Greenpeace scova 45 tonnellate di rifiuti abbandonati in Polonia: la maggior parte sono italiani

L’unità investigativa dell’associazione ambientalista denuncia la presenza nella zona industriale di Gliwice, nella Polonia meridionale, di decine di balle di plastica abbandonate che dovrebbero essere destinate al riciclo. Una buona parte proviene dall’Italia. Per la Polonia quei rifiuti sono stati spediti illegalmente da aziende del nostro paese.
Federico Turrisi 16 ottobre 2019

Una montagna di rifiuti, letteralmente. Per di più di provenienza italiana. Le immagini girate dall'unità investigativa di Greenpeace lasciano spazio a pochi dubbi. Siamo nella zona industriale di Gliwice, nel sud della Polonia, in un'area abbandonata vicino a un vecchio distributore di benzina. Qui sono stati ritrovate decine di balle contenenti rifiuti di plastica, per un totale di circa 45 tonnellate. Una consistente percentuale di questi rifiuti porta la dicitura "prodotto italiano". In particolare, su alcune balle spicca un'etichetta che riconduce all'azienda campana Di Gennaro Spa, la quale gestisce una piattaforma di selezione per il recupero del multimateriale (plastica insieme ad altre frazioni avviabili a riciclo). Piattaforma che nel luglio 2018 era stata colpita da un incendio.

L'ispettorato generale per la protezione ambientale polacco contesta alcune anomalie nelle spedizioni di rifiuti dall'Italia alla Polonia

Da più di un anno è in corso un contenzioso tra Polonia e Italia. Varsavia infatti accusa il nostro paese di spedire illegalmente rifiuti. Nel caso specifico, la Di Gennaro Spa, che opera anche tramite Corepla, il consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi di plastica, attraverso l'intermediario Agf Umbria ha spedito in Polonia oltre 45 tonnellate che erano dirette a un impianto di recupero. L'Ispettorato generale per la protezione ambientale polacco (Gios), in un dossier che ha condiviso con Greenpeace, ha però rilevato alcune anomalie nella spedizione, tra cui il fatto che i rifiuti siano stati scaricati in un sito diverso da quello indicato nei documenti. Gli attori italiani coinvolti nella vicenda hanno però presentato una documentazione, la quale attesta che l'immondizia è arrivata nell'impianto di destinazione prestabilito. Il consorzio Corepla nega ogni responsabilità, in quanto la gestione dei rifiuti spetta alle singole piattaforme.

Una vicenda piuttosto intricata che mette in evidenza una questione importante: chi controlla i vari passaggi della filiera? Il caso di Gliwice non è il primo. Devi sapere infatti che all'inizio di settembre Greenpeace Italia aveva scovato un sito illegale di stoccaggio di rifiuti in plastica nella provincia di Smirne, in Turchia. “Ciò che abbiamo documentato in Polonia è inaccettabile e vanifica gli sforzi di migliaia di cittadini italiani che quotidianamente raccolgono e separano correttamente i rifiuti”, afferma Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento di Greenpeace Italia, intervistato da Sky TG24. "Di plastica ne produciamo e ne produrremo sempre di più, e il sistema non è in grado di riciclarla. Bisogna invertire subito la rotta, ridurre la produzione, a partire dalla frazione, spesso inutile e superflua, rappresentata dall'usa e getta. Solo così riusciremo a impedire che la Terra diventi un pianeta di plastica".