I Fridays for Future tornano in piazza prima della Cop26: nuovo sciopero globale per il clima il 22 ottobre

A pochi giorni di distanza dalla cruciale conferenza Onu sui cambiamenti climatici che si terrà a Glasgow, centinaia di migliaia di giovani scenderanno ancora una volta in piazza per far sentire la loro voce e per chiedere ai leader mondiali interventi immediati e incisivi contro la crisi climatica.
Federico Turrisi 14 Ottobre 2021

L'"onda verde" dei giovani per il clima è pronta a tornare ancora una volta a riempire le strade di tutto il mondo. Per il prossimo 22 ottobre è stato infatti proclamato un nuovo global strike da Fridays for Future, il movimento che ha preso ispirazione dagli scioperi scolastici per il clima dell'attivista svedese Greta Thunberg. La mobilitazione avviene pochi giorni prima dell'apertura dei lavori della Cop26 di Glasgow (prevista per il 31 ottobre), la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici su cui sono puntati gli occhi del mondo.

In occasione dello sciopero globale per il clima verrà rilanciato l'hashtag #UpRootTheSystem, ovvero "sradicare il sistema". Quel sistema che ci sta portando a sbattere contro un muro: il nostro attuale modello di sviluppo economico basato sulla crescita del Pil, come ha avuto modo di sottolineare anche il fresco vincitore del premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi in audizione alla Camera lo scorso 8 ottobre, è incompatibile con la lotta contro la crisi climatica.

Intanto, proprio oggi 14 ottobre cinque attivisti di Fridays for Future Italia incontreranno il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani. "La crisi climatica non è ancora trattata come un’emergenza, cosa di cui abbiamo bisogno per realizzare le azioni necessarie a mantenere l'aumento della temperatura globale sotto 1.5°C rispetto ai livelli preindustriali. Questo è vitale se vogliamo evitare le peggiori conseguenze e catastrofi naturali che stanno già facendo soffrire e morire le persone", si legge in una nota diffusa dal movimento. "Attualmente Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) è insufficiente per rispettare l’Accordo di Parigi. Vogliamo anche che i circa 20 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi vengano azzerati immediatamente e destinati a una transizione equa".