I caprioli del Trentino salgono più in quota per cercare cibo a causa del cambiamento climatico

In due studi diversi i ricercatori della Fondazione Edmund Mach hanno provato a fare luce sul possibile impatto del cambiamento climatico sulla distribuzione dei caprioli nei prossimi decenni in Trentino e attraverso il monitoraggio dei loro spostamenti hanno esaminato il ruolo della memoria nella ricerca di cibo da parte di questi animali.
Federico Turrisi 16 Aprile 2021

Con il clima che si riscalda sempre di più (a causa dei livelli sempre più alti di gas serra nell'atmosfera), la natura troverà un suo nuovo equilibrio. Come reagiranno, per esempio, degli animali selvatici come i caprioli? Se l'è chiesto un gruppo di esperti della Fondazione Edmund Mach (FEM), che in uno studio apparso su Nature provano a gettare lo sguardo sul futuro della distribuzione dei caprioli sulle montagne trentine nei prossimi decenni.

Per farlo hanno confrontato le informazioni relative agli spostamenti degli animali a distanza di decenni, raccolti dall'Università di Padova – Dipartimento Dafnae all'inizio del 2000, con le più recenti localizzazioni di radiocollari Gps della FEM e con una proiezione climatica sviluppata con i dati di Meteotrentino, che ha permesso di stimare la profondità di neve al suolo nei prossimi 50 anni. Lo studio, che ha riguardato il Parco Adamello Brenta e zone circostanti nelle valli Rendena e Giudicarie, ha dimostrato che il limite delle coperture nevose si troverà a quote maggiori. Che cosa significa? Il capriolo, non adatto a spostarsi e ad alimentarsi nella neve profonda, potrebbe quindi in futuro occupare in modo stabile versanti ad altitudini maggiori delle attuali per sopravvivere.

In modo innovativo e raro – spiega Francesca Cagnacci del Centro Ricerca e Innovazione FEM – abbiamo utilizzato dei dati di comportamento reali per capire il futuro delle nostre specie di montagna, un ambiente particolarmente esposto ai cambiamenti climatici e agli interventi dell’uomo. Tenere conto delle variabili in gioco ci permetterà di preservare le nostre Alpi, sorgente preziosa di biodiversità, alla base della nostra salute".

In un altro studio, pubblicato sulla rivista scientifica Pnas e condotto nei boschi della val di Cembra, i ricercatori della FEM hanno esaminato quali sono i meccanismi cognitivi che agiscono nei caprioli quando vanno alla ricerca di cibo. In sintesi, questi ungulati non cercano nutrimento basandosi solo sulla percezione sensoriale, ma prevalemente in base al ricordo di esperienze passate. Per giungere a questa conclusione, gli esperti hanno dotato 18 caprioli di collari Gps e ne hanno monitorato i movimenti. Secondo gli autori dello studio, comprendere meglio i processi tramite cui gli animali rispondono ai cambiamenti ambientali, tra i quali anche la disponibilità di risorse, è fondamentale per sviluppare opportune strategie di conservazione e gestione della fauna selvatica.

Fonti | "Climate change and anthropogenic food manipulation interact in shifting the distribution of a large herbivore at its altitudinal range limit", pubblicato su Scientific Reports il 7 aprile 2021 + "Experimental evidence of memory-based foraging decisions in a large wild mammal", pubblicato su Pnas il 13 aprile 2021.