Gli effetti negativi dei pesticidi si fanno sentire anche su lombrichi e altri organismi del suolo

Non solo gli insetti impollinatori, ma anche gli altri inverterbrati che contribuiscono a mantenere in salute il terreno (tra cui lombrichi, formiche, millepiedi e collemboli) sono tra le vittime della contaminazione legata all’utilizzo nei campi coltivati di sostanze chimiche. La conferma arriva da una recente ricerca americana.
Federico Turrisi 17 Maggio 2021

Quando parliamo di inquinamento da pesticidi, qual è il primo animale che ti viene in mente? Probabilmente assoceresti questo problema al declino delle api mellifere e degli altri insetti impollinatori. Giustissimo, però devi sapere che non ci sono soltanto. Le creature che vivono nel terreno – come lombrichi, formiche, millepiedi e altri ancora – non saranno il massimo della bellezza ma svolgono un ruolo fondamentale per l'ecosistema. Alcuni invertebrati, per esempio, traggono il loro sostentamento dalla materia organica in decomposizione e aiutano a rendere il terreno più fertile, restituendo al suolo nutrienti utili allo sviluppo delle piante. Ebbene, anche loro subiscono l'impatto negativo delle sostanze chimiche usate in agricoltura.

A dirlo è il nuovo studio condotto dai ricercatori statunitensi del Center for Biological Diversity e pubblicato sulla rivista Frontiers in Environmental Science. Partendo dall'analisi di circa 400 articoli scientifici riguardanti gli effetti di 284 diversi pesticidi (tutti autorizzati negli Stati Uniti) su 275 specie di invertebrati che vivono nel terreno, gli esperti hanno elaborato una serie di parametri (tasso di mortalità, abbondanza, comportamento, riproduzione, cambiamenti biochimici e morfologici) sulla base dei quali valutare l'impatto dei prodotti fitosanitari sugli organismi "non bersaglio".

Complessivamente il 71% dei parametri testati mostrava effetti negativi, il 28% non mostrava effetti significativi e solo nell'1% dei casi è stato riscontrato qualche effetto positivo. In particolare, l'84% dei parametri testati sui lombrichi – per fare soltanto un esempio – è stato influenzato negativamente dalle classi più comuni di insetticidi, e anche da alcuni erbicidi e fungicidi.

I ricercatori sottolineano che per avere terreni vitali e fertili occorre mantenere in equilibrio le dinamiche che interessano tutti gli abitanti del suolo. I pesticidi invece costituiscono una minaccia in quanto possono destabilizzare tale equilibrio. Ecco perché tra i suggerimenti degli scienziati troviamo anche l'esigenza di un maggiore rigore nelle procedure di autorizzazione all'utilizzo di sostanze chimiche che potrebbero influenzare in maniera negativa la vita all'interno del suolo.

Fonte | "Pesticides and Soil Invertebrates: A Hazard Assessment", pubblicato su Frontiers in Environmental Science il 4 maggio 2021.