I volontari di Sea Shepherd, attivi per salvare il mare dalle pratiche illegali, stanno subendo minacce e intimazioni

In mare durante una delle loro missioni di salvaguardia del mare e dei suoi ecosistemi, operazione Siso, i volontari di Sea Shepherd hanno raccolto tantissimi attrezzi di pesca illegale. Incontrando anche la resistenza dei pescatori che li utilizzano.
Sara Del Dot 22 Ottobre 2020

Una delle maggiori minacce che interessano il mare e i suoi abitanti, lo sappiamo, è la pesca illegale. La pesca illegale infatti, spopola i mari perché non rispetta le norme che tutelano la salute degli stock ittici e inoltre abbandona in mare tantissimi materiali plastici e dannosi che difficilmente vengono recuperati. A praticare questo tipo di attività sono in tantissimi, anche nei nostri mari che sono costellati da attrezzature che non dovrebbero esserci. Tra le più dannose ci sono i FAD, fishing aggregative devices, sistemi di pesca di massa che comportano danni ingenti agli ecosistemi. Di FAD, il mare è pieno. Ma c’è chi, ogni giorno, si impegna per eliminarli riducendone l’impatto ambientale. Sono i volontari di Sea Shepherd, un’organizzazione attiva nella tutela del mare che grazie alle sue missioni riesce a promuovere informazione sullo stato delle acque e degli ecosistemi e a combattere in prima persona i pericoli con cui ogni giorno il mare si trova ad avere a che fare.

In questo momento i volontari di Sea Shepherd si trovano a bordo del catamarano Conrad, impegnati in un’operazione, chiamata Siso, a difesa delle Eolie. Dove i pescatori che fanno uso di pratiche illegali che loro combattono stanno dando loro filo da torcere.

Cos’è Sea Shepherd

Sea Shepherd è un’organizzazione internazionale senza fini di lucro nata nel 1977 grazie al capitano Paul Watson, con lo scopo di difendere il mare e i suoi ecosistemi attraverso azioni dirette documentando, investigando e impedendo pratiche illegali. Dalla sua nascita, Sea Shepherd ha raccolto una bella flotta e si è diffusa in almeno altri 20 Stati del mondo, dove organizza missioni e operazioni di salvaguardia. Oggi le azioni di Sea Shepherd sono supportate anche dalle autorità marittime come la Guardia Costiera.

I FAD

I FAD sono attrezzi pericolosissimi e molto utilizzati soprattutto grazie al loro basso costo. Sono infatti composti da uno spago di polipropilene lungo diversi chilometri ancorato al fondale grazie a un blocco di cemento e legato in superficie a ramo di palma e un galleggiante ricavato da un contenitore in plastica vuoto. Tutti materiali altamente inquinanti che vengono poi abbandonati in mare contribuendo in modo notevole all’inquinamento da plastica e alla morte accidentali di animali che non c’entrano nulla con la pesca, come le tartarughe Caretta Caretta.

Solo nel sud Tirreno si stima la presenza di circa 10.000 FAD illeciti, per un totale di 20.000 km di polipropilene e centinaia di bottiglie e contenitori in plastica. Se parliamo del Mediterraneo, invece, dal 1961 al 2017 sono stati 1.596,518 i FAD e 5.398,500 bottiglie e taniche di plastica riversati.

L’operazione Siso

L’operazione Siso è un’operazione messa in pratica dai volontari di Sea Shepherd per la salvaguardia delle isole Eolie, realizzata principalmente attraverso la rimozione dei FAD, presenti a migliaia su tutta la distesa marina.

Sea Shepherd da anni si occupa di navigare i mari alla ricerca dei FAD, raccogliendoli attraverso un attrezzo realizzato apposta per riuscire a tirare fuori dall’acqua tutti i km di plastica senza spezzare il filo, che altrimenti cadrebbe sul fondo risultando irrecuperabile.

Il nome dell’operazione deriva dal nome di un capodoglio che, nel 2017, è morto proprio alle isole Eolie dopo essersi impigliato in una rete illegale. Così l’organizzazione sottolinea la propria volontà di evitare ulteriori stragi di questo genere. E non è sola. Sea Shepherd infatti può contare sull’appoggio dei pescatori artigianali ma anche di quello istituzionale della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, oltre al supporto dell’Aeolian Islands Preservation Fund.

L’operazione Siso è partita a fine settembre, quando gli 11 membri dell’equipaggio sono salpati a bordo del catamarano di 17 metri Conrad e hanno iniziato a circumnavigare le Eolie. Da quando sono partiti, hanno recuperato 167 FAD, per un totale di 237.500 metri di polipropilene salvati dal mare, ma hanno anche smantellato palangari illegali e si sono imbattuti in diverse specie uccise dalla presenza di questi attrezzi abbandonati.

Intimidazioni e minacce

L’attività della crew a tutela dei mari ovviamente non è stata indifferente a chi, i FAD, li posiziona regolarmente. Il 9 ottobre, probabilmente osservati da un po’ di tempo nelle loro attività, i volontari a bordo della Conrad hanno ricevuto minacce di morte e intimidazioni da un peschereccio, che ha speronato più volte a poppa il catamarano danneggiandolo.

Pochi giorni fa, invece, una nuova amara scoperta. Durante le operazioni di rimozione dei FAD, l’equipaggio si è infatti imbattuto in una bara galleggiante realizzata con legno e stoffa contenente un crocifisso. La composizione era legata a uno dei FAD che poche ore prima i volontari avevano rimosso, ripristinato e potenziato dai pescatori durante la notte.

Il campaign leader di Sea Shepherd Andrea Morello ha dichiarato che:

“Noi da qui non ci muoveremo fino al ritorno della legalità. Autorità e istituzioni sono chiamate a fermare con noi la criminalità dilagante nel Mar Tirreno. Dopo aver subito uno speronamento da un peschereccio nei giorni scorsi, ieri ci è stato recapitato in Mare un messaggio intimidatorio che minaccia di morte i volontari presenti in Operazione SISO. Pretendiamo di sapere chi sono i delinquenti che usano minacce e intimidazioni in Mare perché vengano processati dalla giustizia. Le minacce ci rendono ancor più determinati a lottare in difesa della vita e della giustizia."