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17 Settembre 2021
18:00

Il buco nell’ozono continua a crescere: oggi è più grande dell’Antartide

Secondo i dati del satellite Sentinel 5P, una delle sentinelle del programma Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea, oggi la riduzione dello strato di ozono sarebbe arrivato a circa 23 milioni di km quadrati.

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Il buco nell’ozono continua a crescere: oggi è più grande dell’Antartide
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Grande quanto l’Antartide. Anzi: di più. Anche quest’anno il buco nell’ozono ha fatto registrare numeri e dimensioni quasi record.

Secondo le osservazioni del satellite Sentinel 5P, una delle sentinelle del programma Copernicus dell’Agenzia Spaziale Europea sarebbe arrivato a circa 23 milioni di km quadrati, dunque più grande dell’intero Polo Sud.

Non solo: per il servizio europeo di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus nelle ultime due settimane avrebbe addirittura superato del 75% le dimensioni dei buchi dell'ozono in registrati in questo stesso periodo della stagione a partire dal 1979.

Come puoi immaginare non si tratta di una bellissima notizia. L’ozono di cui ti sto parlando, infatti, è un gas che circonda la Terra creando una sorta di vero e proprio scudo. La sua funzione è quella di assorbire i raggi ultravioletti (Uv-B) provenienti dal Sole, nocivi, proteggendo e garantendo così la vita sul Pianeta.

Quando senti parlare di “buco”, in realtà devi pensare a una diminuzione dello spessore di questo strato di ozono. Che, in parte, dipende dalla “natura”: dalla temperatura, dal tempo atmosferico, dalla latitudine e dall’altitudine e da tutta una serie di fenomeni, appunto, naturali.

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Il buco nell’ozono si origina ogni anno durante la primavera australe, tra agosto e ottobre, arrivando al culmine tra metà settembre e metà ottobre. Quando poi le temperature si alzano nella parte superiore della stratosfera, in corrispondenza della fine della stagione primaverile dell'emisfero australe, l’allargamento di questo “buco” rallenta e i livelli di ozono tornano alla normalità entro il mese di dicembre.

I fenomeni naturali però da soli non riuscivano a spiegare la portata, le dimensioni e la durata di queste riduzioni nello strato protettivo. Negli anni '70, la scienza ha scoperto che – ovviamente – c’era anche lo zampino dell’uomo.

Sostanze come i clorofluorocarburi, gas impiegati soprattutto negli impianti di refrigerazione, negli insetticidi e nelle bombolette spray, e i bromofluorocarburi, infatti, contribuivano fortemente alla riduzione dello strato di ozono.

Per questo nel 1987 è stato firmato un trattato internazionale, il cosiddetto Protocollo di Montreal, per certificare l’impegno nella diminuzione della produzione e utilizzo di queste sostanze dannose.

Secondo Antje Inness, del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio, “il monitoraggio del buco dell'ozono al Polo Sud va interpretato con cautela, visto che le dimensioni, durata e concentrazioni sono influenzati dai venti locali. Tuttavia ci aspettiamo che si chiuda entro il 2050".

Giornalista fin dalla prima volta che ho dovuto rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande”. Sulla carta, sono pubblicista dal 2014, prima ho studiato Lettere a Milano e Comunicazione della Scienza alla Sissa di Trieste, in mezzo ho imparato a correre maratone.  Ho una sola regola, credere nel rispetto di me stesso, degli altri e dell'ambiente in cui ci ritroviamo. E cerco di farlo con il sorriso, sempre. Durante le mie giornate cerco di star dietro alla curiosità galoppante che mi porta a spulciare tra le pagine di scienza e a curiosare tra le novità al cinema, a scartabellare dati e a leggere pigne di libri. È un lavoro difficile ma divertente e soprattutto lungo. Perché si sa, in ognuno di noi c’è sempre una nuova frontiera da scoprire.