Gli afidi sono sempre più resistenti: uno studio cerca di capirne l’evoluzione per riuscire a contrastarli

L’insettino verde che si attacca alle piante e agli alberi da frutto danneggiandoli e distruggendoli sembra poter cambiare geneticamente diventando sempre più resistente ad antiparassitari e altre sostanze nocive.
Sara Del Dot 18 maggio 2020

Se hai delle piante sul balcone sicuramente almeno una volta hai avuto a che fare con questi piccoli insetti verdi che si attaccano alle foglie facendole scolorire e rattrappire. Gli afidi, nome scientifico Myzus persicae, rappresentano un po’ l’incubo di tutti gli amanti delle piante e in particolare degli agricoltori, dal momento che tendono a colpire in particolare gli alberi da frutto.

La sua presenza si palesa a causa di effetti indesiderati sulle foglie, come macchie o accartocciamenti (situazione che si verifica in particolare nel caso del pesco, di cui rappresenta una delle minacce principali).

E se ti fa soffrire vedere la salvia o il basilico che con amore hai coltivato per mesi sul tuo davanzale lentamente rovinarsi fino a morire, pensa al danno incredibile che questi insetti possono provocare a interi frutteti e coltivazioni agricole se diffusi su larga scala.

Fermarlo, l’avrai capito, non è semplice. E non lo è anche e soprattutto a causa della sua inaspettata adattabilità alle circostanze. Se hai questo problema e per eliminarlo hai acquistato un apposito prodotto antiparassitario, ti sarai accorto che non sempre qualche spruzzata di prodotto ti permette di ottenere i risultati che speri. L’insettino verde rimane dov’è, anzi riesce addirittura a espandersi.

Questa situazione può comportare diversi danni sia a livello economico (distruzione delle piante) sia, indirettamente, alla salute di chi lavora e vive attorno alle coltivazioni (insistenza nell’utilizzo di antiparassitari e insetticidi sempre più forti).

Per questo, capire quali sono i meccanismi da cui trae forza questo ospite sgradito è molto importante, soprattutto per riuscire a creare formule e interventi mirati per debellarlo senza intossicare le coltivazioni e soprattutto i nostri polmoni.

Così l’entomologo Emanuele Mazzoni, supportato dal suo team di scienziati della facoltà di Scienze agrarie alimentari e ambientali dell’Università Cattolica campus di Piacenza, ha deciso di realizzare uno studio per capire meglio questo parassita e aiutare il mondo agricolo a gestire nel modo più specifico e mirato possibile questa minaccia che oggi più che mai potrebbe comportare dei problemi enormi. Nello studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, i ricercatori hanno analizzato 12 popolazioni di afidi cercando di capire la loro architettura genetica e le mutazioni di quest’ultima, scoprendo che alcuni ceppi si sono modificati diventando più resistenti a nicotina (consentendo loro di attaccare le piante di tabacco) e a insetticidi recenti ed innovativi.

La comprensione del funzionamento di questi insetti e della loro evoluzione sarà molto utile per imbastire un’azione efficace e mirata per contrastare la diffusione di questi nemici delle piante e salvaguardare l’agricoltura in un momento in cui nulla può andare perduto.