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19 Ottobre 2021
10:30

Ha raggiunto l’eta di quasi 400 anni ed è sopravvissuto a una bomba atomica: il bonsai di Masaru Yamaki

Ha raddoppiato l'aspettativa di vita di un bonsai e si appresta a compiere 400 anni. Non a caso lo chiamano "Hiroshima Survivor", perché questo incredibile bonsai è davvero sopravvissuto alla bomba atomica del 6 agosto 1945 lanciata a a pochi chilometri dal vivaio in cui era custodito.

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Ha raggiunto l’eta di quasi 400 anni ed è sopravvissuto a una bomba atomica: il bonsai di Masaru Yamaki
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Un bonsai che arriva all’età di quasi 400 anni è già di per sé qualcosa di sorprendente, Se sopravvive ad una bomba atomica, lo è ancora di più. Eppure esiste ed è stato ribattezzato Hiroshima Survivor, perché non solo ha attraversato quattro secoli di storia, vivendo di riflesso eventi come la Rivoluzione francese, lo sbarco sulla Luna e la Seconda Guerra Mondiale, ma è sopravvissuto a una bomba atomica.

Il piccolo pino bianco, che ora è custodito presso l'Arboretum’s National Bonsai and Penjing Museum di Washington, è sopravvissuto alla bomba atomica di Hiroshima. Quando il 6 agosto 1945 gli aerei statunitensi sganciarono sulla città giapponese la terribile bomba Little Boy, il bonsai si trovava a meno di 3 chilometri dall'epicentro del fungo atomico: rimase miracolosamente intatto, trovandosi in un vivaio il cui muro fece da scudo. Il bonsai quindi non solo rimase protetto dalle infinite schegge di vetro e dai detriti lanciati in tutta la città per il violento impatto, ma sopravvisse inspiegabilmente anche alla radiazioni.

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Nel 1976 Masaru Yamaki, l’ultimo proprietario del bonsai, decise di donarlo all'Arboretum’s National Bonsai and Penjing Museum di Washington in occasione del bicentenario della Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti. Solo diversi anni dopo venne alla luce la vera storia del bonsai e il valore particolarmente simbolico del gesto, taciuto dal proprietario al momento della donazione.

Questa incredibile storia è stata raccontata dagli stessi nipoti di Masaru Yamaki, in occasione della loro visita nel 2001 al Penjing Museum. Fino a quel momento, infatti, non avevano mai visto il bonsai, ma ne avevano sentito parlare solo nei racconti del nonno.

Oggi il famoso bonsai, che ha ormai quasi doppiato l'aspettativa di vita massima per questo tipo di piante, riceve le cure più attente dal parco che lo ospita. Ha subito un rinvaso nel 2015 e l'ultimo nel 2020, poiché il terreno dell'albero si era compattato tanto da non permettere all'acqua di penetrare nel terreno. Fortunatamente il processo di rinvaso è andato a buon fine anche questa volta e allo storico bonsai non si può che augurare una lunga vita.

Con il segno zodiacale dei Gemelli, non potevo avere come unica passione quella della scrittura. Al piacere di spingere freneticamente tasti sul computer ho così aggiunto nel tempo l'interesse per il rispetto dell'ambiente e la salvaguardia degli animali, la passione per l'eco-design e tutto ciò che è bioarchitettura. Lo slancio di stupore che provo ogni volta che un progetto di verde urbano rende più bella la mia città, mi spinge a coltivare ancora più piante e fiori sul terrazzo di casa (ma mi definisco ancora un pollice verde in erba). Giornalista e mamma di due adorabili pesti, quando non lavoro o quando il piccolo di casa fa il suo sonnellino pomeridiano, cerco di ritagliarmi del tempo libero scegliendo tra le seguenti opzioni: un'ora sul campo da tennis, una camminata nel verde, venti minuti di Reiki o una pila di riviste di arredamento da sfogliare in solitudine.