I mari italiani stanno cambiando a causa del riscaldamento globale: l’allarme di Greenpeace

L’organizzazione ambientalista ha reso noti i risultati del primo anno di studi del progetto “Mare Caldo” (condotto insieme ai ricercatori dell’Università di Genova), che coinvolge otto Aree Marine Protette e si propone di monitorare l’impatto del cambiamento climatico sui mari italiani. Dall’invasione di specie aliene ai danni alle colonie di gorgonie, c’è poco da stare allegri.
Federico Turrisi 18 Maggio 2021

La temperatura dei nostri mari sta salendo sempre di più. E questa è una pessima notizia, perché le conseguenze sugli equilibri degli ecosistemi marini potrebbero essere più gravi del previsto. Ecco allora che suona come un campanello d'allarme il briefing pubblicato da Greenpeace Italia nell'ambito del progetto "Mare Caldo", iniziato alla fine del 2019 e realizzato con il supporto scientifico del dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita (Distav) dell'Università di Genova e quello tecnico del laboratorio ElbaTech. Obiettivo del progetto (che oggi coinvolge otto aree marine protette), monitorare l'impatto dei cambiamenti climatici sui mari italiani.

Durante il primo anno, le ricerche si sono concentrate sull'Isola d'Elba, in Toscana, sull'Amp di Portofino, in Liguria, e sull'Amp del Plemmirio, in Sicilia. Le osservazioni satellitari mostrano che negli ultimi 40 anni si è verificato un aumento costante e significativo delle temperature superficiali del mare, con un incremento di ben 1,7-1,8°C a Portofino e all'Isola d'Elba. In queste due aree, tramite sensori posti in mare fino a 40 metri di profondità, il progetto Mare Caldo ha rilevato come il calore superficiale si trasferisca lungo tutta la colonna d'acqua: l'estate scorsa, in giugno e in agosto, due ondate di calore hanno causato un aumento repentino delle temperature, arrivate a 20°C perfino a 20-25 metri di profondità.

Con quali effetti sulla biodiversità? Ebbene, in tutte le aree oggetto di studio sono stati osservati fenomeni di mortalità su colonie animali e organismi vegetali, riconducibili proprio all'aumento delle temperature. Tra le specie più sensibili ci sono le gorgonie, degli octocoralli dai colori vivaci. All'isola d'Elba tra il 20 e il 30% delle colonie monitorate di gorgonie bianche (Eunicella singularis) e gialle (Eunicella cavolini) presentava segni di necrosi, con una loro significativa diminuzione nei primi 20 metri di profondità in tutte le aree esaminate.

Più in generale, il riscaldamento dei nostri mari sta accelerando l'espansione delle specie aliene, che costituiscono una minaccia per la sopravvivenza delle specie native. Alle nostre latitudini hanno fatto la loro comparsa, e anzi sono in costante aumento, specie che prediligono gli ambienti tipicamente caldi come il pesce pappagallo (Sparisoma cretense) o il vermocane (Hermodice carunculata). All’Elba le specie termofile rappresentano ormai il 13% delle specie della comunità di scogliera e al Plemmirio il 19%. Ci sono però anche segnali che fanno ben sperare: dai monitoraggi è emerso infatti che aree virtualmente prive di pressioni antropiche locali, come l'Isola di Pianosa, mostrano ambienti costieri molto più eterogenei e reagiscono meglio all'aumento delle temperature.

"L'ecosistema marino, già sotto pressione, è messo ancora più a rischio dalla crisi climatica", sottolinea Giorgia Monti, responsabile Campagna Mare di Greenpeace Italia. "Se da un lato sono urgenti azioni coordinate e globali per tagliare le emissioni di gas serra, dall'altro sono fondamentali investimenti per rafforzare e ampliare la rete di aree marine protette: solo tutelando le aree più sensibili potremo permettere ai nostri mari di adattarsi a un cambiamento che è già in atto".