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17 Agosto 2020
16:00

Grazie alla pandemia in Kenya sono nati 140 nuovi elefantini africani

Pioggia di nuove nascite nel parco di Amboseli, in Kenya, dove le forti piogge, la rigogliosa vegetazione e l’assenza di persone hanno concesso alle elefantesse di portare a termine le loro gravidanze favorendo quindi la nascita di ben 140 nuovi piccoli pachidermi.

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Grazie alla pandemia in Kenya sono nati 140 nuovi elefantini africani
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Da quando si è abbattuta sulle nostre vite, la pandemia ha concesso al mondo naturale una nuova, inaspettata libertà. È successo con le piante, che si sono diffuse occupando sempre più spazio anche “nuovo” per loro, e a quanto pare è accaduto anche con gli animali. In particolare in Kenya, dove nel parco nazionale di Amboseli si è verificato un vero e proprio baby boom di elefantini, con 140 nuovi nati solo dall’inizio della pandemia. Addirittura, nel corso di quest’anno ci sono state due nascite gemellari, un avvenimento decisamente raro per questi animali.

Le ragioni? Meno turisti, meno persone in giro e quindi meno stress per i pachidermi in gravidanza, già considerati a rischio estinzione e inseriti nella lista rossa IUCN, anche se in Kenya nello specifico i numeri sono saliti in modo considerevole negli ultimi anni, anche grazie alle numerose azioni di contrasto al bracconaggio promosse da amministrazioni e associazioni. Ma anche più piogge e più cibo a disposizione.

Così, le elefantesse sono riuscite a portare serenamente a termine la loro gestazione, della durata di circa 20 mesi, forti anche della rigogliosa vegetazione che ha reso il loro habitat ancora più accogliente per le nuove nascite offrendo maggiori fonti di alimentazione, sostentamento e idratazione.

Secondo i dati del Kenya Wildlife Service, dal 1969 a oggi il numero di elefanti sul territorio è più che raddoppiato. Da quest’anno, poi, il Kenya ha 140 piccoli elefanti in più ad animare il suo territorio.

Sono nata e cresciuta a Trento, a due passi dalle montagne. Tra mille altre cose, ho fatto lunghe passeggiate nel bosco e imparato a riconoscere alcune piante velenose. Ho imparato la musica perché fa bene all’anima. Ho vissuto in due grandi città a cui mi sono abituata a volte più in fretta, altre volte meno, ma dove i miei posti preferiti erano sempre i parchi. Ho studiato giornalismo perché volevo che aiutare le persone a capire alcuni aspetti del mondo diventasse la mia professione. Credo che il rispetto della natura, dell’ambiente in cui ci muoviamo ogni giorno e delle persone che con noi lo abitano sia fondamentale per vivere bene, per noi stessi e per gli altri.