Il caso Ortazzo-Ortazzino: rischio speculazione edilizia nel Delta del Po?

Botta e risposta tra istituzioni e associazioni ambientaliste sulla vendita di un pezzo di area protetta a una società privata. Chi ha ragione?
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Andrea Di Piazza Geologo specializzato in Green Management
8 Settembre 2023 * ultima modifica il 08/09/2023

Da qualche settimana, il Parco del Delta del Po è oggetto di un'accesa discussione tra istituzioni e associazioni ambientaliste. La partita si giocherebbe su 500 ettari, ricompresi nell'area protetta e venduti all'asta ad una società immobiliare privata e che potrebbero essere destinati alla realizzazione di nuovi edifici, come riporta la sezione di Ravenna di Italia Nostra in un Comunicato che contiene anche alcuni estratti del Certificato di Destinazione Urbanistica. L'area naturale dunque è a rischio?

I 500 ettari dell'area Ortazzo-Ortazzino

I terreni oggetto del contenzioso si trovano nell'area di Ortazzo-Ortazzino, una porzione del Parco del Delta del Po che contiene siti di interesse comunitario e zone di protezione speciale come la pineta di Classe e la pineta dell’Ortazzo, Ortazzino, Foce del Torrente Bevano. Si tratta di 500 ettari appartenuti all'Immobiliare Lido di Classe S.p.A. e venduti all'asta, dopo la messa in liquidazione della società, per circa 500mila euro. Ad aggiudicarsi questo pezzo di Parco è stata la CPI Real Estate Italy S.p.A., società specializzata nell'intermediazione immobiliare e nell'analisi finanziaria di investimenti immobiliari con sede a Roma.

La posizione di Italia Nostra 

Italia Nostra e ambientalisti sono sul piede di guerra per difendere la vocazione naturalistica del sito e l'inedificabilità dell'area. A mandare in allarme l'associazione sono alcune righe contenute nel contratto tra le due società immobiliari cui si parla di “Spazio urbano, città consolidata o in via di consolidamento, prevalentemente residenziale” e di alcune opere di urbanizzazione primaria a carico del privato.

Non solo, il contratto di compravendita corredato dalla Certificato di Destinazione Urbanistica comunale parla di “Terreni edificabili” venduti per 51 mila euro, senza riportare particelle catastali. Segue l'estratto del contratto (documento pubblico): “per la parte dei Terreni avente destinazione edificabile: Euro 51.654,20 (cinquantunomilaseicentocinquantaquattro virgola venti), oltre I.V.A. al 22%, pari ad Euro 11.363,92 (undicimilatrecentosessantatré virgola novantadue)”, e ancora: “quanto alla parte dei Terreni avente destinazione edificabile, è soggetto all'imposta sul valore aggiunto, a norma dell'art. 2 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, ss.mm.ii., con l'aliquota del 22%, trattandosi di cessione di terreno suscettibile di utilizzazione edificatoria”.

Secondo l'Associazione, Comune e istituzioni dovrebbero chiarire quali sarebbero i terreni edificabili e in generale fare qualsiasi cosa per richiedere l'annullamento o la rettifica dell’atto di compravendita scongiurando una colata di cemento nell'area.

La posizione delle Istituzioni

Ad intervenire sulla questione è stato subito il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale che ha lamentato l'esagerato allarmismo delle associazioni e la diffusione di false notizie sull'argomento. Il Primo Cittadino ha già chiarito il primo punto sollevato dall'Associazione Italia Nostra in un'intervista a Ravenna Today specificando che "la destinazione di tutta l'area di parco è a spazio naturalistico e perciò inedificabile" e quelle righe in cui si fa riferimento allo spazio urbano si riferirebbero ad un “Sistema delle dotazioni territoriali, Attrezzature e spazi pubblici, Attrezzature pubbliche, Locali, Culto" ovvero una piccola sovrapposizione catastale della proprietà, tra l'altro esterna all'area di parco, con la chiesa di Lido di Classe.

Va oltre, de Pascale, cercando di rassicurare gli animi sul fatto che il Comune farà tutto il possibile per scongiurare qualsiasi modifica dell'ambiente naturale "il nostro impegno, come Comune di Ravenna, continua a essere quello di acquisire quest'area alla proprietà pubblica per tutelarla e poterla inserire in percorsi di fruizione naturalistica attenta e rispettosa".

Rassicurazioni anche da parte della Regione, tramite il Presidente Stefano Bonaccini e l’Assessore regionale alla Programmazione territoriale e parchi Barbara Lori, che intervenendo sulla questione hanno chiarito come non ci sia “Nessun rischio di arretramento sul fronte della tutela di un territorio di grande valore ambientale, nel cuore del Parco del Delta del Po. Per essere chiari, nessuno può fare nulla in quelle aree che possa essere in contrasto con la tutela dell’ambiente. Nel senso più ampio dell’espressione e a prescindere dalla proprietà dei terreni”.

Al momento dunque le Istituzioni sembrano scongiurare un rischio speculazione edilizia nel Delta del Po, la zona del resto sembrerebbe sottoposta a vincolo e dunque l'inedificabilità dovrebbe essere garantita. Le associazioni attendono ancora dei chiarimenti sulle particelle catastali indicate nel CDU sotto il nome di "terreni edificabili".

Gufo di palude.

Il Parco del Delta del Po

Area dalle caratteristiche ambientali uniche, l'area protetta che tutela la foce del più grande fiume d'Italia si estende su una superficie di oltre 54.000 ettari, abbracciando ambienti ricchi di biodiversità, dalle aree umide alle pinete e ai boschi, dalle acque salmastre alle acque dolci.

Nel territorio sono presenti 10 Zone Umide di importanza internazionale (Convenzione Ramsar 1971) 22 Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e 20 Zone di Protezione Speciale (ZPS) per la conservazione degli uccelli. Numerose le specie animali e vegetali identificate all'interno del Parco: 350 specie di uccelli, 60 specie di pesci, 14 specie di anfibi, 16 specie di rettili, 61 specie di mammiferi e più di 1000 specie vegetali.

Una ricchezza enorme che ha ottenuto il riconoscimento a Riserva di Biosfera nell'ambito del Programma MaB UNESCO nel 2015. Le Riserve di Biosfera MaB UNESCO individuano infatti in alcune aree gli ecosistemi terrestri, costieri e marini in cui, attraverso un'appropriata gestione del territorio, si coniugano la valorizzazione dell'ecosistema e della sua biodiversità con le strategie di sviluppo sostenibile. Difficile dunque immaginare che si possa speculare su un'area così pregevole.

Dopo una laurea in Geologia ed un dottorato di ricerca presso l'Università degli Studi Roma Tre, ha lavorato come ricercatore presso altro…