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24 Dicembre 2020
14:30

I cammelli selvatici di Dubai stanno morendo a causa della plastica: la scambiano per cibo

Dei 30 mila cadaveri di cammelli analizzati dal 2008 dai ricercatori del Central Veterinary Research Laboratory di Dubai, 300 sono stati trovati con grandi quantità di plastica nel tratto gastro-intestinale. Perfino nel deserto, dunque, si possono incontrare rifiuti di plastica, che poi vengono mangiati dagli animali con conseguenze che possono rivelarsi fatali.

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I cammelli selvatici di Dubai stanno morendo a causa della plastica: la scambiano per cibo
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Non solo gli animali marini, come tartarughe e cetacei, ma anche gli animali terrestri sono vittime dell'inquinamento da plastica. Questa volta ti parliamo dei cammelli selvatici, e in particolare di quelli negli Emirati Arabi Uniti, dove si contano poco meno di 400 mila esemplari. L'ultima cosa che andresti a pensare è che in mezzo al deserto sia frequente imbattersi in rifiuti di plastica. E invece ti sbagli.

Capita che cammelli e dromedari, vagando per il deserto, trovino sacchetti di plastica e altri tipi di rifiuti impigliati tra qualche cespuglio oppure ai bordi della strada e li mangino. Quando ingeriscono la plastica, gli animali non hanno più fame e vanno incontro a una morte lenta e dolorosa. Senza dimenticare che le plastiche possono essere veicolo di sostanze tossiche e agenti patogeni, come virus e batteri, che poi fanno ammalare i cammelli.

I dati contenuti in un recente studio pubblicato sul Journal of Arid Environments confermano questa drammatica realtà: nell'1% dei casi (che è comunque tantissimo) la morte di questi mammiferi sarebbe da attribuire all'ingestione di plastica. Un team di ricercatori del Central Veterinary Research Laboratory di Dubai, guidato dal microbiologo veterinario Ulrich Wernery ha esaminato dal 2008 oltre 30 mila cadaveri di cammelli, e di questi circa 300 (l'1% per l'appunto) avevano le budella piene di plastica. In un sottoinsieme di cinque cammelli, il peso del materiale ritrovato andava dai 3 ai 64 chilogrammi.

"Quando l'ho incontrato per la prima volta, Ulrich Wernery mi ha detto: «Vuoi vedere della plastica? Vieni con me». E siamo andati per un centinaio di chilometri nel deserto intorno a Dubai", racconta Marcus Eriksen, ricercatore californiano tra gli autori dello studio. "In poco tempo, ci siamo imbattuti in uno scheletro di cammello e abbiamo cominciato a scavare nella sabbia. Abbiamo tirato fuori una matassa fatta di buste di plastica e corde grande quanto una valigia. Sono rimasto a bocca aperta". Ecco a che cosa può portare il comportamento irresponsabile del genere umano.

Laureato in lettere e giornalista professionista, sono nato e cresciuto a Milano. Fin da bambino ad accompagnarmi c’è (quasi) sempre stato un pianoforte. E da musicista la parola d’ordine non può che essere una: armonia. Con se stessi, con gli altri, con la natura. Sarà la giovane età, sarà che sono nato in una delle città più inquinate d’Italia, il rispetto per l’ambiente che ci circonda è diventata la stella polare che orienta le mie scelte, dalla spesa che privilegia il più possibile prodotti a filiera corta all’attenzione maniacale quando si fa la raccolta differenziata. Considero un’autentica vocazione poter condividere e trasmettere una filosofia di vita che abbia al centro la sostenibilità e la ricerca del benessere. Nel giornalismo ho trovato il mezzo ideale.