forestali.
  3. Mantenimento e sviluppo delle funzioni produttive. Infatti quando parliamo di gestione forestale parliamo solitamente di aree interne, marginali, e quindi creare un’economia virtuosa che possa portare posti di lavoro e valorizzare il territorio è fondamentale.
  4. Conoscere la biodiveristà che caratterizza il bosco e sapere quali attività compiere per mantenerla e migliorarla.
  5. Funzioni protettive, come la difesa del suolo dall’erosione, la capacità di regimazione delle acque di una foresta.
  6. Mantenimento di tutte le altre funzioni socio economiche, come la legalità, la garanzia di condizioni e contratti di lavoro adeguate, la sicurezza dei lavoratori…

Un’attenzione da sollevare

Così, più o meno dagli anni Novanta quando nacquero le prime certificazioni forestali in seguito all’allarme sulla deforestazione dell’Amazzonia che ha colpito il cuore di tutti, i consumatori di tutto il mondo hanno avuto a disposizione uno strumento per orientare i propri acquisti di prodotti derivati dalle foreste su scelte etiche e sostenibili. E oggi, sebbene non susciti la stessa attenzione delle certificazioni alimentari relative all’agricoltura e allevamento biologico, sono in tanti ormai a riconoscere l’etichetta PEFC.

Chiaramente quando si parla di cibo l’attenzione delle persone è molto più alta rispetto alla sua provenienza." Prosegue Eleonora. "Se invece si parla di carta, legno o altri prodotti di origine forestale è più difficile interessare la gente. Tuttavia abbiamo visto che in pochissimi anni è aumentata la percezione e la capacità di riconoscere il logo della certificazione. Inoltre abbiamo potuto verificare che tra un prodotto certificato e uno non certificato viene sempre preferito quello certificato, soprattutto se accanto al loro è presente anche una piccola dichiarazione che testimonia l’eticità della produzione. Il problema subentra quando al prodotto certificato arriva a corrispondere un aumento di prezzo anche leggero. Quello che importa quindi è l’intenzione, certificare per comunicare il proprio impegno e segnalare la propria volontà di fare le cose in modo differente.”

Foreste sostenibili in Italia: un trend in crescita

Come abbiamo già detto, in Italia circa l’8-9% della superficie forestale è certificata. C’è quindi ancora molto da lavorare, sia a livello nazionale che mondiale. Di questa percentuale, poi, circa il 91-92% è certificata PEFC.

“Il trend comunque è in crescita”, spiega Eleonora “e anche quest’anno, nonostante le problematiche legate al Covid, ci sono stati degli aumenti nella certificazione della gestione forestale sostenibile, ovvero il proprietario che si impegna a rispettare i sei criteri citati prima. Parallelamente sono aumentate anche le certificazioni relative alla catena di custodia, che interessano tutte le catene di trasformazione, che attraverso lo standard possono certificare la tracciabilità del prodotto, affermando che la loro materia prima deriva da una gestione forestale di un certo tipo.”

Puntare all’incolto

Tutte le foreste italiane ancora fuori dalla certificazione, poi, non significa che non siano gestite in modo sostenibile. Il termine gestire, in effetti, rappresenta proprio il primo giro di boa che può in futuro condurre alla punta dell’iceberg, ovvero la certificazione vera e propria. Il problema grosso delle foreste in Italia è l’abbandono, prosegue Eleonora. “L’idea che abbiamo della foresta come vittima di tagli illegali e deforestazione è legata soprattutto ad alcune aree del mondo come appunto l’Africa o il Sudamerica. In Europa, e quindi anche in Italia, il problema vero delle foreste è che non vengono gestite in modo tale da portare valore al proprio territorio e quindi sono lasciate all’abbandono totale provocando di conseguenza danni, dissesto idrogeologico, smottamenti. La certificazione punta anche a fornire ai proprietari di boschi uno strumento che possa aiutarli a sfruttare ciò che hanno e a posizionarsi nel mercato seguendo un percorso di presidio del territorio e di valorizzazione delle risorse a disposizione.”