Il Coronavirus rallenta la CO2: con il lockdown le emissioni globali si sono ridotte del 17%. Ma adesso si teme per la ripartenza

Su Nature Climate Change è stato pubblicato il primo studio peer-reviewed sul rapporto tra le misure di lockdown adottate per fronteggiare l’emergenza Coronavirus e l’inquinamento atmosferico. Dalle analisi delle restrizioni di 69 Paesi unite a quelle relative alle emissioni delle principali attività economiche e industriali, i ricercatori hanno osservato, tra gennaio e aprile, un calo pari al 17%, ovvero 17 milioni di tonnellate in meno di anidride carbonica emesse al giorno. Sfortunatamente, avvertono, si tratta di riduzioni estreme ma temporanee perché le attività stanno già ripartendo.
Kevin Ben Ali Zinati 20 maggio 2020

Che impatto ha avuto il Coronavirus sull’inquinamento atmosferico? Di fronte al lockdown, alle misure di restrizione che ci hanno isolato in casa e hanno chiuso fabbriche e aziende, al divieto di circolazione e di spostamento, la domanda sarà sorta anche a te. E ora la scienza ha dato una prima risposta. Se nel 2019 il mondo emetteva 100 milioni di tonnellate di CO2 al giorno, all’inizio di questo mese di aprile siamo scesi a 83 milioni di tonnellate al giorno: significa che a livello globale c’è stata una riduzione del 17%. E in Italia? C’è una risposta anche per questo perché, secondo i dati, il calo massimo ha superato il 27%. Suona come una buona notizia, soprattutto se pensi che a livello globale le emissioni, entro la fine del 2020, saranno ridotte tra il 4% e il 7% circa rispetto al 2019.

Purtroppo, c’è un però. Perché questi risultati secondo gli scienziati non avranno un grande impatto a lungo termine sui cambiamenti climatici perché si tratta di riduzioni troppo poco consistenti e perché queste misure sono temporanee: come hai già visto anche in Italia ormai negozi, fabbriche e industrie stanno ripetendo. Le gioie e le "illusioni" sono raccolte in uno studio coordinato dall'Università dell'East Anglia, quella di Stanford e il Center for International Climate research di Oslo è stata pubblicata su Nature Climate Change.

Il nuovo metodo

Siccome non esistono stime in tempo reale che tengono conto delle emissioni di CO2 a livello di ogni singolo Paese, i ricercatori hanno messo in campo un nuovo metodo di analisi. In pratica hanno analizzato 69 Paesi (con 50 stati statunitensi e 30 province cinesi) responsabili del 97% delle emissioni globali di CO2 e le politiche di lockdown attivate. Poi hanno preso e studiato i dati delle emissioni di CO2 relativi a alcuni settori economici: l’energia (che rappresenta il 44,3% delle emissioni globali di CO2 fossile), l’industria (22,4%), i trasporti (20,6%), le emissioni degli edifici pubblici e di commercio (4,2%), e il settore del trasporto aereo. A questo punto hanno combinato i dati per stimare il cambiamento delle emissioni di CO2 per ogni giorno e Paese dal 1 gennaio al 30 aprile 2020.

Meno emissioni

Dall’analisi dei dati, i ricercatori hanno osservato che effettivamente le misure di lockdown avevano portato dei benefici così importanti che l’ultima volta che si erano registrati valori simili era il 2006. Il confinamento, scrivono, ha ridotto le emissioni globali giornaliere di CO2 di circa il 17%, significa 17 milioni di tonnellate in meno al giorno rispetto al livello medio nel 2019. E che la variazione giornaliera più grande è stata rilevata il 7 di aprile.

I numeri hanno sentenziato che la Cina, gli Stati Uniti, l’Europa e l’India sono state le zone con la maggior diminuzione di emissioni di CO2. Andando più nello specifico, In Italia, il calo già alto delle emissioni ha raggiunto il 27,7%.

Nello studio si legge quali sono state le riduzioni iper i vari settori:

  • I trasporti di superficie hanno ridotto le emissioni del 36%
  • Il settore industriale ha le ha ridotte del 7,4%
  • L’aviazione ha ridotto emissioni di CO2 per il 60%
  • Si è registrata, inoltre, una piccola crescita delle emissioni di CO2 relativamente al settore residenziale (+ 2,8%).

Gli scenari

Come avrai sentito, la ripartenza è iniziata non solo in Italia ma anche in altri Paesi. Il che significa via agli spostamenti, riaperti i negozi e le fabbriche. Quindi è chiaro che questi livelli riduzione delle emissioni di CO2 non dureranno. Per questo i ricercatori hanno provato a immaginare tre scenari per calcolare il potenziale impatto che potremmo registrare entro la fine dell’anno sull’inquinamento atmosferico.

Nel primo scenario hanno ipotizzato che le attività sarebbero tornate ai livelli di pre-pandemia entro la metà giugno e in questo caso la riduzione delle emissioni circa del 4%. Poi hanno immaginato una ripartenza in 12 settimane, quindi entro la fine di luglio, e in questo caso la riduzione sarebbe del 5,3% e se invece le restrizioni durassero fino alla fine dell’anno potrebbe esserci il 7,5% in meo di emissioni di CO2.

Illusioni e prospettive

Come avrai capito, il terzo scenario, il migliore, purtroppo non si verificherà. Ma gli scienziati avvertono comunque che quella offerta dal loro studio è come una mezza buona notizia perché questi risultati non avranno un grosso impatto sui cambiamenti climatici. Le riduzioni infatti sono purtroppo "niente" rispetto alla situazione ormai già compromessa e perché, appunto, l’economia e l’industria ripartiranno (o l’hanno già fatto).

Se le restrizioni durassero fino alla fine dell’anno le emissioni di CO2 potrebbero ridursi del 7,5%

Si tratta quindi di riduzioni “estreme” ma temporanee poiché non sono figlie di cambiamenti strutturali. Comunque, i ricercatori prevedono che l’impatto del lockdown porterà una riduzione delle emissioni di CO2 tra il 4 e il 7% entro la fine dell’anno. E aggiungo che questo “calo annuale è paragonabile alla quantità di riduzioni annuali delle emissioni necessarie ogni anno, per decenni, per raggiungere gli obiettivi climatici dell’accordo ONU di Parigi”.