Gli impegni presi contro la crisi climatica non bastano: bisogna fare meglio e fare alla svelta

Climate action tracker ha analizzato i programmi presentati al Leaders summit on climate: sono un miglioramento, ma non sono sufficienti per tenere il riscaldamento globale dentro una soglia accettabile.
Gianluca Cedolin 12 Maggio 2021

Nell'ultimo Leaders summit on climate, organizzato ad aprile dal nuovo presidente americano Joe Biden, con il tentativo di far tornare gli Stati Uniti al centro della lotta alla crisi climatica, molti leader dei circa cinquanta paesi partecipanti hanno preso nuovi, ambiziosi impegni (o hanno detto di volerli prendere) per la riduzione delle emissioni. Se anche tutti dovessero rispettare quanto promesso, tuttavia, questo non sarebbe sufficiente per soddisfare gli accordi di Parigi.

Secondo un'analisi pubblicata da Climate action tracker (Cat), gli obiettivi individuati dagli Stati Uniti e dagli altri paesi corrisponderebbero infatti a meno 0,2 gradi di riscaldamento globale rispetto a prima, con il risultato che entro il 2100 la temperatura potrebbe arrivare 2,4 gradi sopra i livelli pre-industriali. Gli accordi di Parigi hanno fissato la soglia massima per evitare una catastrofe climatica tra 1,5 e 2 gradi di aumento: bisogna fare meglio e bisogna farlo alla svelta, insomma.

Certo, anche in vista della Cop26 di Glasgow, il summit organizzato da Biden ha dato una scossa. Il presidente degli Stati Uniti ha promesso, per il suo paese (secondo inquinatore mondiale dopo al Cina), un taglio delle emissioni del 50 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005. Un impegno importante, ma non sufficiente, come quello della maggior parte dei paesi. Inoltre, sottolineano gli analisti del Cat, spesso esiste una differenza importante tra gli obiettivi dichiarati e le politiche effettivamente attuate per raggiungerli: colmare questa discrepanza sarebbe un altro passo fondamentale per contrastare davvero la crisi climatica e ambientale.