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1 Luglio 2019
11:00

Al G20 di Osaka si è parlato anche di ambiente, clima e plastica negli oceani

In Giappone, il 28 e il 29 giugno, 20 leader mondiali hanno parlato, tra le altre cose, di plastica negli oceani e di clima, mettendosi in gioco in prima persona per un mondo migliore. Gli Stati Uniti, ancora una volta, si sono tirati indietro.

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Al G20 di Osaka si è parlato anche di ambiente, clima e plastica negli oceani
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Non c’erano prodotti in plastica monouso sui tavoli del G20 di Osaka, il vertice tenutosi il 28 e il 29 giugno nella seconda città del Giappone. Né bottiglie, né bicchieri, né cannucce, né piatti. Solo materiali alternativi oppure riutilizzabili. Un segnale inequivocabile del mondo che cambia. Anche attraverso i suoi leader.

Nel corso del forum, infatti, alcuni temi ambientali come i rifiuti e il clima hanno ricoperto un ruolo centrale, accanto ad altri argomenti come economia, commercio, investimenti, innovazione, sviluppo, salute, emancipazione femminile.

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In particolare, il problema degli scarti plastici in mare è stato finalmente riconosciuto come una questione che interessa tutti i Paesi. Sul tema, infatti, il vertice ha annunciato l’adozione dell’iniziativa Osaka Blue Ocean Vision, il progetto globale in cui tutti i Paesi promettono di impegnarsi a ridurre a zero l’inquinamento degli oceani entro il 2050.

Ma la plastica non è stato l’unico tema centrale ad assumere un’importanza fondamentale tra i leader dei Paesi più industrializzati del mondo. Come in diverse altre occasioni, infatti, anche il clima è stato un argomento “caldo”, proprio come la temperatura che caratterizzerà i prossimi mesi. Nel comunicato finale del G20, infatti, i Paesi partecipanti hanno ribadito l’importanza di rimanere fedeli all’Accordo di Parigi sul clima del 2015, impegnandosi al massimo per portare avanti iniziative individuali per ridurre il proprio impatto ambientale e in particolare le emissioni di CO2, principale causa dei cambiamenti climatici.

Purtroppo, gli Stati Uniti hanno ribadito la loro intenzione di recedere dall’Accordo di Parigi, confermando la propria insensibilità nei confronti di problemi che potrebbero avere effetti a lungo termine decisamente disastrosi.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.