I mufloni dell’isola del giglio potrebbero essere tutti abbattuti perché giudicati invasivi

Sono accusati di impedire la rinaturalizzazione dell’area dell’isola del Giglio e per questo sono sottoposti a un programma di abbattimento per liberare la zona dalla loro presenza. Ma le alternative per salvare i mufloni del Giglio ci sono, e associazioni e cittadini le stanno promuovendo.
Sara Del Dot 8 Marzo 2021

Da anni ormai sono parte integrante della fauna presente all’interno del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Ma per i mufloni dell’isola del Giglio non sono affatto tempi piacevoli. Infatti, la loro popolazione è da tempo in fase di decimazione perché “accusata” di danneggiare i lecci e gli arbusti di cui si nutre, impedendo così la rinaturalizzazione dell’area. In pratica, li stanno pian piano abbattendo in quanto ritenuti “specie aliena e invasiva”. Lo stesso Ente Parco, in una videoconferenza del 26 gennaio, ha annunciato la propria intenzione di portare a termine questa “eradicazione”.

Secondo un comunicato diffuso dall’Enpa, Ente nazionale protezione animali, al momento rimarrebbero sull’isola soltanto una quarantina di esemplari, che oltre a rappresentare un’attrazione turistica e una parte integrante dell’ecosistema, vivono principalmente in aree isolate dell’isola, quindi non si vedono quasi mai.

Enpa e altre associazioni animaliste come la Lav, ma anche cittadini dell’isola, contrastano fermamente questa decisione di abbattimento, promossa dal progetto LifeLetsGoGiglio co-finanziato dalla Commissione europea per 1,6 milioni di euro e che prevede, oltre allo sterminio dei mufloni, anche la cattura di alcuni conigli con trappole, l’estirpazione/controllo del Fico degli Ottentotti con metodi manuali e con l’uso di teli per provocarne la morte; il diradamento di una delle pinete con il reimpianto di specie native; la creazione di quattro piccoli invasi artificiali per il Discoglosso sardo e la rimozione della tartaruga Trachemys scripta.

Per contrastare questo sterminio annunciato, cittadini e associazioni hanno anche aperto una petizione che ha raccolto oltre 2000 firme in pochi giorni.

A ciò si sono aggiunte varie proposte per salvare questi animali, destinate direttamente all’Ente Parco e all’amministrazione comunale, proposte che tuttavia necessitano di collaborazione tra le varie parti e soprattutto un utilizzo differente degli 1,6 milioni stanziati per il contenimento. Ad esempio, potrebbe essere realizzata una piccola riserva naturale apposita in cui lasciar vivere tranquillamente i mufloni senza consentire loro di interferire con gli ecosistemi più a rischio, oppure avviare un programma di monitoraggio e controllo delle specie. O ancora, potrebbero essere trasferiti in riserve e spazi che si sono già resi disponibili ad accoglierli, come la riserva di Miemo. Infine, qualche giorno fa un gruppo di piccoli agricoltori dell'isola del Giglio hanno scritto una lettera in difesa di questi animali sottolineando che nel corso della storia non ci sono mai stati danni ingenti alla fauna e alle colture e che ormai "il Muflone del Giglio ormai fa parte della Natura di questa isola e del suo paesaggio, ne rappresenta l’anima più arcaica. E’ una creatura incredibilmente espressiva e bella che suscita ammirazione e rispetto, anche nei più piccoli. Va in tutti i modi difeso e protetto."