Global Climate Strike in oltre 180 città italiane: a Milano più di 200mila persone in piazza per difendere il Pianeta

Più di un milione di persone in 180 città italiane, oltre 200mila solo a Milano. Sono i numeri altissimi, forse inaspettati che hanno caratterizzato il terzo Sciopero per il Clima organizzato dai Fridays for Future per chiedere un cambiamento reale e concreto nelle politiche ambientali del nostro Paese. Ecco cosa abbiamo visto e sentito.
Sara Del Dot 27 settembre 2019

Irene Crespi ha 18 anni ed è la seconda volta che partecipa al Global Climate Strike. Dice di essere qui perché "è importante rendersi conto della situazione che stiamo vivendo", e che rispetto al primo sciopero del 15 marzo, a cui lei era presente, "oggi c’è molta più consapevolezza sia da parte dei partecipanti sia a livello governativo, dove sembra che qualcuno a cambiare le cose ci stia provando davvero."

Solange invece è una mamma e ha scelto di portare con sé a manifestare in piazza Castello anche sua figlia, Laura, che ha appena 8 anni. Solange pensa che partecipare al Climate Strike sia “una forma di educazione civica perché, in fondo, è il suo futuro a essere in gioco, e deve imparare che se c’è un problema da risolvere bisogna manifestare e protestare così che chi ha il mano il potere di prendere le decisioni che servono venga sollecitato a farlo.”

Olmo Gatti ha 19 anni e oggi ha deciso di saltare la scuola perché ha ben presente le conseguenze devastanti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla società. “Sappiamo che questi sono problemi concreti che vanno risolti. Le energie rinnovabili al momento non sono sufficienti, soddisfano circa il 14% del fabbisogno energetico mondiale e quindi i combustibili fossili sono ancora necessari, perché il problema non riguarda un egoismo personale ma un bisogno di massa. Sono quindi necessarie nuove risorse energetiche ed è fondamentale incentivare la ricerca per trovare la soluzione migliore per tutti. La scienza è forse ciò che ci ha portato a questi livelli di inquinamento ma è anche l’unica cosa che ci può salvare.”

Si poteva pensare che l’interesse fosse diminuito, che un terzo sciopero avrebbe stufato, che non sarebbe stato altro se non una banale replica, che la partecipazione a un’altra manifestazione a firma Greta Thunberg e Fridays for Future non sarebbe stata poi così alta.

Invece, ancora una volta, l’onda verde dei giovani ambientalisti ha sorpreso tutti, riempiendo le strade di oltre 180 città italiane e moltissime anche all’estero, per un totale di oltre un milione di persone in sciopero solo nel nostro Paese.

Ohga ha seguito il corteo di Milano, dove questa mattina in più di 200mila (il doppio rispetto alle cifre del primo Strike del 15 marzo) hanno sfilato per ore lungo le strade del centro, partendo da Largo Cairoli fino ad arrivare in piazza Duomo dove è stata simbolicamente bruciata una Terra di cartapesta.

In mezzo al fiume in piena che erano gli studenti in marcia, tantissimi cartelli, cori, accuserichieste gridate a gran voce . Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha sfilato accanto ai Fridays for Future per manifestare la sua vicinanza nei confronti del tema, ricevendo anche qualche critica in merito al suo ruolo là in mezzo. Gli studenti del Politecnico, al posto di una bandiera, hanno brandito un enorme grafico riportante i risultati di una ricerca che hanno condotto con i loro professori sul cambiamento climatico e i suoi effetti futuri. Alcuni attivisti hanno inscenato una piccola rappresentazione dimostrativa davanti alla sede dell'Agenzia delle Entrate e altri ancora hanno piantato un albero in piazzale Baiamonti.

Percorrendo tutto il lunghissimo corteo, parlando con i ragazzi, leggendo i loro cartelli, una cosa è stata subito molto chiara. Ad ogni sciopero, ad ogni incontro, ad ogni marcia la consapevolezza (e la creatività dei cartelloni) aumenta sempre di più. Così come aumenta il desiderio di partecipare, di dire la propria, di portare davvero a un cambiamento. Un cambiamento che non potrà essere evitato ancora per molto.

Foto di Sara Del Dot