Fridays for Future contro Gazprom: “Perquisizioni ai danni di tre attivisti” dopo una manifestazione a Milano

A Milano, il 19 marzo, tre attivisti dei Fridays for Future hanno protestato contro la multinazionale russa Gazprom. Ma queste azioni hanno portato a perquisizioni nelle loro case. Ecco perché.
Francesco Castagna 23 Maggio 2022

A Milano succede che un gruppo di attivisti dei Fridays for Future decide di manifestare il proprio dissenso al recente accordo tra Eni e Gazprom, la principale azienda multinazionale energetica russa. Per capire il perché della protesta bisogna tornare indietro di qualche settimana.

Eni infatti ha aperto due conti presso Gazprombank (l'unica banca russa non colpita dalle sanzioni europee), l'istituto di credito della multinazionale Gazprom, uno in euro e uno in rubli. Tutto ciò secondo le volontà di Vladimir Putin che lo scorso 31 marzo ha firmato un decreto in cui obbligava i Paesi ostili alla Russia a pagare in rubli per le forniture di gas.

Torniamo al 19 marzo, quando durante una manifestazione di protesta, tre attivisti di FFF decidono di scrivere a Milano sui muri della sede italiana di Centrex, società che si occupa di importazione di gas e rivenditrice del gas russo in Italia, "Il gas fossile uccide"e secondo le dichiarazioni delle forze dell'ordine hanno messo fuori gioco le telecamere di sorveglianza e acceso un fumogeno.

Un gesto che serviva a lanciare lo sciopero del 25 marzo e a svegliare le coscienze sugli accordi sul gas a causa del conflitto russo-ucraino. A svegliarsi di sorpresa però sono stati tre attivisti dei Fridays for Future, che alle 6.30 del 20 maggio hanno ricevuto un mandato di perquisizione. Secondo quanto raccontato dai Fridays for Future, 18 carabinieri, circa sei per ogni casa, avrebbero chiesto ai tre attivisti di consegnare vestiti, telefoni, libri e volantini. Inoltre a uno di loro sarebbe anche stato chiesto di spogliarsi e fare delle flessioni nudo. I reati contestati sono deturpamento e imbruttimento delle cose altrui, per i quali si rischia una multa e, in casi gravi, da uno a sei mesi di reclusione.

Il movimento Fridays for Future denuncia che questa azione, oltre a essere un abuso di potere per il ragazzo, al quale è stato chiesto di fare delle flessioni, avviene dopo un mese e mezzo di ritardo rispetto all'episodio contestato. In più stupisce, secondo il post della pagina ufficiale del movimento, la casualità con cui questa perquisizione sia stata fatta proprio "due giorni l'accordo siglato tra Eni e Gazprom per l'acquisto in rubli del gas russo". La richiesta di perquisizione sarebbe arrivata direttamente dalla multinazionale russa, di cui Centrex è un rivenditore, che li accuserebbe di aver oscurato le telecamere e di aver rovinato l'esterno della sede milanese.

"Non è un caso che questa cosa succeda proprio poco dopo che è uscita questa notizia (l'accordo tra Eni e Gazprom ndr), è chiaramente un fatto gravissimo", commenta Martina Comparelli nelle storie del suo profilo Instagram. Mentre sul profilo di Fridays for Future Italia si legge che: "Le intimidazioni ricevute non scoraggeranno il movimento per il clima, che in risposta chiede al Governo di interrompere i rapporti commerciali con Gazprom per l'acquisto di gas russo, un potente climalterante che minaccia non solo gli equilibri geopolitici, ma anche climatici di tutto il mondo".

Per rispondere alle azioni di perquisizione gli attivisti per il clima hanno organizzato una conferenza stampa davanti a Gazprom-Centrex, per manifestare solidarietà ai tre attivisti. "Basta affari con chi finanzia le guerre" si legge sullo striscione dei Fridays. A parlare è sempre Martina Comparelli: "è chiaro che si tratta di un gesto politico ed è per questo motivo che ci stringiamo come collettività e continuiamo a lottare".