Greta Thunberg delusa dai grandi: “A Davos le richieste per il clima sono state ignorate”

La giovane attivista svedese, presente al climate strike di oggi nella cittadina svizzera che ospita il World Economic Forum, accusa i potenti di non aver ascoltato le richieste portate avanti da lei e dagli altri ambientalisti, in primis quella di porre subito fine ai finanziamenti alle fonti fossili, “ma ce lo aspettavamo”.
Federico Turrisi 24 gennaio 2020

Il World Economic Forum si avvia alla conclusione. Oggi è l'ultimo giorno di incontri e conferenze a Davos. Ma oggi è anche venerdì e nella cittadina svizzera sono presenti numerosi attivisti. In prima fila c'è lei, Greta Thunberg, che è intervenuta più volte nel corso del Wef per sollecitare l'élite politica ed economica a prendere misure per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici e soprattutto per chiedere lo stop immediato ai finanziamenti all'industria dei combustibili fossili.

Gli appelli all'azione dei giovani attivisti però sono ancora una volta caduti nel vuoto, secondo Greta. "Abbiamo avanzato delle richieste precise che evidentemente sono state del tutto ignorate. Ma noi ce lo aspettavamo", ha detto la diciassettenne svedese in occasione di una conferenza stampa convocata dal movimento Fridays for Future a Davos. Del resto, il presidente americano Donald Trump, nel suo intervento al Wef di martedì scorso, aveva liquidato gli ambientalisti come "profeti di sventure".

Più attenta alla questione climatica si è invece dimostrata la cancelliera tedesca Angela Merkel: "Il tempo per intervenire e per ridurre le emissioni di gas serra è sempre meno. Dobbiamo accettare positivamente e imparare costruttivamente dall'impazienza dei giovani. Ho 65 anni, ma è ovvio che loro hanno tutto un altro orizzonte di vita, perciò siamo chiamati ad agire". Una strizzata d'occhio a Greta e al movimento giovanile ambientalista, ma i fatti dicono che la Germania sia ancora dipendente dal carbone sotto il profilo energetico e che il traguardo della decarbonizzazione sia ancora lontano. Troppo lontano (il governo tedesco ha fissato come data limite il 2038). Insomma, non sembra che questa edizione del World Economic Forum abbia portato particolarmente bene ai Fridays for Future.